Crisi banche, Consiglio regionale esamina la “Relazione finale sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto”

Consiglio regionale del Veneto
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Il Consiglio regionale del Veneto ha iniziato l’esame della Proposta di Relazione finale sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto, in  esecuzione del mandato conferito alla Commissione d’inchiesta.

La consigliera regionale Giovanna Negro (VCA), presidente della Commissione d’Inchiesta, ha presentato la proposta di Relazione, ricordando come “la pesante crisi del mercato bancario in Veneto, provocata dalle vicende che portarono al crollo delle due più importanti banche popolari del territorio, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, indusse il Consiglio regionale ad istituire, con deliberazione n. 17 del 19 gennaio 2016, la prima Commissione speciale d’inchiesta sui gravi falli riguardanti il sistema bancario in Veneto. La Commissione d’inchiesta si è insediata il 15 febbraio 2018. Dal suo insediamento la Commissione ha tenuto sedici sedute, tredici delle quali destinate a complesse, rilevanti e partecipate audizioni. I contenuti conoscitivi della Relazione finale della Commissione d’inchiesta si fondano sugli elementi informativi assunti proprio nel corso delle sedute di audizione, nonché sulla documentazione acquisita e le relazioni prodotte dai soggetti auditi, sull’attività di studio e ricerca svolta dal Gruppo di lavoro, conclusasi verso la fine del mese di ottobre 2018. La Relazione si articola in tre Sezioni: Prima, ‘Contesto e inquadramento giuridico’ che, oltre a rappresentare le ragioni che hanno indotto all’istituzione della nuova Commissione consiliare d’inchiesta e a riassumere l’attività da questa svolta, dedica un capitolo all’Istituto delle Banche popolari. Riporta, inoltre, un confronto con le banche popolari in Europa. Le Sezioni Seconda e Terza propongono invece l’analisi e la lettura critica dei fatti oggetto dell’attività conoscitiva svolta dalla Commissione. Lo studio si articola nella disamina dei  ‘Prodromi della crisi’ (Sezione Seconda), cui segue quella relativa a ‘Il precipitare della crisi’(Sezione Terza)”.

E’ quindi seguita la discussione generale, tra cui gli interventi di Antonio Guadagnini (Siamo Veneto) ha ripercorso “i rapporti che intercorsero tra Banca d’Italia con Veneto Banca e Popolare di Vicenza, in ordine alle procedure di finanziamento e di controllo, le operazione baciate, ovvero le operazioni finanziarie attraverso le quali una banca propone a un cliente la sottoscrizione di un aumento di capitale a fronte dell’erogazione di un prestito allo stesso cliente, oppure ad un terzo compiacente, le triangolazioni internazionali di finanziamento. Bene ha fatto la Regione a istituire la Commissione d’Inchiesta di fronte alle difficoltà palesate dalle due Banche venete. Credo che se non fossero intervenuti i ‘salvatori’, le due Banche si sarebbero potute salvare e penso anche che ci siano responsabilità evidenti in capo agli organi di vigilanza, del Governo, e la Commissione parlamentare d’Inchiesta dovrà in futuro essere più incisiva, fare chiarezza e garantire il ristoro dei risparmiatori truffati, per far prevalere la giustizia”.

Sergio Berlato (FdI/MCR): “La Commissione regionale d’Inchiesta ha lavorato bene per arrivare all’individuazione di responsabilità che ora sembrano evidenti. Mi auguro che sia emersa la consapevolezza che le due Banche si sarebbero potute salvare ma è prevalsa la logica non di tutelare il territorio ma di concentrare il potere economico in poche mani. Le conseguenze negative per il nostro territorio, in particolare nei confronti delle imprese, non sono ancora evidenti in tutta la loro drammaticità. Mi auguro che la Magistratura accerti le responsabilità, in primis quelle in capo a tutti gli amministratori delle Banche, resistendo alle pressioni, per dare risposte concrete ed esaustive ai risparmiatori travolti dal crack delle banche, non solo promesse generiche di garanzie, ma ristori concreti. Chi doveva controllare e non l’ho ha fatto dovrà risponderne nelle dovute sedi, ma ora la priorità è quella di comprendere appieno la gravità della situazione e di salvare tante persone disperate. Deve prevalere il senso di responsabilità”.

Maurizio Conte (VPA): “Ringrazio il lavoro svolto dalla Commissione regionale d’Inchiesta che ha tracciato un’analisi precisa della situazione che si è verificata e ha avuto una portata devastante per le imprese e l’economia veneta, ma soprattutto per le persone coinvolte. Sono emerse gravi responsabilità nella vigilanza e una mancanza da parte della Politica, che non è riuscita a individuare soluzioni alternative. Il lavoro svolto potrà essere utile alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta, ma bisogna fare presto per dare risposte adeguate ai risparmiatori truffati. Speravo che oltre a una Relazione finale, fosse portata al Consiglio una risoluzione, una concreta proposta per dare mandato alla Giunta di sostenere le persone colpite con l’utilizzo di un apposito Fondo regionale”.

