Ddl Nordio, D’Amato (componente Csm) risponde in commissione alla domanda di Zanettin su dimensione ideale del Tribunale

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Ministro Carlo Nordio e Giulia Bongiorno, presidente commissione giustizia del senato
Ministro Carlo Nordio e Giulia Bongiorno, presidente commissione giustizia del senato

“La riforma voluta dal Guardasigilli Carlo Nordio – riporta l’agenzia ANSA – che prevede, tra l’altro, la cancellazione del reato di abuso d’ufficio e l’introduzione della decisione collegiale per la custodia cautelare in carcere nel corso delle indagini preliminari, porterà ad una “paralisi” degli uffici giudiziari più piccoli”. A lanciare l’allarme è Antonio d’Amato, Procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere e già componente del Csm.

Il decreto, ora all’esame della Commissione Giustizia del Senato presieduta da Giulia Bongiorno, potrebbe avere delle importanti “ricadute di carattere ordinamentale e organizzative”, osserva il magistrato che guarda con favore al possibile “differimento di due anni rispetto alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della riforma”. Una scelta che definisce “strategica” perché “volta a rimepire quel vuoto d’organico che colpisce la magistratura” che è sotto organico di “almeno 1500 unità” visto che per colpa del Covid “non si sono potuti fare i concorsi necessari”.

Alla domanda del capogruppo di Forza Italia in Commissione, Pierantonio Zanettin, su quale dovrebbe essere la dimensione ideale del Tribunale perchè si possa garantire l’efficace funzionamento della riforma Nordio, che prevede tra l’altro anche l’interrogatorio preventivo dell’indagato rispetto all’eventuale applicazione della misura cautelare, D’Amato osserva che questa dovrebbe variare da “un minimo di 60 a un massimo di 100 unità”. Il Procuratore assicura di “apprezzare la riforma, perché la misura di custodia cautelare in carcere affidata a tre persone, invece che ad una, è garanzia di maggiore ponderazione, ma da uomo della giurisdizione – dichiara – non posso non osservare che servono riforme strurtturali e organizzative”.

I piccoli Tribunali, infatti, aggiunge, “già non funzionano” e “generano il maggiore arretrato ultratriennale”, inoltre, in un ufficio giudiziario che può contare solo “fino a 20-25 giudici” non si può “garantire la specializzazione”. Quella che viene richiesta per tutta una serie di nuove riforme come quella del ‘Codice rosso’ contro la violenza alle donne. La Commissione Femminicidi criticò questa carenza, ricorda D’Amato, ma “non tenne conto che almeno 90 Tribunali, per le loro dimensioni non possono garantire la secializzazione perché tutti sono chiamati a fare tutto”.

“Oggi – dichiara – assistiamo a una differenza tra magistrati di ‘Serie A’, quelli in pianta organica in uffici di grandi e medie dimensioni, e quelli di ‘Serie B’ dei piccoli tribunali”. La riforma Nordio, conclude, “dovrebbe passare poi per un adeguamento della pianta organica di competenza ministeriale e una competenza del Csm che si applicherebbe nelle nuove tabelle che dovrebbero individuare nuovi rapporti tra il Gip, il Gup e quelli per il dibattimento”.