Ex Avir, l’antica vetreria di Gaeta: un esempio di archeologia industriale?

2599
antica vetreria di Gaeta: un esempio di archeologia industriale?
Ex Avir. Credits: AIG (Agenzia Informazione Gaeta).

Una vetreria che ha superato due guerre mondiali ma che non è riuscita a fare i conti con la modernità: è l’ex Avir di Gaeta, passata dall’incarnare un importante polo lavorativo, culturale e sociale della città a ritrovarsi con i battenti definitivamente serrati nel 1981.

Il fatto che la sua fase operativa si racchiuda interamente in un’epoca in cui internet non era ancora approdato nelle nostre vite rende tutto più affascinante – e complicato – da scoprire. Una fonte inesauribile di notizie, però, è l’Archivio di Stato di Latina, che conserva un fondo di documenti (1912-1999) relativo alla sua attività.

Tutto cominciò agli inizi del Novecento in forma di cooperativa: l’edificio venne costruito nel 1909 in un punto particolarmente strategico, fra il centro di Gaeta e la spiaggia di Serapo – all’epoca una duna di sabbia chiara e finissima che consentiva un facile recupero della materia prima a basso prezzo -, e la produzione iniziò un paio di anni dopo, imponendosi molto presto sul mercato. D’altronde, sin da subito si avvalse del lavoro di mastri vetrai: poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, infatti, la vetreria era già riconosciuta come punto di riferimento per la fabbricazione di bottiglie di vetro, anche se i due conflitti misero a dura prova la sua resistenza.

Maestri vetrai ex Avir a Gaeta
Maestri vetrai all’ex Avir di Gaeta.

La cooperativa ha rappresentato un tassello fondamentale della sua identità: era il primo esempio industriale meridionale che si inseriva all’interno del primo grande sviluppo industriale italiano, ma i mastri vetrai divennero anche parte del tessuto culturale e sociale della città attraverso iniziative, biblioteche e circoli ricreativi; si potrebbe dire che la moderna Gaeta si sia quasi sviluppata intorno alla sua vetreria. Ma la storia dell’azienda è caratterizzata da diversi passaggi di mano: divenuta una SPA nel 1924, è stata, più recentemente, venduta a privati.

Certo, non è stato tutto rose e fiori: l’attività di prelevamento della sabbia ridusse la superficie della spiaggia di Serapo e, durante il primo conflitto mondiale, come anticipato, l’azienda soffrì la carenza del carbone, riprendendo la produzione soltanto nel 1926. Ancora, con i bombardamenti subiti da Gaeta nel corso della Seconda Guerra Mondiale, la vetreria patì ingenti danni, vedendosi costretta a fermarsi del tutto per ripartire, dopo la ricostruzione, nel 1947.

Il 1955 portò la trasformazione industriale: i nuovi macchinari rotativi ridussero la manodopera necessaria che quasi si dimezzò. Da circa 400 operai si passò a soli 240.

La vetreria divenne Avir nel 1968: l’azienda, infatti, venne acquistata dall’AVIR S.p.a. (Azienda Vetrerie Industriali Ricciardi) che possedeva già quasi tutte le competitor italiane. Tuttavia, negli anni ’70 l’attività cominciò a diminure, fino ad interrompersi ufficialmente, purtroppo, nel 1981.

Si concludeva, così, un pezzo di storia tutto gaetano che lasciava, però, socchiusa la porta sul futuro.

L’Ex Avir oggi – La struttura della vetreria è rimasta a lungo un fantasma nell’organizzazione urbanistica di Gaeta, una sorta di archeologia industriale. È stata chiusa, dichiarata inattiva, ma mai demolita, c’è chi dice per rispetto e chi insinua, invece, inadempienza e inefficienza delle amministrazioni.

Ex-Avir di Gaeta, foto dopo l’abbattimento del muro perimetrale, al centro il sindaco Mitrano.

Fortunatamente, nel 2014 la carcassa dell’edificio è diventata proprietà del Comune di Gaeta e da allora qualcosa si è mosso. Poco prima dell’incursione della pandemia nelle nostre vite, nel 2019, è stato approvato un progetto di conversione in spazio polifunzionale: auditorium, ostello giovanile, parcheggi interrati, zone verdi e persino museo dedicato ai mastri vetrai che hanno a lungo reso grande la vetreria di Gaeta nell’Italia e oltre. A loro verrà intitolata anche una piazza che comprenderà l’area tra Corso Italia e via Serapide.

Con il recentissimo abbattimento di quel muro che “simbolicamente divideva l’ex vetreria dalla città“, come riferito dal sindaco Cosmo Mitrano, 24mila metri cubi in pieno centro urbano sono ritornati a Gaeta e ai suoi cittadini.

Non resta che attendere le evoluzioni dell’imminente futuro.