Giustizia penale oltre che civile: qualche riflessione del magistrato Schiavon per il ministro Nordio su intercettazioni e reati di corruzione

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Carlo Nordio, ministro della Giustizia nel Governo Meloni

Dopo il nostro recente “appello” (Se il ministro Nordio potesse darci retta sulla… giustizia civile: necessità dell’economia e della UE) e, se pur ci si volesse fermare al sistema penale, molti sembrano gli aspetti di criticità delle annunciate sue linee guida.

A partire dalle intercettazioni: che sono strumenti indispensabili nelle indagini. Non vanno limitate per legge, ma deve essere solo sanzionato il loro abuso: se il magistrato che le autorizza agisce con leggerezza e superficialità, è solo lui che deve essere colpito, disciplinarmente. Non va compresso un utile strumento operativo per l’eventuale cattivo uso che se ne fa!

Le intercettazioni (vedi anche il loro uso fondamentale nelle indagini sul caso europeo del Qatargate, ndr) sono, quasi sempre, l’unico strumento utilizzabile per scoprire i reati di corruzione, sempre più numerosi e gravi e difficili da individuare.

Il ministro Nordio ha, poi, sottolineato l’inutile severità delle sanzioni previste per quei (sempre più  diffusi) reati; ma sembra non rendersi conto che le vere cause della loro inefficacia risiedono, soprattutto, nella scarsa probabilità che quelle pene siano veramente applicate, a causa del discutibile regime della prescrizione, che vanifica quasi sempre gli sforzi degli inquirenti e che fa funzionare a vuoto la, già complicata, macchina giudiziaria.

Tante sarebbero le osservazioni, anche non critiche, sulle dichiarazioni  programmatiche del neo ministro. Su alcuni punti (soprattutto per quanto riguarda le carceri e il previsto ammodernamento delle strutture e della loro organizzazione) vale la pena di proporre specifiche riflessioni, in altri interventi.

Ma mi sembra essenziale che vengano create le condizioni per  realizzare riforme fattibili e coerenti alle risorse realmente disponibili, ma lontane anche dai garantismi di facciata e dalle tutele meramente apparenti; e lontane soprattutto dai luoghi comuni e dagli slogan spesso in voga nella politica.

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Nato a Treviso nel 1940 è stato magistrato dal 1967, svolgendo funzioni di giudice presso il Tribunale di Venezia , di consigliere presso la Corte di Appello di Venezia, di presidente di sezione del Tribunale di Treviso, di presidente del Tribunale di Belluno, di Capo dell’Ispettorato del Ministero della Giustizia, di Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, di presidente del Tribunale di Treviso. A partire dall’anno accademico 1989-1990, ha assunto l’incarico di docente presso la Cattedra di Diritto Fallimentare della Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Udine. E’ stato nominato componente della commissione ministeriale per l’elaborazione dei principi di riforma del diritto concorsuale e in seguito, membro della ristrettissima Commissione per la redazione della stessa legge di riforma. E’ stato componente della commissione Disciplinare della Federazione Ciclistica Italiana, componente della Commissione Nazionale Antidoping del CONI, presidente di una società professionistica ciclistica.