Il governatore del Texas Greg Abbott sfida Biden sui migranti: scontro tra governo statale e federale

La barriera anti-migranti nel Rio Grande di Greg Abbott, governatore del Texas
La barriera anti-migranti nel Rio Grande di Greg Abbott, governatore del Texas

Farò qualunque cosa per difendere il nostro Stato dall’invasione dei cartelli messicani della droga… e proteggerò la nostra sovranità”. Così ha tuonato il governatore del Texas Greg Abbott mentre cercava di giustificare le sue più recenti iniziative che potrebbero essere anche illegali ma senza pochi dubbi sono disumane.

Dipingere tutti i migranti con qualità che si applicherebbero solamente a una piccolissima parte di un gruppo è la strategia di Abbott, dei repubblicani e della destra in generale per demonizzare tutti i migranti. Nulla di nuovo dunque. Ma c’è ancora di peggio. Da quasi due anni Abbott ha lanciato l’Operation Lone Star (Lone Star, Stella solitaria è l’appellativo del Texas, ndr) per controllare gli ingressi di migranti nel suo Stato. L’ultimo espediente è stato quello di installare delle barriere galleggianti utilizzando boe arancioni ancorate al fondo del Rio Grande, il fiume che separa gli Usa dal Messico. Queste barriere includono anche filo spinato che rendono ancora più difficile e pericoloso l’ingresso. Già ci sono state vittime. La barriera è stata descritta come “una trappola della morte” dal parlamentare democratico del Texas Joaquin Castro. La barriera spinge anche i disperati che cercano di varcare la frontiera a provarci da luoghi dove l’acqua è più profonda aumentando i rischi.

Al di là dei pericoli e la sua ovvia crudeltà anche gli ordini dati agli agenti statali del Texas di impedire gli ingressi ci rivelano la malvagità. In una serie di e-mail analizzate dal Guardian, giornale inglese, uno di questi agenti spiega come gli ordini dei superiori riflettano disumanità. L’agente Nicholas Wingate informa che alcuni migranti sono stati feriti dal filo spinato. Una bambina di 4 anni, secondo Wingate, è svenuta a causa dell’eccessivo calore nel mese di giugno mentre tentava di passare il filo spinato. Un’altra donna incinta si è intrappolata e alla fine è stata trasportata all’ospedale dove tragicamente ha perso il bambino. In un altro caso, sempre secondo Wingate, più di un centinaio di persone, inclusi bambini esausti ed affamati, sono stati respinti in territorio messicano. Alcuni agenti però, dopo avere espresso preoccupazioni per il clima di disumanità, hanno disobbedito agli ordini dei loro superiori e si sono comportati con umanità verso questi disperati. Le autorità texane hanno dichiarato che riconsidereranno gli ordini dati ai loro agenti dopo aver condotto un’indagine interna.

Al di là della disumanità le barriere installate da Abbott sono apparentemente illegali perché si scontrano con leggi federali che prevalgono in questioni internazionali. Ecco perché un gruppo di parlamentari democratici ha inviato una lettera al presidente Joe Biden per agire. Difatti, il presidente lo ha fatto intimando al governatore del Texas di eliminare la barriera poiché interferisce con la gestione federale dell’immigrazione. Abbott non ha però ceduto sfidando Biden a vederlo in tribunale. La legge però è dalla parte federale. In passato ci sono stati scontri fra Stati e governo federale su questioni di immigrazione, ma la Corte Suprema ha giustamente preso la parte del governo di Washington. Biden ha fatto notare che le barriere violano una legge del 1899 la quale dà al Congresso il controllo sulla “navigabilità dei corsi d’acqua” e qualunque ostruzione deve essere approvata da Washington. Abbott non ha fatto richiesta al Congresso ma ha agito indipendentemente, accusando l’amministrazione Biden di non controllare le frontiere. Inoltre c’è anche una violazione internazionale poiché l’ostruzione è situata all’80% in acque messicane, violando dunque la sovranità di un altro Paese.

Nonostante tutto Abbott non ha alcuna intenzione di cedere anche perché la sua politica sui migranti è sostenuta dai texani. Un sondaggio del mese scorso ci informa che il 59% dei cittadini del Lone Star State sono favorevoli all’uso di forze dell’ordine statali per controllare la frontiera. Questi dati sono scesi un po’ con l’uso delle boe e il filo spinato come pure delle notizie sul tragico trattamento dei migranti. A livello nazionale, invece, il 58 percento degli americani non approva la politica di Biden sull’immigrazione. Continua a prevalere la retorica repubblicana dell’invasione dal confine sud. I fatti però ci dicono che i numeri di ingressi sono scesi notevolmente. Nel mese di giugno, per esempio, meno di 100 mila migranti sono stati fermati al confine col Messico, cifra bassa che non si vedeva dal 2021.

Il calo degli ingressi sarebbe dovuto alla mano dura di Abbott o alla politica di Biden? Le cifre darebbero ragione a Biden. Il calo di ingressi si deve in parte ai blocchi di migranti da parte del governo messicano che rende difficile ai centroamericani di intraprendere il lunghissimo viaggio per arrivare in territorio statunitense. Da aggiungere anche il fatto che Biden ha istituito una maniera di fare richiesta di asilo dal Messico usando CBP One, un’app che permette di ottenere una data con un giudice in Usa per determinare se l’asilo sarà concesso. Inoltre il numero di ingressi legali è stato aumentato da Biden raggiungendo quasi 500 mila unità negli ultimi due anni.

L’immigrazione è sempre stato un tema scottante in tutta la storia americana con un conflitto fra quelli che vogliono più immigrazione e altri contrari ai nuovi arrivati. La retorica repubblicana degli ultimi tempi ha demonizzato i migranti come fa Abbott, ignorando gli aspetti positivi e i contributi dei nuovi arrivati. Lo ha detto molto bene Kamala Harris in un recente discorso a UniDos, un gruppo di diritti per i latinos. La vicepresidente statunitense ha accusato Abbott per il suo linguaggio di “estremismo” caratterizzando le azioni del Texas come “disumane, scandalose e anti americane”. Difficile darle torto.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.