“Se faremo giochetti in aula i democratici potrebbero decidere chi sarà speaker”. Questo il monito di Kevin McCarthy, parlamentare del 23esimo distretto della California, dopo le insistenti voci che una parte dei parlamentari repubblicani non lo voterà come speaker (in sostanza il presidente del congresso, la camera dei deputati Usa, ndr).

Con la vittoria del Gop (Grand Old Party, il partito repubblicano, ndr) alle elezioni di midterm del mese scorso il partito di McCarthy avrà una maggioranza, anche se risicata, e quindi si aspetta che lo speaker sarà un repubblicano. Lui stesso è il candidato più probabile anche perché alla recente elezione come “leader” dei parlamentari repubblicani è emerso vincitore con 188 voti, sconfiggendo Andy Biggs, Arizona, il quale ne ha ricevuti 31. Si trattava di un voto fra repubblicani che è servito come una specie di “primarie” per “l’elezione generale” a speaker che si terrà il 3 gennaio 2023 e alla quale parteciperanno anche i democratici.

Per divenire speaker McCarthy dovrà ricevere 218 voti, la metà più uno degli eletti al Congresso che sono 235. Considerando che vi saranno 222 parlamentari repubblicani non dovrebbe essere difficile ma non sarà nemmeno una passeggiata. McCarthy non è popolare anche se è uno dei leader del Partito Repubblicano alla Camera che ha lavorato con i precedenti speaker del Gop negli ultimi anni, John Boehner e Paul Ryan. Difatti McCarthy si candidò a speaker nel 2015 ma venne sconfitto proprio da Ryan il quale ricoprì la carica fino al 2019 quando fu sostituito dalla democratica Nancy Pelosi.

Il numero di voti necessari per divenire speaker potrebbe però essere inferiore a 218. Tutto dipenderà da quanti parlamentari saranno presenti e dalle loro scelte. Per esempio, se dieci parlamentari saranno assenti o scelgono di votare semplicemente “presente” il numero di voti favorevoli necessari all’elezione scenderebbe a 208. Vi saranno alcuni in questa categoria. Con ogni probabilità si tratta di individui che non vogliono venire allo scoperto per potere ritornare al loro distretto e sostenere che non hanno votato per McCarthy in caso di problemi con la gestione alla Camera. Ciò che preoccupa di più McCarthy, però, sono 20 parlamentari che hanno dichiarato di non supportarlo per speaker. Un articolo del Washington Post ne cita 6 che non voteranno McCarthy in nessuna circostanza. Un’altra mezza dozzina voterebbe anche “no” ma questi potrebbero essere convinti. Tutto dipenderà da che tipo di “favori” McCarthy potrà promettere.

Uno di questi possibili voti contrari sarebbe stata la parlamentare Marjorie Taylor Greene, 14esimo distretto della Georgia. La Greene, ultra destra, complottista e fedelissima di Trump, è stata estromessa dal partecipare alle commissioni alla Camera nel 2021 con un voto unanime dei democratici e di 11 repubblicani per le sue ripetute incitazioni all’uso di violenza in politica. McCarthy ha promesso di aprirle le porte alle commissioni parlamentari e Taylor Greene sarebbe il modello di come si possono “comprare” i voti per essere eletto speaker.

Altri parlamentari cercheranno di ottenere concessioni in un modo o nell’altro, indebolendo McCarthy sempre più. L’ala che McCarthy dovrà soddisfare di più è quella che sostiene a spada tratta Donald Trump. Si tratta di un folto numero difficile da precisare ma anche qui McCarthy ha dato segnali che farebbe tutto il necessario. Ha infatti promesso che una delle sue prime azioni come speaker sarà quella di investigare gli investigatori, ossia la Commissione sugli assalti al Campidoglio il 6 gennaio del 2021.

Questo gruppo, che include due repubblicani “traditori”, Liz Cheney (Wyoming) e Adam Kinzinger (Illinois), e cinque parlamentari democratici, si sta apprestando a completare il rapporto finale che potrebbe includere raccomandazioni sull’incriminazione di Trump. Queste sarebbero già in corso secondo recenti informazioni ma McCarthy cercherebbe di intorbidire le acque per “smacchiare” Trump. L’altra promessa di McCarthy è stata di insediare commissioni parlamentari per investigare l’operato di Biden e il possibile impeachment di Merrick Garland, ministro della Giustizia, che ha recentemente nominato un procuratore speciale per investigare possibili reati commessi da Trump.

In effetti, McCarthy sta facendo una campagna poco convincente fra i parlamentari repubblicani per farsi eleggere speaker. Il parlamentare Ralph Norman, repubblicano della Carolina del Sud, ha persino lanciato una “bomba” contro McCarthy. In un’intervista concessa a Real America’s Voice, rete di ultra destra, Norman ha dichiarato che lo speaker potrebbe essere un individuo fuori dalla Camera poiché le regole non richiedono che sia un parlamentare. Alla fine però gli analisti credono che McCarthy la spunterà ma sarà uno speaker molto debole, un grande contrasto con la speaker uscente Pelosi, la prima donna a ricoprire tale ruolo, che lo ha fatto in maniera magistrale.

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Qui gli articoli su ViPiu.it di Domenico Maceri, PhD, professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications..