Pfas nel cibo in Veneto, Pd in pressing sulla Giunta: “Tirate fuori tutti i dati”

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Il Partito democratico va in pressing sulla Giunta regionale del Veneto chiedendo che vengano resi noti ai cittadini tutti i dati a disposizione del nuovo studio condotto sulla contaminazione da Pfas negli alimenti estendendo anche alle zone dell’area arancione gli studi di 10 anni fa.

Come già più volte detto da queste pagine, finora la regione ha reso noto solo una nota sintetica di questi dati e limitatamente ai soli prodotti di origine animale. Lo stesso ente ha rimandato a data da destinarsi la diffusione delle risultanze sulle filiere vegetali.

La Regione ha comunicato che è stata bloccata la commercializzazione dei prodotti di 8 delle aziende controllate, ma senza specificare quando ciò è avvenuto e se i prodotti messi in circolazione sono stati individuati e ritirati dagli scaffali.

Pd Veneto: “Pfas e alimenti. Su esiti Piano di sorveglianza manca il rapporto tecnico integrale. Regione pubblichi i dati completi”

La sola nota sintetica non è sufficiente – sostiene il Pd Veneto – per fugare ogni dubbio sullo stato delle cose e a tutela dei cittadiini. Anche per questo, i consiglieri regionale dem, Chiara Luisetto, vicepresidente della commissione consiliare Sanità, e Dalla Pozza hanno presentato un’interrogazione sulla vicenda.

Nel testo, il gruppo Pd sottolinea sia un obbligo imposto da leggi europee diffondere informazioni ambientali e sanitarie. Alla Giunta regionale è quindi chiesto quando pubblicherà sul portale istituzionale il rapporto tecnico integrale dell’Istituto Superiore di Sanità e la parte relativa alle filiere vegetali “e allo stato dei follow-up sulle aziende interessate dai blocchi”, affermano i consiglieri.

“Manca il rapporto tecnico integrale dell’Istituto Superiore di Sanità, mancano i dati disaggregati per le zone a media e bassa intensità di contaminazione e non vi è alcuna traccia del cronoprogramma per le filiere vegetali, i cui dati sono dichiarati ancora ‘in fase di analisi’ senza scadenze certe”, spiega la Luisetto.

“Solleviamo forti preoccupazioni su alcuni dati specifici emersi dalla sintesi – mettono in chiaro i consiglieri dem -.  Se il quadro generale appare in miglioramento, non possiamo ignorare le gravi eccezioni evidenziate dallo stesso Report. Parliamo del PFOS nel fegato bovino, i cui valori medi sono triplicati rispetto al 2016-2017, raggiungendo un picco massimo di 12,50 ng/g: più del doppio rispetto al limite di legge europeo. Preoccupa anche il PFOA nei fegati suini, con un massimo di 4,80 ng/g, quasi sette volte oltre la soglia consentita. Trattandosi di anomalie riscontrate nella zona a media intensità, i dettagli molecola per molecola restano invisibili nelle tabelle diffuse, che coprono solo l’area ad alta intensità”.