Gaeta: il misterioso antro del Pozzo del Diavolo

Gaeta, il Pozzo del Diavolo.
Gaeta, il Pozzo del Diavolo. Credits: Gaeta Medievale.

Ogni città ha i suoi luoghi segreti e poco noti al pubblico, ma sono gli antri nascosti e misteriosi anche per i residenti che incuriosiscono di più. Il Pozzo del Diavolo di Gaeta è uno di questi.

Conosciuto anche come Pozzo delle Chiavi, si trova incastonato nel tratto di costa compreso fra la spiaggia di Fontania e la caletta che precede la spiaggia dei Quaranta Remi: si tratta di una grotta a sviluppo verticale con origini vulcaniche, peraltro di dimensioni ragguardevoli (diametro di 18 metri e altezza a picco sul mare di 32), che si apre all’improvviso nella roccia, sprofondando nell’acqua salata dopo un salto di 50 metri. La sua estensione, infatti, si sviluppa sia a livello del mare, con un piccolo ingresso che è possibile attraversare in barca, sia sott’acqua: proprio per questo motivo, l’insenatura è spesso meta di subacquei in cerca di vita sottomarina cavernicola e precavernicola. La profondità non è elevata ma il sito, come tutta la zona circostante, si rivela interessante sotto questo punto di vista proprio per questo: imbattersi nella ricchezza della flora e della fauna acquatica si rivela ancora più facile. Bellissime anche le escursioni subacque notturne in cui è possibile godersi uno scenario incredibilmente suggestivo e colorato immersi in un luminoso cielo puntellato di stelle che fa capolino dal “comignolo” che mette in comunicazione l’interno con l’esterno, aprendosi sulla collinetta sovrastante. D’altronde, la magia dei luoghi nascosti è proprio questa: sono lontani dai rumori e dalle luci della città.

La “tana dei copertoni” si trova procedendo verso sinistra: si supera innanzitutto una piccola baia con parete verticale e ci si inoltra, poi, in questa “grotta nella grotta” ribattezzata così da un subacqueo locale, Gianni Frignone, ispirato proprio dal fatto che in quella roccia siano incastrate da tempo oramai immemorabile due gomme d’auto, diventate parte integrante della vita sottomarina e casa di diverse specie di pesci, soprattutto gruppi di corvine. Anche questa tana, raggiungibile da tre ingressi differenti, è dotata di camino naturale che si apre in superficie verso l’esterno.

Un nome evocativo – Entrambi i nomi di questo piccolo angolo nel blu sono molto peculiari ed evocativi, ma da dove saltano fuori? Le ipotesi sono diverse e la mancanza di certezze e di fonti incontrovertibili lo rendono ancora più affascinante ed enigmatico.

“Voce di popolo” racconta di una leggenda che legherebbe a questo luogo la morte di Cristo e la genesi della Montagna Spaccata: qui avrebbe trovato riparo addirittura il diavolo stesso che, dopo aver assistito all’evento poderoso e miracoloso dello spaccarsi in due della roccia, avrebbe persino aperto un varco locale per l’Inferno.

Secondo altri, invece, dietro questo singolare epiteto ci sarebbe un viso diabolico impresso in una scultura ritrovata in un angolo della grotta.

Per molti residenti, però, come detto, questo posto è noto come “Pozzo delle Chiavi”, a ricordo dei vecchi marinai che, prima di partire per lunghe traversate, andavano lì per buttare le chiavi delle cinture di castità delle mogli… per qualcuno questa versione cambia leggermente, restando nell’ambito della coppia ma raccontando di mariti traditi dalle consorti e recatisi in quello specchio d’acqua per lanciarvi le chiavi di casa.

Gaeta, il Pozzo delle Chiavi.
Gaeta, il Pozzo delle Chiavi. Ph. Daniele Capobianco.

Non è per tutti – Il Pozzo del Diavolo è una meta potenzialmente molto piacevole per sportivi, subacquei e amanti della natura e della piccola navigazione, ma non è così semplice immergersi nella sua atmosfera. Si raggiunge facilmente via mare o con un percorso roccioso a piedi di circa 5 minuti adatto anche ai neofiti, ma il suo interno è molto buio anche durante il giorno; tanto che l’acqua che vi scorre è sempre gelida rispetto al circondario. Non pochi hanno desistito dall’attraversarne l’ingresso, pur arrivati in sua prossimità, ma chi lo ha fatto si è sempre reso conto di quanto ne valesse la pena. Per tutti gli altri, in ogni caso, la “consolazione” c’è: è l’incantevole panorama che si apre a 360 gradi sul Circeo, da un lato, e sulle isole pontine e Ischia, dall’altro.

 

Una curiosità: questa insenatura, insieme ad altri luoghi vicini, ha ispirato le ambientazioni di “Bagliori nel buio“, un thriller sovrannaturale scritto da Maria Teresa Steri, nata e cresciuta proprio a Gaeta.

Napoletana. Con il magma sotto i piedi e in fermentazione dal 1981. Freelance per vocazione, smart worker da prima che diventasse "cool", trasversale, multitasking e impermeabile alla noia. Ho sempre le mani in pasta, ma non in cucina: SEO copywriter, editor, traduttrice e redattrice, sono anche un tutor di matematica e fisica sin dai primi anni trascorsi all'Università Federico II di Napoli. Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole.