A proposito degli insegnanti di sostegno si iniziò a parlare dell’istituzione di classi speciali nell’Ottocento. Divennero realtà con la l. n. 1859 del 1962, rafforzata dal d.P.R. n. 1518 del 1967, il quale introdusse anche le classi differenziali.

Classi speciali e differenziali sarebbero state abolite circa dieci anni dopo, in concomitanza alla nascita della figura dell’insegnante di sostegno. Per il miglior riconoscimento del diritto allo studio e all’integrazione («attività per integrazione a favore di alunni portatori di handicaps») dello studente con diverse abilità, la l. n. 5 del 1977 introdusse la figura dell’insegnante di sostegno (insegnanti specializzati assegnati). Sicuramente un grande passo avanti per il pieno rispetto della persona e l’affermazione di quel principio di inclusione che ha il suo massimo riconoscimento nella Costituzione e ha trovato concretezza anche con la sentenza della Corte costituzionale n. 215 del 1987, sul «diritto incondizionato dei disAbili all’istruzione, anche oltre la scuola dell’obbligo».

Ma, a conti fatti, oggi a che punto siamo?

Indicative le rilevazioni annuali Istat sull’inserimento degli alunni con disAbilità nelle scuole statali e non statali, condotte in collaborazione col Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e col Ministero competente.
Nell’a.s. 2020/2021, sono stati circa 300mila gli alunni con disAbilità a frequentare la scuola italiana, circa 4mila in più rispetto all’anno precedente. Il dato si deve per parte alla diminuzione della sospensione scolastica (causa Covid), ma va riconosciuto anche un miglioramento dell’organizzazione delle scuole.
Il rapporto Istat ha evidenziato anche la crescita del numero di insegnanti di sostegno: più di 191mila, ossia circa 8mila in più rispetto all’anno scolastico precedente (uno ogni 1,4 alunni, rispetto a quello previsto dalla l. n. 244 del 2007, che raccomanda un valore pari a 2).
Di questi docenti però, uno su tre non ha una formazione specifica e il 20% viene assegnato con forti ritardi.

L’insegnante di sostegno ha un compito fondamentale: deve facilitare il percorso formativo del bambino, mediando tra i contenuti disciplinari, le aspettative degli altri, lo stile d’apprendimento del bambino, le attività del gruppo-classe e ciò che il bambino riesce a fare a seconda delle proprie competenze di base.

Si diventa insegnante di sostegno attraverso un percorso di specializzazione che abilita alla professione: il TFA – Tirocinio Formativo Attivo, da conseguirsi in presenza in Università accreditate, e con un costo che va da 2.700,00 euro a 3.800,00 euro, a cui si aggiungono i costi di partecipazione alle singole prove.
Per accedere al TFA Sostegno bisogna superare una preselettiva ed è inoltre necessario possedere dei requisiti sviluppati durante gli studi universitari, differenti a seconda che ci si voglia abilitare per la scuola d’infanzia e primaria o per la scuola secondaria di primo e secondo grado.
Al termine del TFA, per essere ammessi al ruolo, occorre poi superare un concorso pubblico, il periodo di formazione e prova in servizio.

La formazione dell’insegnante di sostegno segue, quindi, un iter ben definito eppure permane la difficoltà dell’utente, cioè dell’alunno disAbile in quanto, oltre alla carenza di figure specializzate, è poco diffusa tra i docenti la formazione in modelli inclusivi.

Con l’attivazione della didattica digitale integrata, diventa cruciale la competenza dei docenti (curriculari e per il sostegno) in materia di modelli inclusivi, necessaria per la progettazione di percorsi didattici efficaci che coinvolgano tutti gli studenti della classe.
La formazione sulle metodologie inclusive non è però ancora molto diffusa: solo il 28% degli insegnanti per il sostegno ha partecipato a corsi di formazione su queste tematiche, percentuale che scende tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado.

Nella didattica inclusiva l’azione dell’insegnante di sostegno si muove in sinergia con quella degli insegnanti curriculari, degli assistenti educatori e del personale ATA, nell’obiettivo di creare condizioni di apprendimento ottimali per tutti gli studenti e appianare difficoltà e differenze, allo scopo di mettere ogni alunno nelle condizioni di scoprire, valorizzare ed esprimere al massimo il proprio potenziale.

Resta dunque fondamentale lavorare non soltanto sulla quantità, per un numero di insegnanti di sostegno adeguato al fabbisogno, ma anche sulla qualità, verso adeguati livelli di professionalità.
Sarebbe utile anticipare il reclutamento nella misura necessaria alla richiesta, velocizzando l’assegnazione dell’insegnante di sostegno, così da far partire con adeguato organico l’anno scolastico. Ma è importante anche, nell’ottica della didattica inclusiva, la presenza in continuità di psicologhi, pedagoghi, educatori, che affianchino l’insegnante di sostegno e curriculare, per identificare percorsi di inclusione della classe nel suo insieme.

«La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza» (Gregory Bateson)

FONTI
https://smart.comune.genova.it/sites/default/files/archivio/documenti/InclusioneDisabilit%C3%A0.pdf
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/1977/08/18/224/sg/pdf
https://www.istat.it/it/archivio/265364
https://www.istat.it/it/files/2022/01/REPORT-ALUNNI-CON-DISABILITA.pdf
https://www.scuola.net/news/338/chi-e-e-di-cosa-si-occupa-veramente-l-insegnante-di- sostegno
https://www.scuola.net/news/396/i-pilastri-della-didattica-inclusiva

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Fonte: Meritocrazia Italia

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