Notizia di qualche ora fa (da ilgazzettino.it Martedì 16 Luglio 2019): Incidente mortale questa mattina verso le 12 a Valdagno: un operaio di 57 anni è rimasto schiacciato da una trave di acciaio. L’uomo era al lavoro nella ditta Gp di Piazzon srl, in via Gasdotto. Inutili i tentativi di salvarlo, sul posto i carabinieri e i tecnici dello Spisal. 

Un altro lavoratore è morto mentre lavorava. È successo vicino a noi, nella nostra provincia. Ormai sono 379 le persone morte nei luoghi di lavoro da inizio anno. Nei primi 16 giorni di luglio sono quasi quaranta!

Ieri, 15 luglio, sono state 6 le lavoratrici e i lavoratori morti in varie province del nostro paese (da Brescia a Napoli, da Trento a Verona a Ragusa). Ogni giorno si deve fare un tragico conteggio di questa carneficina che non rallenta, anzi. Così si stila una macabra classifica. Ed è una sofferenza continua che viene esasperata dalla coltre di silenzio (e di normale, odiosa indifferenza) che avvolge queste tragedie.

Sembra che non si possa fare niente. Vogliono farci capire che sia tutto e solo “una fatalità”, al massimo “una tragica disattenzione”. La verità è un’altra. Non è che “non si può fare niente” è che “non si vuole fare nulla”. È che l’interesse di “lorsignori” è rivolto a tutt’altro. I nostri “potenti condottieri” soprattutto si mettono in mostra. Sono sempre presenti quando “devono” apparire in qualche programma televisivo o su qualche “social” dal quale “mandano bacioni” o insulti (tanto fa lo stesso, lo scopo è far parlare di sé) a destra e a manca.

Vogliamo prendere coscienza? Vogliamo capire che il nostro primo problema non è lo sgombero di qualche struttura abbandonata e occupata da qualche decina di persone e non è nemmeno l’inesistente (nei numeri e nei fatti) “invasione” dall’Africa? Il vero problema italiano sono le condizioni di un lavoro che, quando esiste, è precario, intermittente, sottopagato, pericoloso. In poche parole insicuro in tutti i sensi.

Ai sindacati dobbiamo chiedere con forza di creare la mobilitazione necessaria e la determinazione di lottare per restare sani e vivi. Invece di vestirsi eleganti e andare alla convocazione del ministro dell’interno, invece di farsi spiegare dall’ex sottosegretario Siri (dimesso dall’incarico perché indagato per corruzione e condannato – con patteggiamento – nel 2014 a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta), si promuovano forme di lotta e di vigilanza per contrastare quello che è il vero primo problema del paese: la mancanza di sicurezza, gli infortuni, le morti, le malattie causate da un lavoro che è diventato sempre meno “il primo diritto” costituzionale e sempre più sfruttamento di tanti e profitto per qualcuno.

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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.