Dragut, dal pirata di Ponza, Minturno, Scauri e Castellonorato all’arte nel sud Pontino: “Non più per depredare ma per restituire”

Il logo del premio artistico Dragut
Il logo del premio artistico Dragut

Narra la leggenda che uno dei più feroci corsari saraceni del medioevo, tale Turghud Alì, detto Dragut, soprannominato Spada vendicatrice dell’Islam, seminasse il terrore in varie località delle coste italiane. Lo ha fatto nell’Adriatico come nel Tirreno, e in ogni luogo dove lui e la sua ciurma sono passati ci sono ancora testimonianze scritte e toponimi che ne ricordano le nefaste scorribande.

Dragut - rappresentazione popolare
ll pirata Dragut nella rappresentazione popolare

Tra le leggende si narra anche quella di Dragut nelle acque antistanti il golfo di Gaeta. Sembra che nel 1552, dopo aver depredato le isole Pontine, il pirata sia sbarcato a Scauri, abbia razziato Minturno e Castellonorato e abbia rapito centinaia di uomini. In un territorio già esposto alle scorribande e agli insediamenti saraceni.

Rimasto nei racconti popolari, è poi divenuto l’emblema di un importante concorso artistico del basso Lazio: il premio Dragut, appunto. L’evento però non si prefigge certamente lo scopo di esaltare la figura del pirata, che tanto male ha fatto al territorio laziale. Il motto del premio è infatti: “Non più per depredare, ma per restituire”.

Restituire cosa? Evidentemente la cultura, la valorizzazione delle bellezze. Ad un territorio che di bellezze ne ha tante, ma che deve ancora crescere sul piano della valorizzazione delle stesse. Come se il pirata avesse tolto tutto a questi luoghi, mnetre ora, a distanza di 500 anni, occorre ancora ricostruire dalle macerie.

Il libro Dragut - non per depredare ma per restituire - edizione 2012
La pubblicazione del premio Dragut – 2012

Il premio è dunque arrivato alla sue decima edizione e in ogni occasione ha prodotto una pubblicazione con i lavori più meritevoli. Nell’edizione 2021 si compone di quattro differenti sezioni: fotografia, pittura, racconto e poesia. I vincitori sono stati appena selezionati:

Per la categoria Fotografia: Antonietta De Biase con lo scatto “Anorexia”
Per la categoria Arte: Lorenzo Pellegrino con l’opera “Pescatore”
Per la categoria Poesia: Astrid Villa con il componimento “Pescatori”
Per la categoria Racconto: Delio Fantasia e Cristina Contini, a quattro mani, con l’opera “I tormenti della Signora Lavopa”.

Il premio ha poi riservato una sezione ai giovani, riuscendo così a coinvolgere le scuole locali, i cui studenti hanno partecipato con opere singole anch’esse premiate:

Per la categoria Fotografia: Emanuele Izzi con “Incontri”
Per la categoria Arte: Alessio Tomei con l’opera “Il ricordo di un attimo”
Per la categoria Poesia: Raffaele Sauchelli con “Il tramonto in autunno a Scauri”
Per la categoria Racconto: Leonardo De Biasio De Biasio, con “Lo gnomo venuto dal futuro”.

I lavori dei vincitori sono ancora coperti dalla massima segretezza, in attesa che l’11 dicembre 2021 ci sia l’evento di presentazione e di premiazione dei vincitori. Appuntamento dunque al Castello Baronale di Minturno, e nel frattempo godiamoci una poesia di Augusta Zamprotta, sulla spiaggia dei Sassolini, vincitrice di una delle passate edizioni:

Ebbra
dei tuoi cieli
di porpora
che fiammeggiano
come crochi spavaldi
al tramonto,
l’inferma anima mia
vacilla turbata.
S’inebria
-incredula-
stordita dalle acque lucenti
della tua timida baia,
dagli effluvi odorosi
dei giaggioli fieri,
dei mesti asfodeli,
dei pini d’Aleppo
che irti
sul tuo Monte d’Oro
proteggono
impavidi
il tuo tesoro.
D’un tratto
un tuono riecheggia lontano
e muta il silenzio dorato
in frenesia di rondini.
Ansante
allora
quest’anima
attende
-impaziente-
il boato del temporale.
Trema nel fosco dei nembi seppiati
e ad ogni cupo sussurro
del tuo mare inquieto
palpita grata.
E quando la volta celeste
è di bianco squarciata
e il brontolìo diviene ruggito,

riconoscente
si gode
i potenti fulgori,
gli scrosci e gli odori,
gli incerti bagliori,
il bianco mugghiare
del cielo e del mare.
Poi
a poco
a poco
s’attenua
l’urlo del cielo,
la furia è placata.
Non resta
che
gocciolìo
e odore
di terra lavata.
Allora lei indugia
sul tuo letto renoso,
alcova di pavidi amanti,
s’acquieta
infine
appagata,
immemore dei tremuli affanni.
E tace
la pena del cuore
-chissà dove-
smarrita.