I crediti edilizi: dalla quantità alla qualità. “Agorà. La Filosofia in piazza”: ripensare il territorio a partire anche dal Veneto e da Vicenza

Vicenza, uno scorcio di piazza dei Signori
Vicenza, uno scorcio di piazza dei Signori
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Una delle zone d’Italia più economicamente avanzate è, senza ombra di dubbio, il Veneto. Il grande fermento economico che caratterizza la regione ne ha dato anche una sorta di imprinting territoriale. Le grandi industrie, come anche le piccole imprese, hanno sviluppato le loro attività costruendo capannoni e infrastrutture, dando al Veneto un’accelerazione produttiva, ma anche nuove problematiche legate al consumo di suolo, al dispendio delle energie, allo sprawl urbano.

Il benessere generalizzato, infatti, ha portato comunque a situazioni di degrado ambientale e urbano tanto da dover ripensare, sia a livello di città sia a livello di regione, la formazione dell’assetto del territorio.

Per questo sono nati i Piani di Assetto del Territorio (PAT), programmi di analisi, descrizione e valutazione, di cui la maggior parte dei Comuni, fra cui anche quello di Vicenza, si sono muniti. La particolarità dei PAT è proprio quella di analizzare lo stato dell’arte delle città, di rilevare ciò che è in buone condizione, come anche tutti gli elementi lasciati al degrado o abbandonati nel corso degli anni e che possono essere, in qualche modo, oggetto di nuovi investimenti.

Si tratta, in altre parole, di un’operazione amministrativa e urbanistica tale per cui non si incentiva a non investire in nuove strutture ma a migliorare ciò che già c’è. Per supportare questa nuova mentalità imprenditoriale sono stati inseriti, nel linguaggio amministrativo, i crediti edilizi. Si tratta, in primo luogo, di analizzare, attraverso i PAT, quelle opere private e pubbliche che occorre riqualificare poiché in stato di degrado. In seguito, viene stilato da parte del Comune, un Piano degli Interventi (PI), nel quale si descrivono le operazioni da eseguire sui vari beni degradati.

Ad ogni intervento di privati su quel bene, viene attribuito un credito edilizio il quale dà diritto ad un certo parametro di edificabilità, il quale viene trascritto nell’apposito Registro Comunale Elettronico dei Crediti Edilizi. In questo modo, un privato che esegue dei lavori secondo il Piano degli Interventi ha diritto ad un certo numero di crediti, i quali sono liberamente commerciabili e fruibili, tenendo presenti sempre i cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni.

Si tratta, in altre parole, di un processo di riqualificazione urbana in cui i privati vengono indirizzati verso alcuni beni piuttosto che verso altri. Alcune città, poi, hanno formulato un PAT tenendo conto dell’opinione pubblica e del volere dei cittadini. In questo modo, l’amministrazione comunale formula il PAT, in seguito individua il Piano degli Interventi (PI) e permette ai privati di fare impresa attraverso la riqualificazione urbana.

In un articolo per Urbanistica informazioni, Daniele Rallo e Luca Rampaldo scrivono: «Nel Veneto già nel 2004 si è giunti alla approvazione della quarta Legge urbanistica con l’introduzione del doppio livello dei piani (strategico e operativo). Nella Legge n° 11 del 23 aprile 2004 sono stati introdotti i concetti di perequazione, compensazione e, appunto, credito edilizio. Nel Veneto dal 1978 si sono susseguite delle Leggi per dare regole al fenomeno della città diffusa. Sia per regolamentare la edificazione in zona agricola della residenzialità sparsa: il fenomeno della casa uni-bifamiliare. Sia per regolamentare l’edilizia produttiva sparsa, cioè il fenomeno dei capannoni nati e cresciuti in zona impropria, altra terminologia del vocabolario urbanistico veneto»[1].

Non si tratta di elogiare un modello o un altro, ma di riflettere sulla relazione fra il pubblico e il privato nella gestione amministrativa e nella riqualificazione urbana.

In altre parole, il credito edilizio esprime un fenomeno che cerca di tenere insieme l’imprenditoria privata e i piani di assetto comunali, in modo che il territorio non sia ridotto ad un mero consumismo economico. Ragionando in termini filosofici, dunque, potremmo dire che il cambio di forma mentis è nel passaggio da una concezione prettamente quantitativa del territorio ad una qualitativa.

In conclusione, fare imprenditoria non solo può aggiungere benessere economico ma potrebbe anche migliorare la qualità della vita, se posta in collaborazione con le amministrazioni locali. Questa sarà la sfida per il territorio veneto, ma anche per tutta l’Italia, come per tutto il globo.

[1] D. Rallo, L. Rampado, Urbanistica veneta: crediti edilizi e rigenerazione, Urbanistica Informazioni, 289(2020), p. 127.


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a cura di Michele Lucivero

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Matteo Salòs Losapio (Bisceglie, 21 giugno 1991), originario della comunità parrocchiale di san Pietro in Bisceglie. Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari e in Teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese. È membro della redazione della rivista di filosofia “Logoi.ph” e della redazione del giornale «Cercasi un fine». Socio fondatore di Associazione 21 e del progetto PoliSofia, per la divulgazione del sapere filosofico, in questi anni si è occupato prevalentemente di filosofia russa del Novecento. Da qualche anno si occupa anche di filosofia della città, di urbanistica e di architettura attraverso il suo sito ww.makovec.it. Da un anno è collaboratore parrocchiale presso la comunità della SS. Trinità in Barletta.