Nei prossimi giorni ci saranno alcuni scioperi del trasporto aereo. Il motivo è quello cronico alla base del settore da quando, finite le limitazioni covid alla mobilità, la stessa è tornata come prima delle restrizioni e anche di più, con contraltare l’assenza di personale aeroportuale e di volo che, dopo i tanti licenziati durante le restrizioni, non si riesce ad adeguare. Queste le motivazioni contingenti, a cui l’unico rimedio da parte dei passeggeri è informarsi, prevenire essendo sempre pronti al disguido, non arrabbiarsi e, nel caso si avesse ragione, pretendere il dovuto.

Ma c’è qualcosa che non torna al di là del contingente, il covid l’ha fatto esplodere e sembra non essere transitorio. Il segnale sono i costi più alti dei biglietti.
Soprattutto è emerso che il modello low-cost è tale solo di nome. Dietro una banconota da 10 euro si nasconde un costo pesante per tutta la società e per i lavoratori del settore. I contribuenti pagano i costi nascosti dei voli low cost attraverso i vantaggi fiscali di cui gode il settore aereo, attraverso l’enorme impatto sul clima e sulla salute. I lavoratori di queste aziende soffrono di dumping sociale, salari ridotti, precarietà…

Per l’impatto ambientale sarà necessario ridurre il traffico, ma in modo organizzato, anticipato e ponderato con i dipendenti, per evitare conseguenze sociali negative. Ma questo traffico sta riprendendo a pieno regime in Europa ed è a livelli pre-Covid. L’aviazione ha contribuito per il 3,5% al riscaldamento globale dall’era preindustriale. Non sembra molto. Ma il grosso problema è la crescita del settore, che ci sta spingendo contro il muro. Il processo di democratizzazione del trasporto aereo, iniziato a metà anni 70 del secolo scorso, proprio in questi giorni ci sta portando in situazioni da incubo: voli cancellati in serie, code di diverse ore, perdita di bagagli a cascata e aerei bloccati in pista per mancanza di controllori del traffico aereo. La responsabilità è della cattiva gestione delle compagnie aeree e degli aeroporti, i cui dirigenti non avevano previsto la sete di viaggio che ha colto i viaggiatori. Manca tutto – addetti ai bagagli, hostess, piloti, controllori, guardie di frontiera e guardie di sicurezza. I salari sono troppo bassi per essere attrattivi e la eventuale rivalutazione degli stessi comporterà necessariamente un forte aumento del prezzo del biglietto. Alcuni lo auspicano, perché il Pianeta ha davvero bisogno di un po’ di tregua e molto meno inquinamento. Ma siamo disponibili a fermare di colpo questa democratizzazione, consapevoli che, nella lotta per il clima il prezzo potrebbe essere pagato principalmente dai più poveri?

Le soluzioni non sono dietro l’angolo. Per le stesse non giocano politiche di nazional vampirismo come quelle passate e in corso per Alitalia/Ita… che anzi, prima vengono abbandonate… guadagno per tutti. Ai ministeri (trasporti e turismo), oltre che barcollare per tenere contenta una corporazione senza far danno ad un’altra, c’è qualcuno che ci sta lavorando?

 
 

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Fonte: Cosa succede al trasporto aereo. Salvare il Pianeta facendolo pagare principalmente ai più poveri?

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