Astensione? Perché andare a votare

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Astensione, un sondaggio (foto di archivio)
Astensione, un sondaggio (foto di archivio)
Ma se Platone diceva che “quelli troppo intelligenti per occuparsi di politica sono condannati ad essere governati da stupidi” siamo un paese di platonici intelligenti? Il fenomeno dell’astensione sempre più crescente nel nostro Bel paese come però in molte altre democrazie (reali) è un dato di fatto e odierno oggetto di attenzione e studio per comprendere se è solo protesta, disinteresse o incapacità della politica a coinvolgere i cittadini (su ViPiu i precedenti pareri di Lucivero, filosofo, Schiavon, ex magistrato, e Bettiol, avvocato ed ex docente universitario, ndr).

Astensione consapevole

Anche l’astensione consapevole e informata può essere una scelta politica, legittima e rispettabile che completa il sistema democratico ma allora perché dobbiamo andare a votare in un paese dove la generalità della classe politica è non solo inadeguata ma sviluppa campagne elettorali fondate esclusivamente sulla denigrazione dell’avversario e sulla mera e squalificante propaganda tesa solamente ad ottenere consensi, senza parlare del voto di scambio?
Partecipare alla democrazia è anche astenersi in un sistema in cui “vince” la maggioranza relativa, non essendo previsto un quorum di partecipazione per rendere valide le elezioni politiche.
Perciò, il non recarsi alle urne favorisce unicamente il partito che raggiungerà la maggior parte dei voti di coloro che si sono recati alle urne; ma come sapere  quanti voteranno e cosa voteranno?

Diritto-dovere di votare

Il diritto-dovere del voto, espressione del sistema democratico che legittima anche l’astensione, contribuisce a manifestare la partecipazione del cittadino alla res pubblica, determinando, prima, e appoggiando, poi, una maggioranza o una opposizione che saranno più o meno forti in funzione dell’adesione.
Ma votare ha anche una valenza espressiva, perché rappresenta l’adesione ad un ideale e la fedeltà a certi valori oltre ad avere  anche una funzione identitaria, quali cittadini di questo paese, ancora, democratico.

Il voto per sognare

Il divario tra l’attuale scena politica e la vita dei cittadini è via via incolmabile  tra la superficialità delle argomentazioni e le deliranti promesse della classe dirigente, che attira, prima, e mina, poi, il consenso nelle persone, schiacciate da uno stato elefantiaco soprattutto nella sua prodigalità, anacronistico e assettato del denaro guadagnato.
Ma quel divario annoia anche e soprattutto i giovani in un contesto nazionale che da anni li priva di prospettive serie di studio, formazione e lavoro promuovendo una nuova migrazione verso paesi, davvero, civili.
Rimane da dire: andiamo allora tutti a votare almeno per rimanere fedeli ad un sogno di un paese che vogliamo seriamente civile.
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