Economy of Francesco. “Agorà. La Filosofia in piazza”: da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni

The Economy of Francesco
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Dopo la pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si, Papa Francesco ha voluto convocare ad Assisi tutti i giovani economisti del mondo, per innescare un nuovo processo economico.

Può sembrare strano tutto questo e, sicuramente, per molti sembra quasi una invadenza del Sommo Pontefice nelle questioni economiche, legate soprattutto alla sfera laicale.

Per i più accaniti scissionisti fra potere temporale e potere spirituale, la fede sarebbe solo una questione privata, delegata alla sola libertà di coscienza del singolo individuo, senza risvolti all’interno della sfera pubblica e, men che meno, nella sfera economica. Una concezione ricca di stereotipi che appartengono alle diverse epoche culturali e risentono delle varie ideologie che, nel mondo contemporaneo, ibrido, plurale, meticcio, liquido, non hanno più neanche ragione di essere.

D’altronde, non sembra più neanche avere ragione di essere la netta scissione fra la sfera privata e la sfera pubblica, dal momento che ci troviamo in questo strano empasse di pensiero fra la strenua tutela dei propri dati e l’ostentazione quotidiana e banale sui social.

Tornando alla nostra situazione economica, dunque, ecco che papa Francesco ha scelto di convocare tutti i giovani economisti ad Assisi per riflettere insieme sulle interconnessioni fra l’economia e gli attuali stili di vita. Così, il 21 novembre 2020, è stato pubblicato il Manifesto dell’Economy of Francesco, un insieme di prospettive e di richieste, frutto di dialogo e discussione, in cui i giovani e le giovani chiedono alle superpotenze economiche di invertire la rotta e di generare processi economici nuovi, basati sulla sostenibilità, sulla pace e sulla generatività.

Detto in questo modo, sembra che l’Economy of Francesco dica sempre le solite cose, che sia frutto di una ovvietà e di piani di palese emergenza. In altre parole, sembra che l’esperienza dell’Economy of Francesco non porti nulla di nuovo alla discussione economica.

Sappiamo tutti che avremmo bisogno di cambiare stili di vita, che nel mondo ci sono palesi diseguaglianze, che tutto sembra dettato da logiche di profitto che permettono a pochi di vivere sulle spalle di molti. Ma come fare? Chi di noi è veramente disposto a cambiare stile di vita? Chi è veramente disposto a perdere qualcosa per far sì che il mondo sia non migliore, ma almeno più giusto?

L’intenzionalità borghese che sembra guidare le nostre buone volontà non basta più. Occorre tornare ad esaminare il sistema economico in sé, superare l’illusione che il capitalismo, con la sua celebre “mano invisibile”, possa davvero favorire il benessere di tutti. Forse, ci occorre fare esattamente il contrario del capitalismo classico, liberale, liberista e neo liberista.

Infatti, se il fondamento del capitalismo è l’iniziativa privata per una ricaduta favorevole sulle teste di tutti, forse occorre innanzitutto chiederci quale sia il benessere di tutti e, in questo modo, favorire l’iniziativa privata.

In realtà, sembra che l’Economy of Francesco parta proprio da questa visione non solo collettivista, ma comunitaria dell’economia, riportandola alla sua vera origine etimologica di norma della casa. Una visione che non è banalmente marxiana, come molti avversari del Papa vogliono far pensare, ma è una economia che parte da un assunto di fondo: nel mondo non tutti hanno le stesse possibilità, non tutti hanno lo stesso grado di benessere, non tutti hanno l’accesso alle stesse risorse.

Allora come si fa a parlare di una ricaduta favorevole? Come è possibile dire che l’assetto di fondo di una economia sia il singolo individuo, creatore della propria fortuna, in grado di dominare e sfruttare tutto per il proprio vantaggio? Se economia è norma di casa, allora, non ci occorre tornare a pensare al pianeta come casa comune?

Solo di qui l’economia potrà tornare alla sua vera vocazione di distribuzione universale delle risorse, «da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni» (cfr. At 4,32-35).


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a cura di Michele Lucivero

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Matteo Salòs Losapio (Bisceglie, 21 giugno 1991), originario della comunità parrocchiale di san Pietro in Bisceglie. Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari e in Teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese. È membro della redazione della rivista di filosofia “Logoi.ph” e della redazione del giornale «Cercasi un fine». Socio fondatore di Associazione 21 e del progetto PoliSofia, per la divulgazione del sapere filosofico, in questi anni si è occupato prevalentemente di filosofia russa del Novecento. Da qualche anno si occupa anche di filosofia della città, di urbanistica e di architettura attraverso il suo sito ww.makovec.it. Da un anno è collaboratore parrocchiale presso la comunità della SS. Trinità in Barletta.