Progresso della cultura e grado di democraticità di un popolo sono aspetti profondamente collegati. In un’epoca nella quale la comunicazione era più difficile per l’assenza di supporto tecnologico e in cui controllare le masse non era così semplice come oggi, l’evoluzione delle Civiltà era affidata all’arte.
Non serve ricordare il contributo dato da rinascimento, decadentismo, illuminismo alla nostra identità nazionale.

Walter Mauriello, presidente di Meritocrazia Italia
Walter Mauriello, presidente di Meritocrazia Italia

Il dolce stil novo, in particolare, tra il 1200 e il 1300, ha offerto prospettive nuove. Il concetto di amore è stato liberato dal vecchio alone di tristezza e si è colorato di eleganza, bellezza e spiritualità. La donna ha assunto un ruolo centrale e inedito, di collegamento con la sacralità della fede collettiva. L’affermarsi di una nuova corrente poetica ha certamente portato con sé rinnovata fiducia e desiderio di vivere in armonia, superando ogni deleteria conflittualità.
Guardando un po’ più avanti nella storia, si trova uno dei capolavori indiscussi di ogni tempo, la Divina commedia. Con la sua opera più grande, Dante insegnava l’importanza della cura del particolare, raccontando la soggezione dell’Uomo rispetto al Creato. Arte, nella espressione più intensa e pura del termine, destinata a restare nei secoli, condizionando la crescita culturale di generazioni.

Considerando questo, si pensi poi anche all’idea di Hobbes, caratterizzata da maggiori realismo e concretezza. Una filosofia costruita a sostegno del potere regio. La comunità è chiamata ad affidarsi a una guida, perché, se c’è un soggetto in grado di decidere per tutti, è possibile evitare disordini e confusione. E questo consente al popolo di vivere in serenità, e quindi di essere davvero libero. Da qui, l’idea complessa di democrazia, che non può essere caos, ma deve rinvenirsi nel potere affidato a una guida comune di tracciare il percorso, di segnare una strada definita, che tutti possano percorrere con lo stesso passo, senza favoritismi.
Dal Dolce stil novo al pensiero Hobbesiano corrono secoli di stravolgimenti culturali e politici. E altri ne seguono, dagli eccessi di fare democratico a un oggi fatto di figure accentratrici. In Italia come nel resto dei Paesi del mondo.

Il cambiamento è fisiologico, ma la realtà è che, in un periodo di tempo relativamente breve, siamo passati da 3 miliardi di abitanti sulla Terra a circa 8 miliardi. Siamo in continuo aumento. Le masse si allargano, e occupano un territorio che è sempre lo stesso nelle dimensioni, ma non nelle risorse a disposizione.
Insieme, cresce il bisogno di equa distribuzione della ricchezza, di tutela dei diritti sociali, di garanzie di pacifica coesistenza.

La crisi sociale ed economica in corso merita un approccio diverso. Merita di essere affrontato con mente nuova.
Dispiace costatare che, invece, non prende il via nessuna moderna ondata culturale. Nessun pensiero rivolto a chi verrà. Non si prepara nessuna eredità culturale.
O forse s’è solo perso l’altruismo. Siamo prigionieri nel piccolo del nostro ego, in balia delle preoccupazioni del quotidiano, impegnati a costruire un benessere individuale fatto di cose e non di sentimenti.
Siamo lontani da quel punto di svolta che consentirebbe di ritrovare l’equilibrio.

È importante che qualcuno trovi il coraggio di uscire dal coro, di dismettere il conforto del qualunquismo, di ricercare la vera libertà, che si trova lontano dalla verità costruita ad arte da una stampa infedele, dalla felicità della ricchezza materiale.

La Cultura, solo la Cultura, può salvare il mondo.

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Fonte: LA CULTURA, SOLO LA CULTURA, SALVERÀ IL MONDO – 4 DICEMBRE 2022

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