“Il costo della transizione ecologica”: qual è quello per ridurre le emissioni di anidride carbonica? Un esempio che arriva dalla pandemia

La transizione ecologica parte dall'Europa
La transizione ecologica parte dall'Europa

Bill Gates nel suo ultimo libro dal titolo “Clima, come evitare un disastro” descrive il cambiamento climatico come “una vasca da bagno che si sta lentamente riempiendo d’acqua. Anche se rallentiamo il flusso d’acqua fino a farlo diventare uno sgocciolio, la vasca finirà per riempirsi e l’acqua si riverserà sul pavimento”. Sebbene il fondatore dell’impero di Microsoft non sia il più titolato a parlare di sostenibilità, la metafora è efficace (qui tutti gli articoli della rubrica “Il costo della transizione ecologica”, ndr).

Anche se cerchiamo di ridurre al massimo l’emissione di gas serra, il surriscaldamento globale comunque continuerà, provocando danni sempre maggiori al pianeta in cui viviamo. Bisognerebbe azzerarle: un’ambizione di cui si parla, ma che sarà difficile raggiungere. Lo scorso giugno il Parlamento europeo ha approvato la Legge sul clima, all’interno del pacchetto del Green Deal, che conferma in maniera vincolante quanto stabilito ad aprile, ovvero ridurre le emissioni di anidride carbonica del 55% entro il 2030 e arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. Un progetto che già molti paesi hanno cercato di aggirare, spostando le scadenze o tirandosi indietro. Anche il WWF ha definito la legge sul clima deludente e il traguardo per il 2030 «molto al di sotto dell’obiettivo del 65% che scaturisce dalle indicazioni della comunità scientifica, e di quello del 60% indicato dal Parlamento europeo».

Nel mondo

Sicuramente tutto questo avrà un prezzo. E, se tutti i fenomeni naturali estremi (alluvioni, frane, incendi ecc.) a cui stiamo assistendo sempre più frequentemente non hanno dato le giuste avvisaglie, la pandemia ci ha messo sotto gli occhi un caso lampante di quanto costa ridurre le emissioni di anidride carbonica. Certo, l’esempio è abbastanza estremo. Il Covid ci ha presi alla sprovvista e non ci ha dato il tempo di accompagnare la “transizione ecologica” in modo da non far sentire troppo il rumore della caduta.

Ma sicuramente la riduzione dei consumi imposta da un piccolo virus ne è un esempio emblematico. Si calcola che l’anno scorso, con i vari lockdown e la conseguente contrazione di alcuni consumi impattanti, le emissioni mondiali di CO2 siano diminuite tra il 5 e il 7 per cento. Il costo di questa diminuzione, però, è stato di milioni di morti, di cui 130 mila solo in Italia. Oltre a milioni di posti di lavoro persi, crollo del Pil e tutte le conseguenze che il Covid si è portato dietro.

In Italia

Secondo l’Istat, il Pil nel 2020 è crollato del 8,9%, il dato peggiore in Europa, dopo la Spagna. E, sebbene nel 2021 si festeggi una crescita del 6%, l’anno scorso si è chiuso con un rosso di 156 miliardi, con un deficit pari al 9,5% del Pil. Non tutto questo debito, però, è da additare alla pandemia. I miliardi si sarebbero fermati a 99 se non avessimo dovuto pagarne 57 di interessi. A fine anno, infatti, il nostro debito ha raggiunto il record del 155,6% del Pil. Insieme al Pil, in Italia sono crollate (molto di più rispetto agli altri Paesi) anche le emissioni di CO2. Secondo le stime dell’Ispra, nel 2020 le emissioni sono scese del 9,8%, rispetto a quelle del 2019. Questo dato spiega quanto l’Italia sia stata colpita dal Covid.

Ecco: 156 miliardi, pur con le correzioni storiche da apportare al dato come prima spiegato, per ridurre le emissioni di circa il 10 per cento, e tutta la sofferenza che ha comportato, ci danno un’idea di quanto in salita sia la strada per arrivare all’obiettivo del 55% di riduzione di anidride carbonica nel 2030.

Intanto questa rubrica cercherà di dare qualche altro dato per capire qual è il “costo”, sotto molti aspetti, della transizione ecologica. Ben inteso che questo costo è quanto di più necessario per scongiurare la catastrofe climatica: perché nessun prezzo può eguagliare quello della vita del nostro pianeta.