Oxfam a Davos: “il mondo conta oltre 3.000 miliardari, il baratro della disuguaglianza”. Giorgio Langella: “va sempre peggio”

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Miliardari, Oxfam a Davos: “oltre 3.000"
Miliardari, Oxfam a Davos: “oltre 3.000"

Dal rapporto Oxfam presentato a Davos emerge un sistema economico sempre più oligarchico: pochi miliardari concentrano ricchezza e potere mentre salari e diritti arretrano. Un’analisi critica che chiama in causa capitalismo, politica e responsabilità collettiva.

“Nel baratro della disuguaglianza”. Il titolo del rapporto diffuso da Oxfam Italia in occasione del Forum economico mondiale di Davos non è una forzatura retorica, commenta il PCI, ma la fotografia cruda di un sistema economico e politico che ha smesso da tempo di fingere equilibrio. I dati parlano chiaro e inchiodano l’ideologia capitalista alle sue conseguenze più estreme: la trasformazione delle democrazie in oligarchie, dove il potere reale è concentrato nelle mani di pochi super-ricchi.

Per la prima volta nella storia, il mondo conta oltre 3.000 miliardari. Alla fine di novembre 2025 la loro ricchezza complessiva ha raggiunto i 18,3 trilioni di dollari, con un aumento reale dell’81% rispetto al marzo 2020. In un solo anno, tra novembre 2024 e novembre 2025, i patrimoni dei miliardari sono cresciuti di 2,5 trilioni di dollari. Numeri che da soli basterebbero a smontare qualsiasi narrazione rassicurante sul “benessere che sgocciola verso il basso”.

Ancora più inquietante è il confronto sociale: i dodici miliardari più ricchi del pianeta possiedono più ricchezza della metà più povera dell’umanità, oltre quattro miliardi di persone. L’1% più ricco detiene il 43,8% della ricchezza globale, mentre metà della popolazione mondiale si divide lo 0,52%. Non è solo una questione economica, ma un gigantesco squilibrio di potere politico e culturale.

Oxfam lo dice senza giri di parole: la disuguaglianza economica alimenta una disuguaglianza politica strutturale. I super-ricchi non si limitano ad accumulare ricchezza, ma la utilizzano per comprare consenso, occupare le istituzioni, controllare tecnologia, intelligenza artificiale, informazione e reti strategiche. Non è un caso se un miliardario ha una probabilità oltre 4.000 volte superiore a una persona comune di ricoprire cariche politiche. La politica, sempre più spesso, non governa il capitale: ne è governata.

L’Italia non fa eccezione. Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti del 24,9%, mentre le retribuzioni contrattuali si sono fermate a un +10,7%. Il risultato è un impoverimento diffuso, strutturale, che colpisce lavoratori, pensionati e giovani. Eppure il “potere politico” appare molto più solerte quando si tratta di destinare centinaia di miliardi alle guerre, un altro gigantesco moltiplicatore di profitti per pochi e di distruzione per molti.

Di fronte a tutto questo, la rassegnazione diventa una forma di complicità. È davvero normale accettare che il futuro sia deciso da oligopoli sovranazionali? È inevitabile pensare che il capitalismo sia eterno, mentre tutto il resto può finire, persino il mondo? Oppure è tempo di ricominciare a esercitare un pensiero critico, autonomo, capace di spezzare il pensiero unico imposto da chi detiene il potere reale?

Le risposte non sono semplici, ma una cosa è certa: accettare l’indifferenza significa rinunciare al futuro. Riappropriarsene, invece, è il primo atto politico necessario.

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.