Il giuslavorista di domani, da aiuto imprese in difficoltà ad advisor cambiamento diritto e contrattazione

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(Adnkronos) – Il diritto del lavoro sta vivendo oggi trasformazioni profonde. Adnkronos/Labitalia ne ha parlato con il giuslavorista Alessandro Paone, fondatore di Nius, primo brand nel mondo legale e della consulenza che unisce l’Intelligenza artificiale alla creatività umana. 

Come è cambiato il ruolo del consulente giuslavorista?
 

Il cambiamento è molto più radicale di quanto appare. Per decenni il giuslavorista è stato chiamato ad aiutare le imprese a gestire il lavoro nei momenti patologici e di conflitto giudiziale. Oggi deve aiutarle a ripensarlo anticipando i problemi e, se possibile, evitando cause. Le grandi questioni ai tavoli di imprenditori e manager non riguardano più soltanto contratti, licenziamenti o contenziosi, ma la capacità di attrarre competenze, gestire la transizione tecnologica, governare l’IA, affrontare il cambiamento evitando crisi industriali e relativi impatti mediatici e reputazionali, sostenere la produttività e mantenere coesione sociale nelle organizzazioni. Oggi il lavoro sta cambiando perché cambia la tecnologia. E la legge sta cercando di inseguire questa trasformazione. In questo scenario il diritto del lavoro sta uscendo dal perimetro della compliance normativa per entrare in quello della strategia. Le norme, certo, sono fondamentali in un ordinamento come il nostro, ma il valore più significativo consiste nel comprendere come esse influenzino organizzazione, processi decisionali, relazioni industriali e competitività. E’ da questa visione che nel 2024 abbiamo fondato Nius: uno studio legale specializzato nel lavoro ancor più che nel diritto del lavoro, con l’ambizione di leggere il lavoro come fenomeno economico, organizzativo e sociale oltre che giuridico. Un advisor del cambiamento che parla la lingua dell’azienda e del diritto, in modo fluido e accessibile.  

Recentemente gli emendamenti al Decreto 1° maggio hanno introdotto novità su contrattazione, algoritmi, crisi industriali. Quali sono i segnali che le imprese devono attenzionare?
 

E’ un errore leggere queste norme come una semplice sequenza di interventi tecnici. Il legislatore sta inviando un messaggio più profondo: il futuro della competitività non si giocherà soltanto sul costo del lavoro ma sulla capacità di governare organizzazione, tecnologia e relazioni industriali. Se osserviamo insieme gli interventi sulla contrattazione, sugli algoritmi, sulle crisi industriali e sulla somministrazione emerge una tendenza: cercare di riportare il lavoro al centro delle politiche industriali. Per anni abbiamo considerato il lavoro una variabile dipendente dell’economia. Oggi il legislatore sta facendo l’operazione opposta: sta cercando di utilizzare il lavoro come strumento di politica industriale. Il legislatore non si limita a disciplinare il rapporto di lavoro, interviene sui meccanismi attraverso cui le imprese organizzano le persone, gestiscono le trasformazioni produttive e affrontano le fasi di crisi. L’altro segnale riguarda l’IA. Le piattaforme digitali rappresentano oggi un laboratorio normativo che anticipa fenomeni destinati ad estendersi a molti altri settori. Il tema non è soltanto la tutela del lavoratore ma la progressiva emersione di sistemi automatizzati che influenzano decisioni organizzative, valutazioni e processi aziendali. 

Siamo all’inizio di una trasformazione destinata a incidere profondamente sulle relazioni industriali dei prossimi anni.Come tutti i processi di transizione, non si possono gestire a cambiamento avvenuto, vanno accompagnati con la preparazione e la resilienza organizzativa. Molte imprese pensano che l’intelligenza artificiale sia un software. In realtà stanno introducendo un nuovo soggetto organizzativo. Chi governerà l’IA governerà l’organizzazione. Non basta acquistare un sistema IA da un fornitore, va disegnato sulla esigenza specifica e governato, prima che sia lui a governare le dinamiche interne causando danni relazionali. 

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n che modo dovrebbero prepararsi gli hr e i general counsel per trasformare queste novità normative in vantaggi competitivi?
 

In Nius non ci limitiamo a chiederci ‘cosa prevede la nuova norma?’, ma stimoliamo i nostri interlocutori con la domanda ‘quale modello di organizzazione sarà necessario tra tre o cinque anni?’. La differenza è enorme. Le imprese che continueranno a considerare il diritto del lavoro come un tema di adempimenti e rischio legale probabilmente riusciranno a rimanere conformi alle regole. Ma questo potrebbe non essere sufficiente. Le organizzazioni che avranno successo saranno quelle capaci di utilizzare il lavoro come leva strategica, e ciò significa investire sulle competenze, progettare modelli organizzativi più flessibili, costruire relazioni industriali mature, integrare l’IA nei processi decisionali e prepararsi a gestire trasformazioni sempre più rapide. Anche qui, la domanda non è quali professioni scompariranno ma quale modello di impresa sarà in grado di integrare persone e sistemi IA senza distruggere fiducia, identità e collaborazione. Le norme che stiamo vedendo oggi sono i primi segnali di un cambiamento molto più profondo. Nei prossimi anni il tema non sarà come applicare una singola disposizione legislativa, ma come governare il rapporto tra persone, tecnologia e organizzazioni. Ed è proprio su questo terreno che vediamo evolvere il ruolo di Nius: non soltanto interprete delle regole, ma partner delle imprese nella costruzione del lavoro del futuro. 

(di Sabrina Rosci) 

 

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