Pfas, stop indagini sui danni ai lavoratori: le reazioni della politica vicentina e veneta

375
pfas

Molte le reazioni alla notizia di ieri circa la decisione del tribunale di Vicenza di archiviare le indagini preliminari sui danni per concentrazione di Pfas nel sangue dei lavoratori della ex Miteni di Trissino.

Tra queste, quella dei consiglieri del gruppo Partito Democratico nel Consiglio regionale del Veneto, Andrea Zanoni, Anna Maria Bigon e Chiara Luisetto, che parlano di doccia fredda: “Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà ai lavoratori dell’ex Miteni, che abbiamo potuto ascoltare anche in Consiglio durante i lavori dalla Commissione di inchiesta sui Pfas nella scorsa legislatura.

L’Italia – proseguono i consiglieri dem veneti – è indietro rispetto all’Europa sul fronte della tutela delle persone e dell’ambiente. Chi ha avvelenato le persone si salva grazie a leggi troppo generose e a prescrizioni troppo brevi. A tal punto che questi inquinatori vengono qui dall’estero proprio approfittando di questa voragine normativa.

In occasione di un convegno cui abbiamo preso parte, ‘Pfas, analisi retrospettiva e prospettive future’, organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana lo scorso 6 ottobre a Roma presso la Pontificia Università Lateranense,”gli esperti del mondo giuridico e scientifico hanno evidenziato da un lato che è evidente il collegamento dell’insorgere di malattie a seguito del contatto con le sostanze perfluoroalchiliche. Dall’altro il fatto che vi sia un grave ritardo delle normative in materia e che questi reati richiedono un lavoro molto lungo in termini di analisi e perciò le prescrizioni alla fine premiano i responsabili”.

In conclusione Zanoni, Bigon e Luisetto parlano di “brutta pagina che dice quanto il nostro Paese abbia ancora molta strada da fare sotto un profilo legislativo per tutelare veramente i lavoratori e l’ambiente. Da molto tempo l’UE è intervenuta per rendere più stringenti le norme sulle sostanze perfluoroalchiliche riconoscendone pertanto la pericolosità per l’ambiente e per l’uomo, peccato che in Italia ci troviamo con un sistema sanzionatorio penale che non tiene conto dei tempi lunghissimi necessari per le indagini in casi complessi come questi. Va poi aggiunto come la Regione in questi anni non abbia saputo correre ai ripari dato che ci ritroviamo, a distanza di quasi dieci anni, con una caratterizzazione da terminare e una bonifica del sito Miteni che sta andando alle Calende greche”.

Dura anche la reazione di Elena Mazzoni, responsabile nazionale ambiente Partito Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e Roberto Fogagnoli, segretario provinciale Rifondazione Comunista Vicenza.

“L’archiviazione delle indagini sui danni da Pfas a lavoratori e lavoratrici – dicono – è un regalo alle multinazionali. Un gesto di grave mancanza di considerazione verso chi, oltre ad aver perso il lavoro, si trova la propria salute compromessa dalle sostanze perfluoroalchiliche la cui nocività è ormai innegabile.

Le lavoratrici ed i lavoratori Miteni – proseguono – hanno il diritto di sapere in termini precisi le cause che hanno determinato il loro attuale stato di salute e l’alterazione dei loro valori ematici. Senza ombre o sentenze a priori, ma con la chiarezza e la trasparenza che si confà alle istituzioni in uno stato di diritto. Dopo anni di pronunciamenti di tutti gli enti sanitari e di ricerca sulla pericolosità dei Pfas, la coltre che ha steso la magistratura sugli effetti dell’attività della multinazionale mina per l’ennesima volta la credibilità delle istituzioni di fronte a tutta la cittadinanza, in un quadro che vede il Paese, ed il Veneto in maniera particolare, teatro di una continua strage in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

L’archiviazione delle indagini – aggiungono Mazzoni e Fogagnoli – significa impedire l’accertamento dei fatti e delle responsabilità su quanto accaduto in quella realtà lavorativa dove il personale è stato quotidianamente esposto al rischio in mezzo a false rassicurazioni.

Chiediamo giustizia per i lavoratori e le lavoratrici e per la popolazione, l’acqua ed il territorio contaminati da queste sostanze tossiche”, concludono.

Tra le figure politiche venete impegnate sul fronte della questione Pfas, la consigliera regionale di Europa Verde, Cristina Guarda che auspica ora in un’altra via per riconoscere i danni subiti dai lavoratori e dalle rispettive famiglie.

“La prescrizione per la maggior parte delle ipotesi di lesioni colpose e la ritenuta non correlazione tra la morte di tre dei lavoratori e la presenza di Pfas nel sangue degli stessi sono, in sintesi, le motivazioni che stanno alla base dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Obbligati a prenderne atto – afferma Cristina Guarda -, resta però la consapevolezza del profondo sconforto che non è arrendevolezza, visto che sull’inquinamento da Pfas e sulle conseguenze a danno della popolazione la mia azione politica non arretrerà di un millimetro, assieme a quella di molti cittadini, perché la conoscenza del potenziale lesivo dei Pfas è tragicamente emersa quando era trascorso ormai troppo tempo dall’esposizione quotidiana dei lavoratori a queste sostanze.

Sono vicina ai lavoratori e alla CGIL di Vicenza: nella battaglia per l’accertamento della verità sull’inquinamento da Pfas in Veneto, come in altre battaglie – conclude Guarda – potranno sempre contare sull’appoggio mio e di Europa Verde”.