Nuove tecnologie, Meritocrazia Italia: “Il lavoro che verrà”

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Luci e ombre sull’uso delle nuove tecnologie. La globalizzazione e la flessibilizzazione del mercato (anche) del lavoro, in uno alla corsa verso lo sfruttamento delle nuove tecnologie, hanno dato origine a cambiamenti nel meccanismo di incrocio tra domanda e offerta di lavoro.

Dall’ultima decade del ’900 a oggi, lo stesso mondo del lavoro ha subito trasformazioni radicali. Nascono nuove professioni, si sviluppano altri modelli di business ed emergono necessità nuove da soddisfare.

I cambiamenti portati dall’emergenza pandemica hanno procurato una profonda diversificazione dei mestieri. Se ne contano di completamente nuovi; altri, già noti, hanno ampliato improvvisamente il proprio peso sul mercato. Sono sempre di più i professionisti e i lavoratori che si fanno rientrare nel novero del c.d. lavoro atipico.
Serve, insomma, flessibilità.

Eppure non si registra il medesimo cambiamento in punto di tutele e garanzie.

Ormai ‘molto più che standard’ possono ritenersi i contratti a tempo determinato (quello part-time, intermittente, o a chiamata, e di somministrazione), che, insieme a formule nuove, come la prestazione lavorativa resa attraverso l’utilizzo delle piattaforme digitali, necessitano di un adeguato sistema di tutela dei diritti, in grado di poter rafforzare il tessuto sociale e renderlo all’altezza delle sfide che il cambiamento continuerà a portare.

Negli ultimi anni, si è registrato in maniera prorompente l’incremento delle ‘consegne a domicilio’ di beni diversi, da quelli alimentari a quelli tecnologici, da quelli indispensabili per la vita quotidiana a quelli connessi a hobby o tempo libero.
Il sistema funziona grazie all’opera sinergia di più attori, ma, risalendo dal consumatore finale sino alla c.d. Gig Economy, anello essenziale della catena sono i c.dd. rider.
I diritti del ciclofattorino, dalla prevenzione contro infortuni e malattie professionali al riconoscimento dell’esistenza di un vincolo di subordinazione tra i lavoratori e le c.dd. piattaforme di consegna, sono oggetto di ampia discussione. Non mancano accese dispute giudiziarie.

Il rapporto di lavoro inizia dall’assunzione, che avviene mediante l’utilizzo di un’app; la pianificazione del lavoro è affidata a un algoritmo (area, fascia oraria, prenotazioni turni), che impartisce istruzioni e indicazioni; al singolo rider vengono attribuiti punteggi in relazione alle performance, secondo parametri predefiniti; in relazione al rating, possono essere comminate vere e proprie sanzioni, tra le quali addirittura la preclusione dell’accesso all’app (e la quindi possibilità di lavorare).

A partire dall’1 febbraio 2020, è in vigore l’obbligo assicurativo INAIL a carico delle società di consegna; tale copertura opera sia sul luogo di lavoro sia per il rischio in itinere, ed è attivabile in caso di infortunio o di malattia professionale. Si estendono, sotto questo aspetto, le prestazioni previste per i lavoratori dipendenti.

Sul versante dell’autonomia e contro il riconoscimento di un vincolo di subordinazione, la strada risulta essere ancora in salita, nonostante gli sforzi profusi dalla magistratura ordinaria, e nonostante alcune iniziative portate avanti da sindacati nazionali, con l’adesione di alcune piattaforme.

Timidi gli interventi normativi (v. d.l. n. 101 del 2019, conv. in l. n. 128 del 2019).

È soltanto un esempio.
Per certo, in futuro si registrerà un significativo aumento del lavoro flessibile come risposta ai bisogni delle imprese per fronteggiare un mercato che cambia con tempi e modalità impensabili fino a qualche decennio fa. In questo, l’innovazione tecnologica gioca un ruolo decisivo.

Per queste ragioni, viste l’attuale situazione anche geopolitica e l’inflazione galoppante che minaccia il potere d’acquisto di tutti i lavoratori, si auspica che in sede nazionale si avvii con decisione un percorso di lungimiranza, per condurre l’universo del lavoro atipico e precario nell’ambito di un quadro di tutele effettive.

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Fonte: Il lavoro che verrà

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