Nonostante i rallentamenti dovuti a varie problematiche quali il tardivo rilascio -a causa della pandemia- dei software da parte dei fornitori che solo ad ottobre 2020 ha messo la Commissione tecnica nelle condizioni di accedere ai fascicoli elettronici delle domande presentate, gli iniziali ritardi delle banche nel produrre la documentazione, il protocollo Consap – MeF – Garante Privacy sullo scambio di dati riguardo la verifica delle auto-certificazioni riguardanti il patrimonio ed il reddito, sbloccato solo ai primi di agosto, l’attività del Fir, il Fondo Indennizzo Risparmiatori, prosegue come testimonia il continuo arrivo dei bonifici per le istanze ammesse al ristoro e rientranti nel regime di indennizzi “forfettario” – scrive nella nota che pubblichiamo Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc (qui altre note Associazione per i diritti degli utenti e consumatori su ViPiu.it, ndr) –.

Gli ultimi dati disponibili risalgono al 14 giugno scorso: sul totale di 144.245 domande pervenute ne sono state valutate dalla Commissione tecnica 75.719, ossia il 52% del totale e il 60% di quelle afferenti al regime forfettario (125.085) con indennizzi liquidati per 378,517 milioni di euro.

Ad oggi, trascorsi circa quattro mesi, le istanze forfettarie -parole dell’on. Alessio Villarosa, ex sottosegretario MeF- sono state quasi tutte esaminate e si conta di completare i pagamenti entro il mese di novembre.

Dopodiché si procederà ad esaminare le istanze che fanno parte del regime delle violazioni massive, ovvero di quei risparmiatori che non rientrano nei limiti previsti per il regime forfettario e che devono dimostrare che nel loro specifico caso c’è stata violazione di tipo massivo della normativa da parte della banca.

Procedono a rilento anche i ristori per le obbligazioni subordinate, pure per gli appartenenti al regime forfettario. Il ritardo, ha spiegato la Consap, è dovuto al fatto che occorre calcolare l’extra-rendimento dell’obbligazione posseduta rispetto ad un analogo titolo di Stato considerando anche il prezzo di acquisto, quindi l’extra-rendimento del rendimento effettivo al momento dell’acquisto. Ciò comporta, per il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi cui il compito è stato affidato, un singolo calcolo per ciascun singolo acquisto di obbligazioni.

In ogni caso, il quadro che abbiamo a disposizione fa ritenere che il Fir terminerà l’esame di tutte le pratiche e il pagamento di tutti i ristori entro la prossima primavera.

Vi sono però degli aspetti importanti ancora irrisolti e che occorre affrontare quanto prima.

Il primo è la questione della possibilità di verificare i conteggi, in particolare l’extra-rendimento delle obbligazioni rispetto ad analoghi titoli di Stato.

Innanzitutto, dovrebbe essere comunicato il parametro di riferimento (benchmark) preso in considerazione per ogni bond coinvolto nella vicenda. Senza una base di calcolo non si è in grado nemmeno di ipotizzare un risultato da confrontare col risultato cui il Fitd perviene. Inoltre, non sono stati rilasciati l’algoritmo di calcolo e nemmeno degli esempi di conteggi.

Utilissimo sarebbe un vero e proprio rendiconto di liquidazione. Reputiamo fondamentali il rilascio di tali informazioni, senza cui non vi è trasparenza e si rischiano degli strascichi legali che tutte le parti in causa vorranno di sicuro evitare.

Il secondo aspetto è quello delle posizioni finite in successione.

Il fatto che molti interessati siano anziani, e non poche volte soli, non aiuta.

La Consap, per sua ammissione, non è in grado di cercare gli eredi dei risparmiatori eventualmente deceduti e che quindi sono gli eredi stessi a dover fare attenzione. Consap, però, potrebbe coinvolgere le banche. Gli istituti di credito potrebbero evidenziare agli eredi l’esistenza di titoli che potrebbero essere stati oggetto di istanza di risarcimento al Fir, invitandololi a contattare il Fondo per accertarsene. Possono farlo anche in maniera retroattiva, per le successioni aperte dal momento in cui sono partiti i primi bonifici in avanti.

Altra strada da seguire è quella di una campagna media del Fir, della Consap e dello stesso Ministero dell’Economia.

In tali maniere si può raggiungere il maggior numero possibile di aventi diritto i quali potranno accedere alle somme seguendo le istruzioni della Commissione Tecnica, ossia compilando e sottoscrivendo l’apposito modulo per poi trasmetterlo tramite la Piattaforma Fir corredato della pertinente documentazione, quale l’attestazione bancaria di intestazione delle nuove coordinate, i documenti di identità degli eredi e la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per successione, con l’indicazione dell’erede cui andranno accreditate le somme dovute a titolo di indennizzo.

Il terzo aspetto riguarda invece il destino del residuo del Fondo. E’ chiaro da tempo che, del miliardo e mezzo di euro iniziali, una determinata somma rimarrà a disposizione anche se non se ne conosce l’ammontare. Le dichiarazioni dell’onorevole Villarosa del 4 agosto parlano di 300-500 milioni, importi inferiori ai 700 milioni riportati dal quotidiano La Stampa del 10 marzo.

Cosa prevede la legge? La Legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145 – Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021) dispone che l’eventuale residuo possa essere distribuito proporzionalmente a chi ha usufruito dei ristori. Precisamente, l’articolo 1 comma 496 dispone che: “La percentuale del 30 per cento, entro tale limite (100.000 euro, nda), può essere incrementata qualora in ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 le somme complessivamente erogate per l’indennizzo secondo il piano di riparto siano inferiori alla previsione di spesa dell’esercizio finanziario, nel pieno rispetto dei limiti di spesa, della dotazione finanziaria del FIR e fino al suo esaurimento”. Il comma 497 prevede lo stesso per i bond, ma per questi ultimi la questione è di minore rilevanza vista la quota di rimborso al 95%.

Abbiamo evidenziato la parola “possa”, perché non è imperativa. La decisione spetta al Legislatore.

Su questo aspetto reputiamo che la soluzione più giusta sia quella di una riapertura dei termini per la presentazione delle istanze.

I motivi sono noti: a causa della pandemia molti professionisti, associazioni, ecc. sono stati fortemente limitati nell’assistenza agli aventi diritto. In una prima fase, poi, le banche impiegavano molto tempo a consegnare la documentazione necessaria, e proprio quando si erano discretamente organizzate è arrivata la pandemia con gli appuntamenti obbligatori in agenzia, ecc.

Da non sottovalutare gli effetti della paura, che in quel periodo ha bloccato in casa molti soggetti deboli e soprattutto anziani, categoria come detto assai presente tra i frodati. La proroga da aprile a giugno 2020 ha risolto solo in parte la questione, perché vi sono state in sostanza le stesse limitazioni. Non a caso, ai tempi non sono state poche le associazioni ed i comitati a domandare una riapertura dei termini. La stessa piattaforma del Fir ha lasciato attive le credenziali degli iscritti che non hanno completato e trasmesso l’istanza.

Insomma, nel paese dell’oramai appuntamento fisso con l’annualedecreto mille-proroghe, uno dei pochi termini di scadenza che vantava motivi più che concreti per essere rinviato, non lo è stato. Una riapertura che rimetterebbe in gioco coloro i quali si sono visti “chiudere la porta in faccia” il 18 giugno 2020 non per proprie colpe.

Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc