Legge elettorale nazionale, Szumski e Lovat chiedono al Quirinale il rinvio alle Camere

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Sulla legge elettorale Szumski, Lovat e altri esponenti territoriali chiedono al Quirinale il rinvio alle Camere, contestando l’aumento delle firme.

Sulla legge elettorale Riccardo Szumski, Davide Lovat e altri esponenti di movimenti autonomisti, territoriali e civici chiedono al Presidente della Repubblica di rinviare alle Camere il disegno di legge A.C. 2822-B. L’iter dei provvedimenti parlamentari può essere seguito sul portale della Camera dei deputati.

La contestazione riguarda in particolare l’aumento delle sottoscrizioni necessarie per presentare le liste. Secondo i firmatari, per le forze che non beneficiano delle esenzioni il numero richiesto in ciascun collegio passerebbe da 1.500-2.000 a 6.000-7.000.

L’appello entra nel dibattito sulle posizioni politiche espresse dai rappresentanti veneti, pur riguardando una norma di livello nazionale.

Legge elettorale, la critica alle nuove soglie di firme

Szumski e Lovat precisano di non contestare il principio della raccolta delle firme, ma l’entità dell’incremento. A loro giudizio, l’onere potrebbe rendere molto difficile la partecipazione di formazioni nuove e prive di rappresentanza parlamentare.

I firmatari sostengono che le regole non dovrebbero trasformare il Parlamento in un sistema chiuso, nel quale i partiti già presenti godono di condizioni più favorevoli rispetto a chi prova a sottoporsi per la prima volta al giudizio degli elettori.

La dichiarazione collega la questione anche alla crescita dell’astensione: mentre diminuisce la partecipazione, affermano, sarebbe contraddittorio introdurre ostacoli più pesanti all’ingresso di nuove rappresentanze. La richiesta al Quirinale è quindi di rivalutare la legge elettorale e riaprire il confronto parlamentare, con regole che garantiscano competizione, pluralismo e possibilità effettiva di scelta.

L’iniziativa è sottoscritta da tredici rappresentanti di movimenti territoriali e identitari. Il loro documento richiama il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica e sostiene che il rinvio consentirebbe alle Camere di riesaminare l’equilibrio tra controllo delle candidature e accesso democratico alla competizione elettorale.

Il confronto proseguirà con l’attenzione degli operatori, delle istituzioni e dei cittadini interessati agli sviluppi annunciati.