Decine e decine di avvocati in fila all’esterno del tribunale di Vicenza fin dalle 8.30 di ieri, con voluminose cartelle e trolley al seguito colmi di documenti di risparmiatori – in tutto pare almeno 3.500 – che hanno voluto costituirsi, o rifarlo, nel procedimento bis, entrando nel processo anche per le ulteriori accuse contestate di recente all’ex presidente Gianni Zonin e agli ex manager della banca. Tutto attorno al piazzale il cordone di forze dell’ordine schierate e i gruppi di risparmiatori di «Casa del Consumatore» di Schio.
Questi erano attrezzati con cartelli da alzare al cielo e striscioni da srotolare e la faccia di cartone di Gianni Zonin dietro cui mascherarsi, determinati ad avere giustizia, tra slogan come «chi ruba deve restituire» e «truffati anche da Consob e Banca d’Italia».

È così che ieri, dopo due mesi di sosta, si è tornati in aula per riprendere il processo sul crac della Banca Popolare di Vicenza, pur senza raggiungere la tanto temuta ressa e senza arrivare alle cinquemila parti civili del primo round. Due mesi di pausa necessari per riunire – anche se questo sarà fatto solo nelle prossime udienze – al procedimento principale già in corso per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto, il secondo troncone di indagine. Quello relativo all’ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia e Banca Centrale Europea durante l’attività ispettiva 2014 e di Consob, in riferimento all’aumento di capitale 2014. Il troncone che era stato oggetto di un conflitto di competenza territoriale tra Vicenza e Milano, risolto dalla Cassazione con l’assegnazione al tribunale berico e in merito al quale i pm Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori avevano chiesto ed ottenuto il sequestro di 106 milioni (eseguito poi solo per la banca).

Inutile fare infatti due processi sempre per vicende legate al tracollo Bpvi e per gli stessi imputati e cioè Bpvi in liquidazione coatta amministrativa, l’ex presidente Gianni Zonin, l’ex dg Samuele Sorato (la sua posizione ieri è stata stralciata per motivi di salute anche per il procedimento bis), l’ex consigliere Giuseppe Zigliotto, i tre vicedirettori generali Emanuele Giustini, Andrea Piazzetta e Paolo Marin, e il dirigente Massimiliano Pellegrini.

Eppure la riunificazione rischiava quasi di saltare, allungando i tempi di almeno due- tre mesi per il procedimento bis, per le eccezioni sollevate dalle difese sulle notifiche fatte agli imputati e considerate nulle. Circostanza, questa, che ha portato l’associazione «Noi che credevamo nella BpVi» a «chiedere alle Istituzioni di integrare il pool che sta lavorando al processo». Ma le eccezioni, che avrebbero avuto l’effetto di ritardare ulteriormente il procedimento, non sono state accolte dal giudice per l’udienza preliminare Roberto Venditti che si è appellato ai principi di immanenza e continuità: il procedimento bis è da considerarsi solo un pezzo del principale, uno stralcio, e quindi anche le notifiche ai legali degli imputati e non direttamente agli stessi sono valide.

Tutto prosegue quindi, e nell’udienza del 12 maggio si discuteranno le richieste di costituzione di parte civile relative al secondo troncone e depositate ieri (unica udienza dedicata). E non è escluso che per quella data il giudice possa già decidere quali ammettere nel processo e quali escludere. Così come dovrà esprimersi sulla chiamata in causa dei responsabili civili, tra i quali potrebbe essere stata menzionata ancora Banca Intesa Sanpaolo, già esclusa per il primo troncone. Quanto alle cifre, sarebbero almeno 3.500 i risparmiatori che ieri hanno chiesto di entrare nel processo per le contestazioni bis: meno degli oltre cinquemila di cui sono state raccolte le istanze a dicembre, scaglionate n tre giorni.

Sono stati 130 i legali che si sono assiepati fin dalla prima mattina lungo il corridoio laterale creato con le transenne all’esterno del palazzo di giustizia e che dalle 9.15, dall’apertura dell’ingresso dedicato, hanno iniziato a registrarsi. Arrivavano anche da Toscana e Sicilia. Tra questi anche chi ha chiesto al giudice di accordare nuovi sequestri conservativi a carico degli imputati (sigilli sono già scattati a carico di beni immobili e mobili di Zonin e non solo).

di Benedetta Centin, da Il Corriere del Veneto