Il camionista che ha investito mortalmente Davide Rebellin era conscio di quanto successo, ma ha deciso comunque di allontanarsi dal luogo dell’incidente.

È agghiacciante questo elemento emerso dalle indagini svolte dai carabinieri e che hanno condotto all’individuazione dell’autista del mezzo pesante che lo scorso 30 novembre ha stroncato la vita del corridore vicentino (leggi qui).

Si tratta di un sessantenne di nazionalità tedesca che ora è stato denunciato a piede libero, ma non arrestato in quanto in Germania non è contemplato il reato di omicidio stradale, diversamente che in Italia, dove è accusato di omicidio stradale e fuga.

Alla sua identità si è giunti grazie alla collaborazione tra carabinieri e polizia tedesca e alle immagini di alcune telecamere di sicurezza che hanno fatto luce sulla targa del Tir e, dunque, sul suo conduttore.

L’elemento chiave, quello della consapevolezza, è stato accertato dall’Arma a seguito delle dichiarazioni rilasciate da alcuni testimoni oculari. Il camionista – hanno riferito – dopo aver investito Rebellin che andava in bici, in corrispondenza di una rotatoria sulla Regionale 11, a Montebello Vicentino, è sceso dalla cabina dell’autoarticolato e si è avvicinato al corridore, steso a terra sull’asfalto.

Piuttosto che prestare aiuto, però – sempre secondo il racconto di alcune persone presenti che avrebbero anche scattato delle foto -, è risalito a bordo del Tir e si è allontanato velocemente. Nell’immediatezza della tragedia si era invece diffusa la versione dell’investimento inconsapevole.

Come riferisce oggi Ansa, inoltre, il camionista tedesco “era già stato condannato in Italia, a Foggia, nel 2001, per essere fuggito dopo un incidente senza prestare soccorso alle persone coinvolte”.

Le circostanze nelle quali è maturata la scomparsa di Davide Rebellin assumono dunque contorni ancor più tragici.