COP26 Glasgow, Save the Children: nel 2020 10 milioni di bambini costretti a migrare a causa dell’emergenza climatica

30 milioni le persone costrette a migrare lo scorso anno: la crisi climatica causa più sfollamento di conflitti e violenze. L'Organizzazione sottolinea come i minori siano più vulnerabili agli eventi climatici avversi rispetto agli adulti, più esposti a malnutrizione e infezioni

Rohingya, Save the Children: bambini rifugiati nei campi
Rohingya, Save the Children: bambini rifugiati nei campi "aggrediti" dall'angoscia

Nel 2020 – scrive Save the Children – nella nota che pubblichiamo , 10 milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare le loro case a causa della crisi climatica. Una stima senza precedenti alla quale si aggiunge il rischio per i milioni di migranti climatici di non ritornare mai più alle loro case a causa dell’aumento delle temperature, dell’innalzamento dei livelli d’acqua e del degrado del suolo.

Lo scorso anno in totale sono state 30 milioni[1], di cui un terzo bambini, le persone costrette a migrare a causa della crisi climatica, un numero tre volte maggiore rispetto alle persone sfollate a causa di conflitti e violenze, e il numero di migranti climatici è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Il numero di persone costrette a migrare a causa della crisi climatica ha subito una notevole impennata rispetto a 5 anni fa, quando erano “solo” 19 milioni. Queste alcune evidenze emerse dal nuovo rapporto di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – pubblicato in occasione della COP26.

Secondo il rapporto “Nell’occhio del ciclone – La crisi climatica e le migrazioni dei minori”, nel 2020 le persone colpite da siccità a lenta insorgenza sono state il doppio di quelle colpite da tempeste improvvise e le migrazioni causate da temperature estreme, aumento del livello del mare e salinizzazione dei terreni agricoli hanno più probabilità di essere prolungate nel tempo. Inoltre, la maggior parte delle persone che migrano si stabilisce in aree ugualmente o addirittura più a rischio di quelle da dove provengono.

Per il rapporto dell’Organizzazione sono stati esaminati oltre 420 rapporti di ricerca che analizzano le migrazioni e gli spostamenti dei minori in relazione all’emergenza climatica, consultati 125 esperti e intervistati 239 bambini provenienti da 5 paesi dei 5 continenti (Iraq, Fiji, Mali, Mozambico e Perù), molti dei quali costretti a migrare a causa della crisi climatica.

I bambini intervistati da Save the Children hanno affermato che la crisi climatica sta avendo un impatto devastante sulle loro vite e che loro stessi e/o i loro conoscenti sono stati costretti a spostarsi sempre più spesso dalle aree rurali a quelle urbane, talvolta da soli. L’impatto della crisi climatica ha peggiorato il loro livello di povertà, con il rischio di farli rimanere “intrappolati” in aree ad alto rischio. Alcuni bambini raccontano di essere stati costretti a saltare i pasti, a non andare a scuola, a lavorare o di essere stati vittime di matrimoni precoci, accattonaggio o sfruttamento sessuale.

“Negli ultimi due anni molte case sono crollate a causa delle forti piogge. Se piove troppo i campi si allagano rovinando il raccolto e così le persone sono costrette a trovare altre soluzioni per sfamare la famiglia. Ma non sempre questo è possibile e l’unica soluzione è spostarsi” ha raccontato Ousmane*, un ragazzo di 14 anni del Mali. “La coltivazione di palme da cocco è una delle risorse più importanti per noi, è la nostra fonte di reddito ma gli effetti della crisi climatica hanno peggiorato la situazione, così ho deciso di trasferirmi per avere un’istruzione migliore e una vita migliore” ha detto Matila*, 15 anni, delle Figi.

Nel mondo più di 1 miliardo di bambini vive in aree ad alto rischio di inondazioni, grave siccità o altre minacce climatiche[2], mettendo a repentaglio la loro vita e la loro sopravvivenza e, come mostra il rapporto di Save the Children “Nati in crisi climatica”, i bambini nati i bambini nati nel 2020 – in base agli attuali impegni dell’Accordo di Parigi sulla riduzione delle emissioni – saranno esposti alle ondate di calore eccessivo in media sette volte di più rispetto ai loro nonni, 2,6 volte in più alla siccità, 2,8 volte in più alle inondazioni dei fiumi.

L’ultimo rapporto di Save the Children “Nell’occhio del ciclone – La crisi climatica e le migrazioni dei minori” sottolinea l’urgenza della situazione: la crisi climatica non solo sta aumentando la probabilità di sfollamento ma migliaia di persone sono realmente costrette a migrare e spostarsi a causa di eventi meteorologici estremi che danneggiano infrastrutture, interrompono i servizi e distruggono i mezzi di sussistenza. Inoltre, i bambini hanno maggiori probabilità di essere più fisicamente vulnerabili agli eventi climatici rispetto agli adulti, sono più esposti a malnutrizione e infezioni, la loro salute mentale è più a rischio e hanno più probabilità di essere vittime di violenze, tra cui il reclutamento da parte di gruppi armati.

“La portata della crisi è enorme e in rapida crescita. È un fenomeno che dobbiamo bloccare subito, prima che sia troppo tardi. Prima la crisi climatica causava sfollamenti a breve termine e le famiglie rientravano a casa dopo le alluvioni o i cicloni. Ora, a causa della frequenza dei disastri naturali le migrazioni sono sempre più prolungate, con molti bambini che non torneranno mai più a casa loro perché non possono o non vogliono” ha dichiarato Steve Morgan, responsabile di Save the Children per le Migrazioni e lo Sfollamento. “Spesso, poi, i bambini e le loro famiglie si trasferiscono in altre aree ugualmente ad alto rischio e non ricevono il giusto sostegno per integrarsi e costruirsi una nuova vita. È chiaro che molte delle risposte attuali alle migrazioni e agli sfollamenti legati al clima sono inadatte e non sostenibili”.

Secondo Save the Children, attualmente, la maggior parte delle politiche nazionali sulla migrazione non tiene in considerazione il legame tra la crisi climatica e gli sfollamenti. Per questo motivo l’Organizzazione esorta il settore umanitario e i governi a: integrare il know-how sul clima e i relativi rischi ai programmi per le migrazioni e per lo sfollamento dei minori; dare priorità ai diritti e ai bisogni dei bambini che migrano a causa dei fenomeni climatici garantendo che le leggi, le politiche, le strategie e i piani affrontino in modo olistico l’impatto del cambiamento climatico sui bambini; prepararsi a un movimento proattivo, pianificato e a misura di bambino nell’ambito delle risposte nazionali alle migrazioni e agli spostamenti interni a causa del clima; basarsi sull’analisi predittiva per pianificare e prevedere le migrazioni dei minori che vivono in aree ad alto rischio e programmare azioni preventive; stabilire partenariati con specialisti in migrazione e sfollamento e con i governi nazionali per la raccolta e la condivisione di dati disaggregati sulle migrazioni climatiche dei minori; creare occasioni di confronto in cui i bambini possano condividere le loro esperienze di sfollamento, supportarsi e contribuire alla pianificazione e ai processi decisionali.

*Nomi cambiati per proteggere l’identità