
(Adnkronos) – “Non vedo alcun problema visto che l’interlocuzione è stata molto positiva. Ho letto sui giornali ricostruzioni molto fantasiose. Le modifiche sono state oggettivamente molto marginali. Il testo è un testo molto equilibrato che favorisce, l’integrazione, che è finalizzato all’integrazione, l’abbiamo detto da subito, e che, vuole contrastare le classi ghetto”. Sono queste le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe
Valditara a margine della sua visita alle scuole Faes di Milano, tornando a commentare il decreto scuola approvato la scorsa settimana, che prevede – tra le altre cose – un limite del 30% di studenti stranieri in classe.
“Il Presidente
Mattarella molto opportunamente ad Amatrice ha parlato di una scuola che sa integrare e che sa contrastare le classi
ghetto, – ha aggiunto Valditara – quindi inviterei chi fa polemiche ad andarsi a leggere che cosa significano classi ghetto, perché altrimenti rischiamo di stravolgere sempre la realtà. Le classi ghetto sono quelle, e basta cercare su Google, che hanno, un’alta concentrazione di studenti immigrati con situazioni di svantaggio linguistico. E noi vogliamo evitare che ci sia l’Alabama degli anni 50 dove c’erano le scuole per i neri e le scuole per i bianchi”.
“C’è poi qualche persona che evidentemente non conosce la letteratura sociologica internazionale che mi ha contestato perché ho usato il termine ‘white flight’. È nella letteratura scientifica internazionale, non è colpa mia, – ha sottolineato Valditara – è un fenomeno che invece va contrastato. E allora se invece c’è qualcuno nell’opposizione che è a favore del fatto che ci siano scuole da cui i genitori portino via i propri figli, quindi se c’è qualcuno a cui la situazione va bene in questi termini, questo qualcuno non sono io”.
Poi, rispondendo al sindaco di Milano, Giuseppe Sala secondo cui alcune scuole nella città potrebbero chiudere, Valditara ha detto: “Io credo che siano dichiarazioni un po’ avventate e anche allarmistiche. Credo che sia, invece, più opportuno fare un ragionamento serio e capire come si può venire incontro alle esigenze di quei studenti stranieri e italiani e anche di quei docenti che si trovano in condizioni di oggettiva difficoltà. Fra l’altro aggiungo anche che la legge è molto equilibrata, perché prevede che, laddove sia impossibile trovare scuole di prossimità, c’è un investimento di oltre 14 milioni di euro a regime, quindi per sempre e non soltanto per un anno, proprio per potenziare lo studio della lingua italiana per quei ragazzi che dovranno rimanere in classi che superano il 30%”.
“Fra l’altro voglio anche aggiungere, contrariamente a quanto la propaganda delle opposizioni, in modo del tutto irresponsabile sta facendo, la deportazione. Ho letto persino questa sciocchezza. Noi non deportiamo proprio nessuno, – ha sottolineato Valditara – perché si tratta semplicemente di ripartire al momento delle iscrizioni. Come è chiarissimo nel decreto: quindi è chiaro che se c’è una classe formata, non è che adesso si decide di smembrare la classe. Già oggi al momento delle iscrizioni, i genitori devono indicare quattro scuole, non una, quattro scuole. E se, nella scuola indicata per prima, cioè quella scuola magari sotto casa, è stato raggiunto il tetto, ma non il tetto degli stranieri, il tetto delle iscrizioni, cioè è satura la scuola, il bambino, il ragazzo, lo studente andrà in una delle altre tre scuole indicate. E’ un fenomeno che riguarda sia italiani che stranieri, – ha concluso – non per evitare la concentrazione nella stessa classe di stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua, ma è proprio legata all’organizzazione del sistema delle iscrizioni”.
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