Per La Russa, Meloni e Valditara la Resistenza è sempre una pillola amara!

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La Russa, Meloni, Valditara e la Resistenza
La Russa, Meloni, Valditara e la Resistenza

Dopo i numerosi comunicati epistolari del Ministro dell’Istruzione e del Merito (resta sempre l’interrogativo: quale merito?), on. Giuseppe Valditara, con i quali si è cercato in tutti i modi di avviare una fase di revisionismo storico in grado di sdoganare definitivamente il fascismo, adesso anche il Presidente del Senato della Repubblica italiana, on. Ignazio Benito Maria La Russa, ha potuto finalmente consegnare ai suoi concittadini e alle sue concittadine la lezione di storia contemporanea di cui potevamo fare a meno, ma che egli non vedeva l’ora di pronunciare dal pulpito della seconda carica dello Stato.

È così, purtroppo: il potere ormai corre sul filo del podcast, quello dal quale Ignazio La Russa pontifica nella complicità della testata che l’ha ospitato, cioè «Libero Quotidiano» di Pietro Senaldi, il quale non batte ciglio davanti alle bizzarre affermazioni del suo sodale. Tuttavia, non bisogna farsi illusioni: a legittimare quel potere vi è il voto della popolazione, vi è quel 44% che ha scelto consapevolmente il centrodestra e, in maniera particolare, quel 27% circa che ha optato quella parte politica che non ha mai accettato il fatto che la Resistenza abbia sgominato il fascismo. Per cui, forse, è normale che qualcuno trovi, ancora oggi, divisivo celebrare la Festa di Liberazione del 25 aprile.

E così, qualche giorno fa, nella più totale nonchalance storica ed educativa, dunque, come se si trovasse al bar con i suoi camerati a raccontare fatti perentori vissuti da testimone oculare, il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha avuto l’ardire di affermare che l’episodio che scatenò da parte dei tedeschi la rappresaglia che condusse all’eccidio delle Fosse Ardeatine poteva essere anche sostanzialmente evitato da parte dei partigiani, infatti, afferma La Russa: «È stata una pagina tutt’altro che nobile della Resistenza: quelli uccisi furono una banda musicale di semi-pensionati e non nazisti delle SS, sapendo benissimo il rischio di rappresaglia su cittadini romani».

È da tempo ormai che si tenta di riscrivere, mistificandola, la storia italiana. È da tempo che alcuni esponenti della destra più legata al passato fascista del nostro Paese, che purtroppo avanza a livello elettorale, cercano di mettere le mani sulla narrazione delle vicende storiche della Resistenza e non solo.

Purtroppo non si tratta di casi isolati e sporadici, ma vi è un attacco sistematico nei confronti di tutti quegli storici e quelle storiche che tentano di raccontare le pagine più buie delle storia italiana. Appena si cerca di fare luce su alcuni eventi con dati, testimonianze, reperti e ricostruzioni accreditate dai maggiori esperti di ricerca storica, scatta l’intimidazione politica, la diffamazione e mezzo stampa, il procedimento penale.

Abbiamo contezza di ciò che andiamo affermando anche per aver subito una interrogazione parlamentare da parte di una esponente della destra locale per il solo fatto di aver invitato nella nostra scuola, il Liceo Scientifico “Da Vinci” di Bisceglie (BT), lo storico Eric Gobetti a presentare il suo libro E allora le foibe?, in cui, secondo chi ha presentato l’esposto, l’autore arriverebbe addirittura a negare che sia mai accaduta una vicenda così cruenta sul confine orientale.

Basterebbe leggere il testo di Eric Gobetti per comprendere che non si nega assolutamente il fatto che vi sia stato un efferato scontro (principalmente) tra italiani e slavi, ma quel conflitto avveniva, questa è la tesi di Gobetti, non perché gli slavi fossero mossi da un odio razziale contro gli italiani innocenti, come si vorrebbe far credere anche attraverso una crescente propaganda mediatica veicolata da film come Rosso Istria e Il cuore nel pozzo, ma perché in quelle zone era avvenuto un feroce scontro ideologico tra fascisti italiani, che avevano cacciato via dai territori del Regno gli slavi, e comunisti slavi, che, una volta affermatosi il regime comunista titino, avevano ripreso vigore anche grazie alla collaborazione con i partigiani italiani. Ciò non riduce l’efferatezza della vicenda, ma di sicuro ne ridimensiona la portata ideologica e nazionalistica.

Del resto, questa ossessione censoria nei confronti dei convegni in cui si tratta delle vicende del confine orientale (con buona pace di chi crede che il fascismo sia scomparso) si è abbattuta anche a Vicenza il 4 marzo 2023, quando è stata negata una sala comunale per lo svolgimento dell’incontro sulle Foibe, e a Orvieto il 14 febbraio 2023 in occasione del Convegno organizzato dal CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica). Qui, molto probabilmente, l’intervento della sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, che chiedeva di annullare l’incontro con gli storici Alessandra Kersevan e Angelo Bitti, ritenuto giustificazionista in maniera preventiva e mistificatoria, ha indotto la dirigente dell’istituto in cui si sarebbe dovuto svolgere l’incontro a revocare la disponibilità della sala, costringendo gli organizzatori a cercare solo il giorno prima un’altra sede.

E della medesima retorica mistificatoria è infarcito anche il glabro discorso della Presidente del Consiglio, on. Giorgia Meloni, quando in occasione della commemorazione delle vittime delle Fosse Ardeatine afferma, in linea con il camerata Ignazio La Russa, che quegli uomini furono «Massacrati perché erano italiani», omettendo per una sorta di afasia ideologica e pretestuosa di pronunciare quella fatidica parolina che noi non ci stancheremo mai di proferire e di insegnare ai nostri alunni e alle nostre alunne per evitare in incappare ancora in regimi liberticidi. Quella parola è antifascisti. Già, perché quei partigiani che hanno lottato per la Liberazione e che attaccarono il  Battaglione Bozen, che non era una banda musicale di pensionati, ma un battaglione tedesco in forze in occupazione del suolo italiano, armato fino ai denti, peraltro, erano antifascisti, come lo è ancora oggi la scuola pubblica italiana per Costituzione.

Ma, per fortuna, ci sono gli storici di professione a vigilare sull’uso ideologico della storia. È a loro che bisogna prestare attenzione quando si tratta di analizzare il passato per costruire il futuro, ad esempio agli storici dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, che chiariscono ciò che è accaduto alla vigilia delle Fosse Ardeatine, oppure ad Angelo d’Orsi sulla questione delle Foibe e ad Alessandro Barbero per le vicende dell’attacco della Resistenza partigiana al battaglione nazista in via Rasella…ma, si sa, per La Russa, Meloni e Valditara la Resistenza è sempre una pillola amara!


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a cura di Michele Lucivero

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