Appena dieci giorni. Neanche il tempo di deporre i calici di prosecco usati per il brindisi o aspettare la vendemmia nelle colline da Valdobbiadene a Conegliano, che l’Unesco ha riconosciuto il 7 luglio come patrimonio paesaggistico dell’umanità. La giunta veneta del leghista Luca Zaia ha sfornato a tempo di record un provvedimento che consentirà – senza oneri di urbanizzazione e in deroga ai vincoli urbanistici – di ristrutturare ruderi agricoli, pollai e stalle, per trasformarli in strutture di locazione turistica o dipendenze di albergo diffuso.

Tanti piccoli alberghi cresceranno accanto alle vigne, in mezzo ai filari che producono ogni anno 500 mila bottiglie e generano un fatturato di due miliardi e 300 milioni di euro. Il modo migliore per far fruttare il riconoscimento dell’Unesco.

“La legge è arrivata giusta, giusta… perché siamo bravi. Ma è un anno che ci lavoravamo”. Silvia Rizzotto, capogruppo Lista Zaia in consiglio regionale cavalca l’onda dell’entusiasmo per un’approvazione fortissimamente voluta dal governatore, che elogia come “una deroga di buon senso, per dotarsi di strutture ricettive moderne, a costo zero, senza costruire nuovi alberghi”. A fare da contraltare il consigliere Andrea Zanoni, del Pd: “È una gigantesca deroga a tutte le leggi. È la riscossa della betoniera, il consumo zero di suolo è diventato uno sbiadito ricordo, perché si consente la cementificazione di milioni di metri cubi”.

Il dito è puntato contro la Lega: “All’ultimo minuto hanno introdotto un emendamento pensato per la zona Unesco. Ogni stalla può diventare una casa. Alcune migliaia di persone possono brindare, perché si arricchiranno. E siccome non è previsto il cambio di destinazione d’uso, i turisti dormiranno in fienili o pollai, anche se rifatti”. Tecnicamente si tratta di una sperimentazione, che inizia dal nuovo sito Unesco, nel Trevigiano, dove si prevede l’arrivo di due milioni di turisti all’anno. “Albergo diffuso vuol dire che si realizzeranno sedi dislocate rispetto a quella centrale dotata di reception e servizi. Sarà la giunta a decidere i criteri”, spiega Rizzotto.

L’opposizione replica. “Si tratta di una delega in bianco”. “Macché, saranno coinvolti i Comuni, non ci saranno ampliamenti…”, è la parola d’ordine della consigliera che ha introdotto l’emendamento. Ma chi ristruttura un rudere, poi può rivendere la casa e ci guadagna. “In effetti, lo può fare, non ci sono vincoli, ma resta la destinazione agricola…”.

Il nomignolo di Hotel Unesco, l’emendamento se l’è trovato appiccato nel momento in cui è stato presentato. “Non pagheranno contributi di costruzione e le strutture potranno essere ampliate sino a 120 metri cubi. Sono circa un migliaio, fate i conti”, infierisce il consigliere Zanoni. La norma stabilisce che “la trasformazione riguarda solo le strutture agricolo-produttive non più utilizzate per esigenze dell’agricoltura e dell’allevamento” e può avvenire “in deroga alle prescrizioni degli strumenti urbanistici e territoriali e dei regolamenti edilizi”. Basta decidere di renderli inattivi e si può cominciare la ristrutturazione, per farne appartamenti da affittare o dépendance di hotel. “È una sperimentazione in zona Unesco, ma circoscritta e protetta”, assicura il leghista Francesco Calzavara, presidente della commissione Urbanistica. Il provvedimento comunque vale per tutto il Veneto, dal mare alla montagna. E sarà la giunta regionale a individuare “i limiti dimensionali massimi di volume o superficie coperta utilizzabile”.

Il governatore Zaia li ha definiti, bucolicamente, “piccoli lodge in mezzo ai vigneti”. Gli replica ironicamente Gilberto Carlotto, vicepresidente del Wwf di Conegliano: “Essendo tra i vigneti, saranno anch’essi irrorati dai pesticidi. E per giunta con i turisti dentro”.