Caso Stellato Mantoan Pinelli: il giornalista Marco Milioni a LaPiù Tv sui silenzi della politica sugli anfratti del potere veneto

1193

Di recente il giornalista Marco Milioni ha firmato tre servizi (due su Vicenzatoday.it –L’ombra del «deep state» sull’ecosistema veneto e L’affaire Pinelli Mantoan plana sul caso Miteni – ed uno, commentato anche da ViPiu.it, su Lineanews.it – Il ritorno degli Gedi. La parabola dell’ex antisistema grillino D’Incà si incrocia con quella di Marchi e Possamai: due pezzi da novanta del sistema veneto -). Si tratta di tre articoli in cui l’autore ha messo nero su bianco una sua personale lettura del retroscena o dei retroscena che in qualche modo legano o legherebbero alcune delicate vicende. Che considerate singolarmente hanno certo peso specifico ma che viste l’una in connessione con l’altra acquisiscono un ben altro significato per comprendere la mappa dei poteri che incombono sul Nordest e non solo.

Dal caso Miteni all’affaire Stellato-Mantoan, dal caso Serenissima ristorazione alla querelle tra il professore Andrea Crisanti e il governatore Veneto Luca Zaia, Marco Milioni in tre distinti servizi, in un uno dei quali si cita ampiamente una recentissima inchiesta de l’Espresso (leggi qui, ndr) proprio sul caso delle notizie riservate che attraverso un ufficiale dei servizi segreti civili sarebbero incongruamente uscite dalla procura di Padova, finisce per accendere un faro verso un cono d’ombra scarsamente illuminato.

«È incredibile – dice il giornalista vicentino alla nostra LaPiù Tv, la web tv di ViPiu.it – che dopo le rivelazioni de l’Espresso sul caso Mantoan le reazioni del mondo politico o della società civile siano pressoché nulle. Silenzi del genere però – rimarca il giornalista che dei cascami imbarazzanti del caso Stellato ha anche scritto su Il Domani – non sono affatto nuovi nel laborioso Veneto».

Si tratta di concetti espressi senza peli sulla lingua che Milioni approfondisce anche davanti alla telecamera di LaPiù Tv che sul tema ha intervistato lo stesso Milioni che parla «di filiera del silenzio generalizzata».