Pericolo ‘lupi’ in Italia col nordest in evidenza, Meritocrazia Italia: l’impatto dei progetti ambientali

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Lupi in Veneto, esemplare di lupo grigio foto Wikipedia
Lupi in Veneto, esemplare di lupo grigio foto Wikipedia

I lupi sono il simbolo della resistenza: nessun altro grande predatore è riuscito a resistere alla pressione dell’uomo come il lupo. Per lungo tempo il lupo è stato considerato un animale in via di estinzione, anche a causa di una caccia indiscriminata, ma ora, dopo essere stato reimmesso ripopolando diverse aree perché considerato una specie importante per la biodiversità, non trova, purtroppo, sufficiente fauna selvatica per alimentarsi, e sta conquistando parti di territorio attaccando greggi e animali da compagnia.

Sono varie le reazioni, osserva nella sua analisi il dipartimento “Energia e Ambiente” di Meritocrazia Italia: gli agricoltori, vista la minaccia per i propri animali, chiedono di controllarne il numero; gli ambientalisti ne difendono la presenza; alcuni imprenditori turistici lo vedono come un’attrattiva, altri no; chi avverte il pericolo per gli animali allevati per hobby o per servizi di pet therapy (come chi fa onoterapia, con gli asini cioè).

La diffusione del lupo interessa tutto l’arco alpino (dal Friuli al Piemonte, all’Austria, alla Svizzera, etc.): in Italia, è presente sulle Alpi, sull’Appennino, in collina e anche, ormai, in pianura e sulle coste come in Piemonte, Abruzzo o nelle Marche.
Gli aumentati attacchi agli allevamenti e alla sicurezza dei turisti sono ormai troppi per considerarlo ancora una specie protetta visto che quella dei lupi non è più una specie in pericolo di estinzione dopo che sono stati reintrodotti con progetti finanziati dal 1999, che poi hanno preso piede tra il 2013 e il 2018, ad esempio col finanziamento europeo denominato LIFEWolfAlps EU.

Dalle esperienze in territori e parchi estesi e controllati che hanno dato buoni frutti, si è passati a introdurre i lupi sulle Alpi senza considerare abbastanza se questi territori per conformazione fossero adatti.
Eppure non tutti i territori sono idonei a ospitarli. Alcuni, per loro conformazione, sono del tutto inadeguati, date la scara fauna selvatica, i molti allevamenti di bestiame di piccole dimensioni, le valli strette e montuose che limitano la possibilità di pascolo agli allevatori e restringono il luogo di caccia dei lupi.

Tra i territori più martoriati, elenca Meritocrazia Italia, vi sono le valli del bellunese (Alpago in primis) e Trentino alto Adige come pure sono luoghi fragili il bellunese, Cortina, Feltre e Val di Zoldo.
Neppure le opere di prevenzione sono sufficienti perché il lupo ha imparato a saltare i recinti elettrici o scavarci sotto buche, anticipa la chiusura serale degli animali con attacchi nelle ore diurne. Anche i cani non sono un problema, vengono sbranati o isolati con una parte di gregge.

La Commissione europea ha dichiarato che, a fine 2023, effettuerà un’analisi approfondita di tutti i dati scientifici e tecnici disponibili. Ma ogni territorio ha la sua mappatura e storia già documentata: ora è tempo di aiutare le comunità locali a difendersi e ad evitare che la situazione si aggravi.

Analizzando il problema, osserva sempre il dipartimento “Energia e Ambiente” di Meritocrazia Italia, emerge che alla base c’è sempre la mancata capacità di gestione prospettica delle risorse.
Il progetto di reinserimento dei lupi è il caso più evidente per spiegare la differenza tra il concetto di sostenibilità e quello di ambiente, che in Italia vengono sovente utilizzati come sinonimi. Anche il più bel progetto può risolversi in un grosso danno, se poi non si è in grado di gestirlo, soprattutto a livello politico. Purtroppo, sono tantissimi i progetti fatti soltanto per ‘spendere soldi sul territorio’, ma poi destinati ad arenarsi.

Vanno perse opportunità di investimento di giovani imprenditori, magari inesperti a trattare con i lupi, ma determinati a cambiare la qualità di vita volendo lavorare all’aria aperta, per un turismo sostenibile e tutela delle persone e dell’ambiente.

Servirebbe, quindi, per il dipartimento “Energia e Ambiente” di Meritocrazia Italia:
– accelerare la ricerca e l’analisi dei dati, analizzando non solo la quantità di lupi, ma quella della popolazione, degli imprenditori e delle loro tipologie, al fine di aiutare lo sviluppo economico e sociale;
– identificare i luoghi in cui il lupo non possa essere ammesso, luoghi con fragilità particolari, come le valli montane alpine e attuare efficaci controlli, prevenzioni e protezioni;
– affrontare il tema in modo multidisciplinare non solo ambientale, ma anche economico e sociale, facendo formazione e guidando gruppi di collaborazione per la gestione del territorio;
– coordinare tavoli di confronto tra allevatori, agricoltori, ambientalisti, associazioni, cittadini, imprenditori del turismo e dell’ospitalità per negoziare con adeguate soft skill, perché è dalle opinioni differenti che possono venire le soluzioni migliori;
– utilizzare indicatori di impatto, come: il numero di lupi rispetto al numero di uomini addestrati per proteggersi e proteggere le greggi, soprattutto ora che rispetto ad anni fa le montagne sono disabitate.

A breve termine vanno quindi:
– vanno realizzate zone di contenimento dei lupi con azioni di coordinamento e controllo;
– devono essere promosse azioni di prevenzione e di annientamento delle cause che portano alla creazione di ibridi lupo-cane;
– bisogna incentivare la formazione dei giovani per la gestione delle opportunità economiche e del territorio in modo sostenibile e durevole.

Non si perda di vista, conclude il dipartimento “Energia e Ambiente” di Meritocrazia Italia, la complessità dei territori con visione sostenibile a 360 gradi e a lungo termine: “Le scelte politiche siano in grado di andare oltre al valore che un’iniziativa può avere per uno o pochi stakeholder all’interno di un contesto, e sappiano apportare un cambiamento economico, ambientale e sociale per il benessere di tutti: uomini, animali, economia, ambiente e società“.

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Fonte: Pericolo ‘lupi’

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