
Resta alta l’attenzione sul tema del Fine Vita in Veneto. Nelle scorse ore si sono registrate polemiche circa la proiezione in Consiglio regionale di “Lasciamo morire ridendo”, docufilm sulla storia di Stefano Gheller, il cinquantenne di Cassola, in provincia di Vicenza, morto a febbraio 2024 dopo una vita di lotta contro la distrofia muscolare.
La proiezione è stata organizzata dalla consigliera regionale di Avs, Elena Ostanel, e ha rinfocolato il dibattito sul tema: in particolare sul riavvio a Palazzo Ferro Fini dell’iter per provare ad approvare la legge sul fine vita bocciata nella scorsa consiliatura dal consiglio regionale del Veneto.
Una prospettiva che ha raccolto anche l’endorsement di Luca Zaia, presidente dell’assemblea. “Penso che in estate, il progetto di legge popolare sul fine vita potrebbe essere esaminato in Consiglio regionale del Veneto”, ha detto a margine della visione del film.
Momenti nei quali la Ostanel ha sottolineato “l’assenza di Stefani”, presidente della Giunta regionale, come unica “nota stonata”.
Fine Vita in Veneto: cosa ha detto il governatore Stefani
Il governatore veneto si è espresso oggi con queste dichiarazioni: “Sul fine vita quello che possiamo fare come Regione è esercitare una competenza prevista dalla nostra Costituzione, che è quella di proporre iniziative legislative che partono dal Consiglio regionale a valenza statale, e che quindi poi devono essere espressione del Parlamento”, ha detto a margine di un evento a Mestre.
“Noi – ha aggiunto – dobbiamo essere concreti. Abbiamo visto che la legge regionale toscana sul fine vita è stata impugnata e poi smontata in parte dalla Corte Costituzionale. È impensabile pensare che una legge regionale sul fine vita possa determinare una disciplina solo qui in Veneto. Sarebbe come pensare di fare una legge sulla legittima difesa che vale solo in Veneto, o una legge sulla flat tax che valga soltanto per un territorio. Noi dobbiamo pensare che iniziative come questa, non lo dico io, lo dice la Corte Costituzionale, debbano trovare un’uniformità, e il Parlamento tra l’altro nei prossimi mesi dovrà intervenire in questo senso”.
Le repliche di Associazione Coscioni ed Elena Ostanel
Sulla posizione di Alberto Stefani intervengono Filomena Gallo e Diego Silvestri, rispettivamente segretaria nazionale e coordinatore cellula Veneto dell’Associazione Luca Coscioni che, lo ricoridamo, è promotrice della proposta di legge “Liberi Subito”, in Veneto come in altre regioni.
“Il presidente Stefani sostiene che una legge regionale sul fine vita verrebbe automaticamente impugnata. Lo vogliamo rassicurare: nel caso della proposta di legge di iniziativa popolare Liberi Subito questo rischio non esiste. Si continua infatti a fare confusione tra due piani completamente diversi: da una parte la disciplina dei diritti costituzionali della persona, dall’altra l’organizzazione dei servizi sanitari regionali.
La Corte costituzionale – proseguono i due –, a partire dalla sentenza n. 242 del 2019, ha già stabilito che l’aiuto medico alla morte volontaria è consentito in presenza di determinate condizioni e ha indicato al Servizio sanitario nazionale il compito di verificarne requisiti e modalità”.
È dunque in base a questa distinzione che “le Regioni non stanno introducendo un diritto diverso da territorio a territorio, né stanno legiferando su materie riservate allo Stato. Le leggi regionali intervengono esclusivamente nell’ambito delle competenze regionali previste dalla Costituzione: organizzazione e funzionamento dei servizi sanitari, procedure, tempi e modalità di accesso a prestazioni già riconosciute dall’ordinamento e dalla Corte costituzionale”, affermano Grillo e Silvestri.
La proposta di legge sul fine vita in Veneto – viene dunque ribadito – “si limita a garantire l’attuazione della sentenza della Consulta all’interno del Servizio sanitario regionale, evitando qualsiasi conflitto con le competenze statali e offrendo a cittadini e personale sanitario regole certe, tempi definiti e garanzie trasparenti”.
Inoltre, “il testo – proseguono i referenti veneti della Coscioni – è stato aggiornato proprio per recepire le indicazioni della Corte costituzionale, in particolare quanto stabilito con la sentenza n. 204 del 2025, che ha chiarito la piena competenza delle Regioni nel definire modalità organizzative e procedurali di accesso a un diritto già riconosciuto dalla stessa Corte. Così è stato fatto anche in Toscana e in Sardegna, con testi oggi pienamente allineati alle indicazioni della Consulta”, concludono.
Sulla questione è ritornata anche oggi la consigliera Ostanel: “Se Stefani fosse coerente avrebbe sollevato il tema nei sette anni in cui è stato in Parlamento. La realtà è che il presidente cerca solo delle scuse per non rispondere alla vera domanda: quando arriverà in Aula la proposta di iniziativa popolare sul fine vita, lui come voterà e che indicazioni darà alla maggioranza? Possiamo dire però che almeno un’opinione oggi Stefani la esprime: a quanto pare, se stiamo parlando solo di tecnicismi, lui pensa che il Presidente Zaia vende fumo”?
La consigliera di Avs ha poi concluso: “È assurdo che un Presidente che dell’autonomia ha fatto la propria bandiera, oggi dica che dare tempi e modalità certe di accesso al fine vita creerebbe delle disparità territoriali”.


































