La Vicenza delle curiosità: i palazzi di Andrea di Pietro della Gondola, poi Andrea Palladio, raccontati con originalità da una vicentina curiosa

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"Ma se Vicenza, oltre che, purtroppo, di criminali è stata patria di tanti cittadini illustri, dove abitavano, palazzi bellissimi, e per dove… passeggiavano, strade e corsi che molti ci invidiano, sarà l’argomento delle prossime puntate".

Così chiudevo la quinta puntata di “La Vicenza delle curiosità“, che provo a raccontarvi come “Una vicentina curiosa

E di stupendi palazzi di Vicenza ve ne parlo, quindi, oggi (qui tutte le puntate, passate, presente e future) soffermandomi su quelli legati ad Andrea Palladio mentre nel video vi “consegno” altre curiosità proprio sull'architetto che, sia pur padovano, è simbolo della nostra città) collegati fortemente alla storia di Vicenza: buona visone, allora, e buona lettura.

Palazzo Chiericati fu costruito dal Palladio con un loggiato poiché, essendoci sulla piazza antistante un mercato di bestiame, le persone potevano riparasi in caso di intemperie.

I nobili vivevano prevalentemente in campagna, ma avevano palazzi in città per curare i loro affari. Una parte di palazzo Chiericati fu costruito dal grande architetto nel 1550, mentre la seconda parte, dopo la metà del 1600, avendo i nobili Chiericati esaurito il denaro disponibile alla costruzione. Rimasero sempre i padroni del palazzo fino al 1830. In quella data lo cedettero al comune di Vicenza che ne fece un museo.

La pianta e la costruzione del palazzo sono contenute nel libro scritto da Andrea Palladio  che sperava di diventare architetto a Venezia.

Ha la forma di un rettangolo. All’ingresso ci sono le scale  e si accede ad una grande sala. Ai lati ci sono delle stanze via via più piccole con i bagni in alto, molto piccoli che accedevano alle scale.

Le colonne sono di mattoni rivestiti che funzionano come spicchi di torta uniti con la malta. Non furono costruite in pietra perché costava troppo. Sono più larghe alla base e si assottigliano verso l’alto per dare un senso di maggiore altezza. Per l’architrave superiore fu usato il legno, poi dipinto.

Le stanze venivano misurate con i piedi. Sopra le colonne ci sono dei fregi: uno rappresenta il bue che veniva sacrificato agli dei, uccisi e mangiati. Alla testa venivano tolti gli occhi e il mento, in modo da tenerla come voto (cuori votivi si trovano ancora oggi a Monte Berico). Ci sono poi fregi che indicano il banchetto e un altro fregio che indica l’unione di corpo, mente e anima per raggiungere il divino.

La stanza centrale grande del palazzo veniva usata solo per occorrenze speciali e aveva un tavolo grande e poche sedie. La stanza veniva ornata dagli arazzi nelle occasioni speciali e poi ritornava spoglia e gli arazzi riposti.

La vita si svolgeva nelle stanze adiacenti con letti a baldacchino per mantenere la privacy e difendersi dagli spifferi. Nelle stanze più piccole c’erano dei tavolini per mangiare e per lavorare e dei ripostigli. Raramente la famiglia si riuniva per mangiare: il padrone spesso da solo e raramente con la moglie. Le donne usavano le comode per i loro bisogni corporali, mentre gli uomini usavano delle nicchie vicino alla scala più ampia perché avevano meno bisogno di privacy.

Casa Cogollo

Ha la facciata del Palladio ed è a lui attribuita come dimora. In realtà, ha vissuto sempre in una soffitta in Contrà San Biagio, porta Castello e ponte degli Angeli. Probabilmente perché eretico (due suoi figli furono giustiziati per eresia) era povero e morì in povertà. Fu la figlia Zenobia a comperargli un pezzo di tomba nella Chiesa di santa Corona con l’aiuto del marito.

Palazzo Thiene

Tutti i palazzi nobili erano delle piccole fortezze. Doveva essere molto più grande, un intero isolato, ma non fu possibile. Lo stile del palazzo, attribuito interamente al Palladio, è quello di Giulio Romano nella parte inferiore, mentre quella superiore è del Palladio.

Palazzo Barbaran da Porto

Montano Barbarano iniziò la costruzione del palazzo ideato dal Palladio, ma, non avendo sufficiente denaro, si appoggiò ad un altra famiglia nobile di Vicenza: i Da Porto con cui si imparentò. In questo palazzo sono presenti degli stucchi che nel palazzo Thiene non c’erano. Nello stucco c’è il gelso che è simbolo della seta di cui i vicentini erano produttori in Ponte Pusterla e in via delle Chioare. In questo palazzo si tenevano concerti e feste.

Palazzo Valmarana Braga

Su progetto del Palladio, presenta stucchi e colonne giganti. Fu commissionato al grande architetto direttamente dalla moglie, vedova del nobile vicentino Giovanni Alvise Valmarana, dopo la sua morte.

La Loggia del Capitaniato

Fu costruito con colonne giganti di mattone rosso. Reca la firma del Palladio nel lato destro del palazzo.

Nella sala bassa si tenevano le comunicazioni per il popolo, mentre la sala alta era adibita alle feste. Alcuni musicisti, forse ubriachi, sono anche caduti dal suo balcone.

Arco delle scalette di Monte Berico

Fu progettato da Andrea Palladio per accogliere la salita dei pellegrini, a volte in ginocchio, al Santuario di Monte Berico, come la facciata della Chiesa dei Servi.

Il primo mecenate di Andrea di Pietro della Gondola, poi diventato Andrea Palladio, fu GianGiorgio Trissino, che deluso dal figlio Giulio, gli fece da mecenate.

Con l’aiuto di Barbaro, Palladio scrisse i 4 libri sull’architettura ispirandosi al famoso Architetto dell’antichità “Vitruvio”.

Dopo una vita costellata da dispiaceri, dovuti alla morte di alcuni suoi figli,  e praticamente finito in povertà, l’architetto morì in un incidente cadendo da un ponteggio durante la costruzione di un palazzo.

Secondo alcuni, fu spinto e quindi ucciso. Non ci sono prove per documentare questo fatto.

Questi palazzi firmati dal Palladio ma anche i tanti altri progettati e costruiti da diversi architetti che fecero e mantengono bella Vicenza di sicuro furono ci certo abitazioni di criminali nobili e di cittadini illustri ma di sicuro furono anche testimoni di storie d'amore, di cui vi racconteremo nella prossima puntata.

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Maria Cristina Strocchi è una psicologa e psicoterapeuta, con master in sessuologia clinica in età evolutiva, in disturbi della personalità, perfezionata in Criminologia Clinica. È docente e Supervisore nelle scuole di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, Cultore della materia in Sociologia della Devianza c/o l’Università di Padova. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Veneto in qualità di Pubblicista, ha pubblicato molti libri sul benessere della persona e della coppia, ha collaborato con numerosi articoli per varie riviste nazionali e locali, inoltre ha partecipato ad un convegno a Roma c/o il Ministero dello sviluppo economico, come relatrice sul tema della Dipendenza Affettiva.