“Il Governo, accogliendo la richiesta della Regione Veneto, e di altre quattro regioni, ha deliberato lo stato di emergenza idrica dovuto alla siccità. E’ un primo passo”. Ad affermarlo è Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto.

“Ora – ha sottolineato Boschetto – si deve puntare alla ridefinizione delle priorità del Pnrr e sfruttare quindi le risorse europee per realizzare gli invasi e affrontare l’emergenza idrica che rischia di estendersi dall’agricoltura alle attività produttive.

La carenza di acqua rischia seriamente di trasformarsi da straordinaria a strutturale e non possiamo farci trovare impreparati. Ad esempio è già una realtà il calo del 39,7% della produzione idroelettrica nei primi cinque mesi del 2022. E’ per questo che, proprio su richiesta della stessa Regione Veneto – prosegue il Presidente – abbiamo provveduto a individuare il perimetro delle imprese manifatturiere e di quelle dei servizi alla persona “idro-esigenti” (in base all’indicatore Intensità d’uso dell’acqua di ISTAT) con un occhio particolare alle MPI e imprese artigiane. I numeri sono importanti. 13.791 imprese di cui 13.1700 MPI e 8.766 a carattere artigianale attive nei 10 settori manifatturieri “idro-esigenti” che consumano quasi il 70% delle risorse idriche. Vi lavorano oltre 177mila persone (46mila in quelle artigiane). A queste attività vanno a nostro avviso aggiunti i servizi alla persona (lavanderie, acconciatori, estetisti etc) che di fatto consumano per uso imprenditoriale acqua in quantità superiore ad una famiglia. In questo perimetro operano sempre in Veneto 16.342 imprese di cui 13.104 a carattere artigiano e danno lavoro a 39 mila addetti.

Noi piccoli imprenditori siamo fortemente interessati al tema della corretta gestione idrica –afferma Boschetto – dato che, per quanto riguarda l’approvvigionamento dell’acqua utilizzata nei processi produttivi, le imprese con meno di cinque addetti utilizzano nella maggior parte dei casi acqua della rete pubblica per uso civile mentre le imprese medie e grandi si servono di specifici sistemi di auto approvvigionamento o utilizzano acqua che proviene da infrastrutture a servizio di nuclei e aree industriali. Per questo insistiamo –conclude– sulla necessità di investimenti per ridurre la dispersione della risorsa idrica a causa delle cattive condizioni delle infrastrutture. In Regione Veneto ben il 37,9% dell’acqua immessa nella rete (dato Istat 2020 per i sette comuni capoluogo) pari a 53 milioni di metri cubi, non arriva ai rubinetti dei veneti”.

L’indagine statistica più aggiornata e precisa sull’utilizzo di risorse idriche in Italia è il volume edito da Istat Utilizzo e qualità della risorsa idrica in Italia del 2019. In esso vengono individuati i settori che hanno utilizzato complessivamente una maggiore quantità di acqua per svolgere le attività di produzione. L’indicatore Intensità d’uso dell’acqua (Water Use Intensity Indicator, WUI) fornisce la misura del volume di acqua necessario per generare un’unità di valore della produzione per settore manifatturiero e rappresenta un fattore di pressione ambientale, poiché descrive l’azione impattante di un sistema economico sulle risorse idriche. Calcolato come rapporto fra la quantità d’acqua utilizzata in metri cubi e il valore della produzione venduta nell’anno in euro, l’indicatore rivela che nel nostro Paese, nel 2015, sono stati necessari in media 5,9 litri di acqua per ciascun euro di produzione realizzata.

I primi 10  comparti manifatturieri con una più elevata intensità di utilizzo dell’acqua così individuati sono: quello estrattivo con 21,7 litri utilizzati per euro di produzione venduta, seguito dal tessile (20,9 litri per euro), petrolchimica (17,5 litri per euro), farmaceutica (14,1 litri per euro), gomma e materie plastiche (12,4 litri per euro), vetro ceramica, cemento, ecc. (11,2 litri per euro) carta (10,1 litri per euro) e prodotti in metallo (7,4 litri per euro)”.