
(Adnkronos) – “Sei lavoratori morti in tre giorni. Quante altre vite dobbiamo perdere prima che questo Paese decida di affrontare davvero la strage sul lavoro? Non siamo di fronte a una fatalità ineluttabile, ma a un’emergenza che chiama in causa il sistema della prevenzione, i controlli e le condizioni in cui migliaia di persone sono costrette a lavorare. La precarietà, i contratti che rendono i lavoratori più ricattabili, il lavoro nero e l’assenza di tutele espongono troppe persone a rischi inaccettabili. Quando si ha paura di perdere il lavoro, denunciare una situazione pericolosa può diventare un lusso che non ci si può permettere. E questo è intollerabile”. Lo dice all’Adnkronos/Labitalia il presidente nazionale Anmil Amedeo Bozzer.
“Non possiamo continuare – afferma – a contare i morti, celebrare il cordoglio e aspettare la prossima tragedia. Servono controlli capillari, prevenzione reale e responsabilità certe. Per questo riteniamo indispensabile istituire una Procura nazionale del lavoro, capace di assicurare coordinamento e specializzazione nelle indagini, superando frammentazioni e disomogeneità territoriali. E chiediamo che si apra una seria riflessione sull’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, perché quando una morte è conseguenza di violazioni e responsabilità accertate, la risposta dello Stato deve essere adeguata alla gravità dei fatti”.
“Non si tratta – sottolinea- di cercare capri espiatori, ma di impedire che le responsabilità si disperdano e che la giustizia arrivi troppo tardi. La vita di un lavoratore vale quanto quella di chiunque altro e non può essere sacrificata alla fretta, al profitto o al risparmio sulla sicurezza. Un Paese civile non si misura soltanto da come piange i propri morti, ma da ciò che fa per impedirne altri. Il lavoro deve garantire dignità e futuro, non trasformarsi in una condanna a morte”.
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