
Partendo dall’articolo di Gianni Riotta su la Repubblica, ripercorriamo la storia dell’Iran e Usa fino a oggi, dal riconoscimento diplomatico del 1850 al golpe della CIA del 1953, che impose lo scià, fino alla rivoluzione islamica e alle tensioni contemporanee.
Iran e Usa fino a oggi: dal golpe CIA alle tensioni contemporanee
Prendendo spunto dal lucido articolo pubblicato oggi su la Repubblica da Gianni Riotta, proviamo a ricostruire in modo più dettagliato la storia, lunga e tormentata, dei rapporti tra Iran e Stati Uniti, per capire quanto il passato continui ancora oggi a pesare sul presente.
Le origini dei rapporti
La storia tra Iran e Usa fino a oggi inizia ufficialmente nel 1850, quando gli Stati Uniti riconobbero diplomaticamente la Persia, antico nome dell’Iran. In quella fase Washington aveva nel Paese una presenza limitata, mentre Teheran restava sospesa tra le influenze di Russia e Regno Unito. Il rapporto rimase per decenni secondario, fino a quando il petrolio trasformò l’Iran in uno dei nodi strategici della politica internazionale.
Mossadegh e la nazionalizzazione del petrolio
La vera svolta arriva nel 1951, quando il premier laico Mohammad Mossadegh decide di nazionalizzare il petrolio, sottraendo il controllo delle risorse agli interessi britannici. Per molti iraniani quella scelta rappresentò un atto di sovranità nazionale e di emancipazione. All’inizio una parte della diplomazia americana guardò con attenzione a Mossadegh, per il quale lo scià doveva regnare ma non governare, ma nel clima della Guerra Fredda prevalse rapidamente la lettura securitaria.
Il golpe della CIA e Roosevelt
Nel 1953 si consuma il passaggio decisivo. La CIA, attraverso la celebre Operazione Ajax, temendo un “intervento” dell’allora URSS organizza il colpo di Stato che rovescia Mossadegh. Figura centrale dell’operazione è Kermit Roosevelt Jr., inviato a Teheran per guidare la destabilizzazione politica e coordinare l’azione sul terreno. Come ricordato anche da Riotta, successive ricostruzioni storiche hanno evidenziato come l’intervento della CIA si sia mosso senza una piena e chiara approvazione politica del governo americano, agendo in larga misura per iniziativa dell’apparato di intelligence.
Ed è importante sottolinearlo con precisione: il golpe non si limitò a “rafforzare” o “consolidare” il potere monarchico, ma impose di fatto lo scià Mohammad Reza Pahlavi, riportandolo al centro del potere come figura sostenuta direttamente dall’intervento statunitense. Questo è uno dei nodi storici più rilevanti. Nella memoria iraniana non si tratta semplicemente di un sostegno esterno a un sovrano esistente, ma dell’imposizione di un assetto politico voluto da Washington. È da qui che nasce gran parte dell’ostilità verso gli Stati Uniti.
Il regime dello scià e la rivoluzione
Per oltre venticinque anni lo scià governa con il forte sostegno americano. L’Iran si modernizza economicamente e infrastrutturalmente, ma cresce parallelamente la repressione. La polizia politica SAVAK, che si rispecchia oggi negli “opposti” ma “simili” Pasdaran, diventa il simbolo della violenza contro oppositori, intellettuali e dissidenti. L’identificazione tra regime monarchico e sostegno americano diventa sempre più forte agli occhi della popolazione.
Nel 1979 esplode, quindi, la Rivoluzione iraniana. Lo scià cade e torna dall’esilio Ruhollah Khomeini, che prende le redini del Paese proclamando la Repubblica islamica anche come reazione al passato intervento americano. Il ricordo del golpe del 1953 resta uno dei pilastri ideologici del nuovo potere.
La frattura definitiva e il presente
Sempre nel 1979 viene assaltata l’ambasciata americana a Teheran e vengono sequestrati 52 ostaggi, trattenuti per oltre un anno. Da quel momento il rapporto diplomatico si spezza quasi completamente.
La guerra con l’Iraq negli anni Ottanta, il successivo tentativo di disgelo con Barack Obama e l’accordo sul nucleare, rotto da Trump, fino alle nuove tensioni degli ultimi anni, non possono essere compresi senza tornare al 1953. Ancora oggi per Iran e Usa bisogna fare i conti con l’ombra lunga di quel golpe. Il fantasma di Mossadegh e dell’intervento di Roosevelt continua a pesare sul presente, come una ferita mai davvero rimarginata.
Sullo sfondo ora come allora si staglia il demone del petrolio,

































