Il disagio giovanile e il ruolo genitoriale, Luisa Consolaro e Carlo Simionato raccontano il malessere dei ragazzi in un convegno al Liceo Quadri

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disagio giovanile
Luisa Consolaro e Carlo Simionato

Un focus sul disagio giovanile e come affrontarlo: è l’argomento del convegno che si è tenuto venerdì 29 maggio presso l’aula magna del Liceo Quadri, organizzato da Genitori del Liceo Quadri e Associazione La Casa Blu.

A introdurre la serata, Giulia Marchesini, presidente dell’Associazione Comitato Genitori Liceo Quadri, un gruppo di genitori che, attraverso la disponibilità e presenza, sostiene le attività della scuola mettendo a disposizione energie e strumenti, e aiutando nelle situazioni e nei bisogni emergenziali; Marchesini ha spiegato come l’obiettivo primario in ogni iniziativa sia il benessere dei ragazzi e come non sia facile essere genitori di figli adolescenti.

Roberto Marconi, fondatore e volontario dell’associazione La Casa Bluha raccontato la genesi della struttura, dedicata alla prevenzione e alla cura del disagio giovanile a Vicenza, definendola “una struttura nuova, che non c’era”. L’Associazione di Promozione Sociale è nata nel 2018 dall’impulso di un gruppo di volontari per offrire riabilitazione psico-sociale alle persone che vivono solitudine, isolamento e un disagio sociale che condiziona la loro vita. Attualmente, ha detto Marconi, sono 93 le persone “accolte” nella casa, di cui 78 pazienti e 15 familiari.

Il disagio può trasformarsi in un vero e proprio disturbo e, in alcuni casi, implicare un isolamento sociale: 60,1% sono gli italiani che dichiarano di avere disturbi psicologici, e mai come ora, dunque, è necessario creare strutture come La Casa Blu che curano la sofferenza. Marconi ha introdotto il concetto degli hikikomori, spiegando come si tratti di un fenomeno che sta dilagando anche in Italia – secondo l’Associazione Nazionale Ritiro Sociale Volontario Hikikomori Italia attualmente i casi nel mondo sono oltre un milione, e di questi ben centomila nel nostro Paese -.

Dal 2026, inoltre, l’associazione ha avviato il primo progetto di sensibilizzazione all’interno del Liceo Quadri, per diffondere la consapevolezza che il disagio giovanile può essere guarito.

Il disagio giovanile dal punto di vista terapeutico

Dopo la presentazione dell’evento, la parola è passata ai due relatori, Carlo Simionato e Luisa Consolaro.

Il primo è medico e psicoterapeuta, formatore e informatore scientifico, presidente della Società Medico Chirurgica Vicentina, nonché segretario nazionale della Società Italiana di
Medicina Psicosomatica. Da qualche anno si occupa di determinanti della salute, convinto che il benessere ed il malessere delle persone sia determinato dalla società e dall’ambiente di vita. Consolaro è psichiatra e psicoterapeuta familiare, socia e appartenente allo staff didattico di A.I.T.F. Associazione Istituti di Terapia Familiare.

Simionato ha esordito parlando del fatto che le condizioni in cui le persone vivono determinano le loro condizioni di salute e negli ultimi decenni si sono moltiplicati gli studi sui determinanti sociali e sulle caratteristiche che una persona dovrebbe possedere per essere definita “sana”. Tra queste, compare l’accettazione di sé. Per questo, Vicenza aderisce alla Rete Città Sane, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con l’obiettivo di condividere risorse e strumenti operativi tra i comuni aderenti, al fine di favorire la qualità della vita nelle città italiane ed intervenire sulle politiche dedicate alla salute nel suo significato più ampio.

Il medico si è poi focalizzato sul ruolo della famiglia, evidenziando come essa sia cambiata negli anni: “L’educazione non è un optional“, ha detto, citando il film “Il ragazzo selvaggio” di François Truffaut. Secondo diversi studi, l’aspettativa di vita per uomini con un alto livello di istruzione è di 82,3 anni, nettamente più bassa invece quella di persone non istruite.

L’educazione e la formazione rappresentano anche l’opportunità di stare bene, un “equipaggiamento” da dare ai figli per affrontare il “cattivo tempo“, ha affermato Simionato parafrasando una celebre frase di Baden Powell.

Il medico e psicoterapeuta ha concluso parlando della resilienza e del fatto che come genitori siano la presenza (“ci siamo“) e la competenza (“chi siamo“), a contare.

Luisa Consolaro ha definito l’adolescenza come un momento di grande cambiamento che, se sommato all’evoluzione rapida dei contesti, si moltiplica l’influenza sul singolo. La stessa società, infatti, è in piena mutazione e ci ritroviamo all’interno di cambiamenti epocali, in particolare per quanto riguarda il progresso scientifico e tecnologico. La società, è divenuta “liquida” come disse Zygmunt Bauman, e i cambiamenti hanno provocato la messa in discussione dell’architettura sociale e dei parametri di riferimento (come la famiglia), oltre che dei parametri dell’esperienza (ad esempio il tempo, dato che ora è tutto rapido e non esiste più il concetto di attesa).

Rispetto a qualche decennio fa, afferma Consolaro, la famiglia è cambiata: ha cambiato ambiente, essendo ormai chiusa in contesto urbanizzato; ha cambiato quantità, divenendo nucleare e puerocentrica; ha cambiato tempi, le coppie spesso non hanno figli o rinviano la procreazione. Ha cambiato forma e durata: dal codice patriarcale a ruoli e divisione dei compiti non più definiti. La società è infatti oggi governata dal “materno”, ovvero è caratterizzata da iper-protezione, saturazione dei bisogni, protezione dal dolore; queste novità prevalgono sulla dimensione legata alle regole, all’impegno e alla responsabilità del figlio. Inoltre, la relazione genitori-figli si è orizzontalizzata, e questo ha portato – oltre a una maggior vicinanza – anche a una crisi dell’autorità e delle gerarchie e a una mancanza di differenziazione tra i membri della famiglia. Gli spazi emotivi sono interconnessi e cambia la comunicazione affettiva.

Secondo Consolaro, l’unica via d’uscita è “reinventare il ruolo del genitore“, insegnando ai figli a pensare e ad apprendere dall’esperienza, non privandoli delle emozioni negative.

La conclusione del convegno è stata affidata a Isabella Bartolone, Preside del Liceo Quadri di Vicenza, che ha evidenziato come la scuola dovrebbe formare la persona, al pari della famiglia e delle relazioni sociali, e che all’interno del liceo sono state avviate iniziative volte al supporto degli studenti nel loro percorso di crescita.