Nel corso dell’ultima udienza del Processo Pfas è stato ascoltato dai giudici Tony Fletcher, epidemiologo inglese e teste del PM. Questo, sentito in aula, ha affermato che esiste possibilità di un legame tra l’esposizione alle sostanze ogetto del procedimento e l’insorgere di tumori. Ma non certezza.

A benefico dei nostri lettori e in virtù dell’attenzione che da sempre dedichiamo all’argomento vi riportiamo qui sotto quanto pubblicato in merito all’udienza di ieri del processo Pfas da Il Corriere del Veneto nell’articolo di Rebecca Luisetto.

L’esperto inglese: «Possibile un legame fra tumori e Pfas»

Non c’è certezza, ma un «probable link» («probabile legame») tra l’esposizione ai Pfas e l’insorgenza di determinate malattie. Questo ciò che è emerso dalle parole usate ieri da Tony Fletcher, l’epidemiologo inglese che è salito sul banco dei testimoni dopo essere stato chiamato dal pm Hans Roderich Blattner. «Confermo che per il cancro al rene, quello al testicolo e l’incremento del colesterolo c’è una forte evidenza che li lega all’esposizione da Pfas – ha spiegato Fletcher -. A questi si può aggiungere anche la bassa risposta immunitaria e le difficoltà di allattamento al seno». Ma la sicurezza al 100% non c’è.

Durante la sua testimonianza erano tutti con le orecchie aperte in Corte d’Assise al tribunale di Vicenza, dove si sta tenendo il processo in cui sono imputati 15 manager di Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation. Accusati a vario titolo di disastro ambientale, gestione dei rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale, avvelenamento delle acque e anche di reati fallimentari per l’azienda Miteni.

Famoso per lo studio del caso C8 della Dupont in Virginia Occidentale (Usa) ha firmato anche la consulenza tecnica di ufficio in merito alla pericolosità per la salute umana dei fenomeni di contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) delle acque di alcuni territori delle province di Vicenza, Verona e Padova (2018).

Durante l’udienza sono stati rimarcati alcuni passaggi della consulenza. Tra questi soprattutto quelli relativi alla corrispondenza tra l’esposizione a queste sostanze dette «forever chemicals» («prodotti chimici per sempre») per la loro capacità di bioaccumulo nel sangue e l’insorgenza di alcune malattie.

Il dottor Fletcher riprendendo il documento presentato nel 2018 ha sostenuto che «in precedenza, il gruppo di esperti scientifici sul C8 era giunto alla conclusione che esisteva un probabile legame tra il Pfoa e i tumori ai testicoli e ai reni. Con “legame probabile” si intende un legame tra Pfoa e malattia giudicato “più probabile che non”. Non c’è un’esatta equivalenza tra questi due criteri. Considerando queste revisioni e gli ulteriori risultati limitati dello studio sulla mortalità in Veneto, abbiamo concluso che un rischio cancerogeno è possibile, ma rimane l’incertezza e sono necessari ulteriori studi sull’incidenza del cancro in ampie popolazioni esposte, con una buona attenzione alla valutazione dell’esposizione, per fornire maggiori prove sul possibile rischio cancerogeno». Possibile ma non certo, in sostanza. Lo stesso varrebbe quindi anche per l’incremento del colesterolo legato ai Pfas, sia per quel che riguarda l’Ldl detto il colesterolo «cattivo», che l’Hdl quello «buono». Un aumento che però non sembrerebbe affatto legato all’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Un accenno è poi stato fatto alla ridotta risposta immunitaria, per cui ha fatto l’esempio delle vaccinazioni infantili, «quando venivano vaccinati dei bambini con Pfas nel sangue questi non aumentavano di anticorpi» ha sostenuto. Qualche problema anche per l’allattamento al seno, ma non si è scesi nel particolare. L’epidemiologo inglese non ha invece riconosciuto il legame con i disturbi tiroidei, l’ipertensione in gravidanza, le coliti ulcerose o il ridotto peso alla nascita. Allo stesso tempo, però, non ha nemmeno negato che questi siano stati i risultati di studi condotti da altri professionisti.