Liceo Transizione Ecologica e Digitale (TED) e decostruzione della cultura umanistica. “Filosofia in Agorà”: la scuola nelle mani di banche e SNAM

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Liceo Transizione Ecologica e Digitale
Liceo Transizione Ecologica e Digitale

In questo strano 2022 il Giorno dalla Memoria per le vittime della Shoah è passato un po’ alla chetichella, giacché tra l’attenzione costante alle novità del green pass e l’elezione tormentata del Presidente della Repubblica, siamo riusciti anche a far passare in secondo piano il fatto che degli studenti siano stati caricati e manganellati dalla polizia mentre protestavano contro quel modello di PCTO che ha condotto alla morte un loro coetaneo, Lorenzo Parelli di soli 18 anni.

Eppure, non ci è sfuggita una toccante testimonianza rivolta proprio a noi docenti, che dovremmo, però, al netto della composta commozione e della contrita contemplazione dei ruderi di un passato nefasto, farci indignare e incazzare: «Caro professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani»[1].

Ecco, invece di minuti di silenzio, oggi avremmo bisogno di ore e ore, perlopiù urlate a muso duro per riflettere insieme e spiegare accuratamente ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze ogni singola profonda parola di questo testo, a partire dal quel diffidare dall’educazione, dal processo di costruzione della memoria e da quello in atto ancora oggi di decostruzione della cultura, la sola che rende gli uomini e le donne più vicini agli esseri umani. Abbiamo bisogno di incazzarci dalla cattedra affinché i nostri sforzi siano utili a mostrare che poi gli stessi errori li rifacciamo costantemente e ancora siamo lontani dal comprendere il senso dell’appello di Nietzsche quando nella Seconda considerazione inattuale sull’utilità e danno della storia, ammoniva: «Ed ora un rapido sguardo al nostro tempo! Abbiamo paura, indietreggiamo. Dove è andata a finire ogni chiarezza, ogni naturalezza e purezza di rapporto fra la vita e la storia e come ondeggia confuso, esagerato, inquieto il problema davanti ai nostri occhi! La colpa è nostra o dei contemplatori?»[2].

E, allora, con Nietzsche, profetico sulla deriva dell’uomo moderno e tristemente frainteso da uomini e donne, compresa sua sorella, lontanissimi dall’esercizio della filosofia «Anche se gli altri mostreranno che abbiamo visto male, vogliamo definire quello che crediamo di vedere»[3].

E che cosa vediamo noi oggi, se non un ennesimo attacco alla cultura umanistica in nome dell’esaltazione della scienza applicata ad ogni aspetto della realtà sotto forma di tecnologia? Cos’è questo abuso di acronimi che vede le STEM guidare la transizione verso il TED? Come può una scuola pubblica e statale, un Liceo della Transizione Ecologica e Digitale (TED) svolgere pienamente la sua missione educativa se viene cooptato da un consorzio di aziende private, il Consorzio Elis, capitanano da Banche, Grandi Imprese, Business School e Università private? Come può essere credibile un Liceo della Transizione Ecologica se fa entrare nelle proprie strutture formative la SNAM a pontificare sulla necessità di puntare sull’ecologico, quando poi è il WWF a denunciare e a fare ricorso al Capo dello Stato contro la stessa SNAM perché vuole costruire un inutile metanodotto in Abruzzo? Ma quale voce in capitolo può avere la SNAM sulla transizione ecologica nella nostra scuola pubblica e statale, se poi ha anche degli interessi in Salento nella costruzione del gasdotto TAP a Melendugno, le cui connessioni a dir poco imbarazzanti con l’Azerbaijan furono mostrate già nel 2016 dai giornalisti di Report?

E, allora, cosa vediamo noi che gli altri non vedono? A noi sembra di essere in una fase storica molto simile a quella che nell’ubriacatura della tecnica e della prima tecnologia applicata ai servizi nella Francia di fine Settecento, la stessa che aveva inventato la ghigliottina per velocizzare le esecuzioni, bollava i filosofi come Idéologues, inutili orpelli di una società che aveva bisogno di tecnici piuttosto che di intellettuali scomodi e di salotti. E non è un caso che proprio con Napoleone, uomo passato alla storia come estremamente pragmatico, concreto, che nutriva una certa avversione nei confronti di filosofi e letterati, che si ha una prima grande riforma dei sistemi scolastici controllati dallo Stato.

E noi vediamo ancora che, in una fase storica molto simile a quella dell’esaltazione della tecnicizzazione programmata e dell’efficienza scientifica del regime nazista, quella che portava gli ingegneri istruiti ad attivare le camere a gas, medici ben formati a iniettare veleni e psicopatici qualificati ad agire indisturbati, la necessità di formare le alunne e gli alunni per dare loro la possibilità di crescere, la necessità di orientare gli studi su discipline umanistiche, filosofiche e letterarie, finalizzate all’assimilazione di un patrimonio di conoscenze che ruotino intorno a competenze linguistiche, sociali, valoriali, etiche, in ultima analisi intorno a quelle che un tempo erano, non a caso, le arti liberali, è stata opportunamente archiviata.

Il fatto che queste discipline siano per il nuovo paradigma neoliberista assolutamente senza scopo, senza una finalità specifica, se non quella della formazione integrale dell’individuo, ha lasciato il posto a discipline tecniche e matematiche, alle STEM, utili al soggetto, ma in qualità di soggetto-lavoratore/lavoratrice, utili, in ultima analisi, al mondo del lavoro, che ha la necessità di controllare e indirizzare un percorso formativo finalizzato all’uso e al consumo dell’azienda, un percorso, dunque, sempre più imbastardito da logiche che non appartengono a quelle della formazione integrale del soggetto come essere umano, un dejà vu che si sa rinnovare molto bene, mentre il sonno della ragione genera mostri, avvertiva il Goya.

[1] A. Cojean, Les mémoires de la Shoah, in Le Monde del 29 aprile 1995.

[2] F. Nietzsche, Sull’utilità e danno della storia, Orsa Maggiore Editrice, Torriana (FO) 1993, p. 299.

[3] Ibidem.


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a cura di Michele Lucivero

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