Letterine di Natale di ViPiù, Giorgio Langella: “cosa augurarsi tra morti sul lavoro e attacchi a Assange, Peltier, Coviello e altri? Non rassegniamoci!”

Un dipinto di Carlo Soricelli
Un dipinto di Carlo Soricelli
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Cosa augurarsi? Difficile dirlo … forse basterebbe un po’ di serenità e una maggiore giustizia. Basta guardarsi intorno e si vedono troppe cose che non vanno. Anche oggi, come ogni giorno, si muore sul lavoro. Con l’abituale difficoltà e in mezzo a un’indifferenza soffocante si possono trovare due notizie che rivelano tante cose.

La prima è brutale nella sua tragicità:

Padenghe sul Garda (Brescia), 24 dicembre 2020 – Vigilia di Natale funestata da un incidente sul lavoro nel Bresciano. Un uomo di 79 anni è morto dopo essere caduto da un’impalcatura di un capannone Icor, a Padenghe sul Garda. L’incidente è avvenuto attorno alle 8 in via Levrini.”

La seconda è un comunicato di USB Basilicata su un lavoratore morto di Covid. E’ datato 23 dicembre e inizia così:

Usb esprime la propria vicinanza ai familiari di Mario, lavoratore della Fca di Melfi, scomparso ieri a causa del coronavirus. Mario è uno dei tanti, troppi, lavoratori morti durante questa pandemia. Come tanti suoi colleghi, ha prodotto anche durante l’emergenza beni essenziali per la sopravvivenza di Fca e del paese, non certo per quella degli operai. Il paese si regge sul lavoro e non può farne a meno nemmeno adesso, purtroppo il rischio per i lavoratori è inevitabile, questo è l’assurdo messaggio che sta passando da mesi. La realtà è molto più amara, il paese sopravvive ma i lavoratori muoiono …

Che dire? Viviamo in un paese, in un sistema, nel quale si deve lavorare fino allo sfinimento. Si sale sulle impalcature anche da vecchi. Si va al lavoro e le condizioni di sicurezza per evitare infortuni e malattie sono, evidentemente, precarie. Così come lo è la vita stessa di chi lavora.

Poi si gira la testa, non dall’altra parte ma per cercare qualcosa di meno triste, e si ha la fortuna di trovare che Chico Forti, condannato all’ergastolo in USA dopo un processo a dir poco “precario” basato su indizi abbastanza labili, tornerà in Italia.

Finalmente una buona notizia si pensa.

Ma vengono alla mente altre ingiustizie che sono rimaste intrappolate nell’indifferenza generale spesso indotta da un sistema informativo anch’esso, diciamo così, “precario”.

Così si pensa a Julian Assange (e al suo dramma) che sta aspettando, in carcere, la sentenza per la quale potrebbe essere estradato in Stati Uniti dove rischia oltre 150 anni di carcere per avere diffuso notizie e informazioni vere ma scomode al potere.

E si ricorda anche che Leonard Peltier, attivista per i diritti dei nativi-americani, è incarcerato in USA da 44 anni per due omicidi che non ha commesso (le prove indiziarie sulle quali si fondava la condanna a due ergastoli sono  via via risultate inconsistenti e fase – o, meglio, falsificate).

E perché no spendere anche un pensiero per il direttore Coviello che deve affrontare moltissimi processi per avere scritto articoli che sono risultati “scomodi” a personaggi abituati ad essere considerati potenti. Esempio, anche questo, di come si pretende controllare l’informazione indesiderata (clicca qui, ndr).

Si guarda al mondo e si vedono guerre, sfruttamento delle persone e dell’ambiente, l’acqua che viene quotata in borsa, inquinamento che uccide, un ambiente devastato, pandemie che era logico aspettarsi … Si potrebbero sentire i lamenti di intere popolazioni ridotte alla fame e alla sete dovute a inique decisioni dei governi più potenti se solo non ci fosse quella censura e quell’indifferenza che coprono tutto il dolore del mondo.

Così c’è ben poco da festeggiare se non il sorriso delle persone care, la felicità di qualche bambino che ci corre intorno e gioca a ridere. Cose personali, intime, individuali, che ci regalano istanti di vera serenità. Ma io vorrei di più. Vorrei realizzare i miei sogni.

Cosa augurarsi allora? Forse qualcosa che vorrei riassumere in una semplice frase: Lottiamo perché il futuro sia migliore del nostro sogno più bello!

Lottiamo per avere coscienza di cosa succede, non accettiamo di essere ridotti all’indifferenza. Non abituiamoci alla rassegnazione. Ribelliamoci.

Dipende da noi e non dal volere di chissà quale entità che sta sopra di noi e ci controlla.

Tentiamo, così, di essere liberi. Veramente.

(un ringraziamento particolare a Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro e autore del quadro riportato in immagine)

Giorgio Langella

(qui le Letterine di Natale di ViPiù 2020)

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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.