Piero Ruzzante (LeU): “Voterò contro questa Relazione per due motivi, il primo, di carattere politico generale, e quindi nel merito, sui contenuti della relazione. Credo che non sia stato sottolineato come ci sia un sistema economico di potenti in Veneto che incide e che ha protetto i colpevoli del crack delle banche venete, ci sono state responsabilità evidenti, e responsabili, che non sono stati individuati. Qui prodest?, mi chiedo. Non abbiamo poi espresso un giudizio sulle conseguenze negative che produrranno le scelte risarcitorie. E ancora, non si vedono ancora i Decreti attuativi e trovo strumentale la polemica sollevata nei confronti della Banca d’Italia. Temo così una bocciatura da parte dell’Europa, con un ritardo ulteriore che sarà drammatico, dal punto di vista economico, per il nostro territorio. Trovo altresì grave che la Regione non si sia costituita parte civile contro i truffatori, che a tutt’oggi non hanno ancora restituito nulla. Il crack ha un’origine nella dirigenza economica veneta che sono convinto emergerà in fase processuale”.

Claudio Sinigaglia (PD): “Anch’io non nascondo l’imbarazzo nel commentare la Relazione della Commissione d’Inchiesta la quale, pur frutto di un ottimo lavoro istruttorio, è stata presentata in modo frettoloso e superficiale, anche se poi è arrivata in aula consiliare solo tre mesi dopo il licenziamento. Contesto quindi il metodo utilizzato. Evidenzio le gravi conseguenze economiche e sociali che la crisi produrrà sul nostro territorio, le nostre imprese e famiglie, ancora non determinate con esattezza e che porteranno alla chiusura di diverse attività produttive. Ora il fattore tempo è determinante. Dobbiamo sostenere l’ampio numero di risparmiatori truffati, soprattutto i portatori di interesse che hanno raccolto le istanze delle persone colpite, ma soprattutto dobbiamo recuperare il legame tra Banche e territorio, ora seriamente compromesso. Vanno ascoltate le esigenze e le richieste avanzate dalle associazioni dei risparmiatori. Condivido l’idea di Conte che sarebbe stato opportuno portare in Consiglio una proposta concreta per ristorare i cittadini truffati che, a tutt’oggi, non sono stati ancora indennizzati. Mancano ancora tutti i Decreti attuativi ed è ora prioritario rendere giustizia ai risparmiatori colpiti, per rimediare a un drammatico ritardo che avrà conseguenze pesanti in particolare per le famiglie. Utilizziamo l’apposito Fondo per indennizzare i risparmiatori, che era stato votato all’unanimità. La Legge di bilancio 2018 aveva previsto il ristoro integrale del danno ingiusto, mentre l’attuale normativa di bilancio copre solo fino al 30%. E’ urgente porre rimedio alla dilagante sfiducia verso il sistema bancario, creando un sistema di intermediazione forte”.

Massimo Giorgetti (FdI): “Ringrazio il lavoro svolto dalla Commissione d’Inchiesta e dal Consiglio regionale che ha operato una precisa scelta politica di entrare nella questione. La Commissione ha prodotto risultati interessanti, sui quali dovremo ora confrontarci seriamente. Non gioisco certo sui ritardi dei Decreti attuativi, né sul fatto che gli usurai, i truffatori, siano veneti, perché l’usurocrazia non ha certo cittadinanza ma nei cui confronti dobbiamo confrontarci sempre di più, ogni giorno. Non si tratta di addossare la colpa alla Banca d’Italia o al Veneto, bensì di prendere atto di un sistema malato, diffuso. Partiamo da questa Relazione per mettere in campo efficaci strumenti di controllo; dobbiamo dare allo Stato, sovrano, la possibilità di svolgere precise funzioni di vigilanza, anche nei confronti della Banca Europea. Ma ci vuole una cultura diffusa su questi temi, per far comprendere alle persone comuni la genesi e le modalità in cui si è articolato il crack delle banche venete. Ognuno di noi deve fare la propria parte”.

Stefano Fracasso (PD): “Anch’io sono socio di una banca veneta, e ho constatato di persona come, mentre il valore della mia piccola partecipazione calava fino al 95% rispetto al prezzo di acquisto, contemporaneamente i valori di partecipazione di Banca Veneta e Popolare di Vicenza crescevano, in assoluta controtendenza, con il raddoppio dei soci. Mi unisco agli apprezzamenti su questa Relazione che ha ben tratteggiato il quadro della situazione che si è venuta a creare, determinata soprattutto dalla folle velocità assunta da chi ha guidato in modo scriteriato verso il baratro i risparmi dei veneti. Adesso almeno si riesce a distinguere, doverosamente, tra investitori e risparmiatori. Dobbiamo prendere atto che questo è stato il grande fallimento del sistema veneto, con la presunta capacità di essere autonomi e indipendenti da certi legami”.

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