Bunker o rifugi antiaerei cinesi della Seconda Guerra Mondiale, nell’ambito di una campagna per riutilizzarli, sono stati trasformati in musei, negozi e ristoranti dai primi anni Duemila. Quest’anno, per sfuggire all’ondata di caldo estremo che si sta abbattendo sulla Cina, i turisti e le persone del posto li affollano soprattutto nell’entroterra sud-occidentale del Paese.

Si tratta di locali che hanno aperto parte dello spazio sotterraneo da giugno a settembre, completo di sgabelli, bevande, giochi da tavolo e proiettori TV, per consentire ai residenti di proteggersi dalle alte temperature.

Negli ultimi due anni, la maggior parte dei rifugi è stata chiusa in linea con la politica cinese “zero covid”, anche se la città sta attraversando la più violenta ondata di caldo da quando Pechino ha stabilito i record meteorologici ufficiali nel 1961. Tuttavia, alcuni ristoranti, caffè e negozi convertiti possono aprire fino a quando non si verifica un grave focolaio di contagi.

La provincia del Sichuan affronta una dura crisi energetica, che ha costretto le fabbriche a interrompere la produzione e ha privato dell’aria condizionata molti dei 32 milioni di persone del comune di Chongqing – situato alla confluenza dei fiumi Azzurro e Jialing, nel sud-ovest della Cina –, con temperature che raggiungono i 113 gradi Fahrenheit. Il fiume Azzurro è sceso a un livello record, diminuendo la produzione di energia idroelettrica su cui la regione fa affidamento. Come importante base militare durante la Guerra, Chongqing aveva costruito più di 1.600 rifugi entro il 1942 per contrastare l’invasione giapponese.

Fonte: The Vision