Il servizio della trasmissione Rai Report andato in onda lunedì ha suscitato diverse reazioni politiche, per lo più indignate.

Dopo quelle del movimento il Veneto che vogliamo (leggi qui), arrivano invettive dal Movimento 5 Stelle, sia nazionale che veneto.

“Una sanità che non è accessibile ai più deboli. In Veneto, come in altre regioni d’Italia, le privatizzazioni diffuse stanno logorando il sistema pubblico e favorendo l’accesso alle cure soltanto per chi se lo può permettere. È semplicemente vergognoso”, ha detto la senatrice vicentina Barbara Guidolin dopo la visione del servizio su Rai 3 di Report.

“Anche le ingenti risorse del Pnrr verranno sperperate per finanziare il sistema dei privati.
Dal canto suo il governo Meloni non solo fa orecchie da mercante, ma addirittura in manovra diminuisce i fondi alla Sanità pubblica. L’autonomia di Lega e Meloni è un disastro per i cittadini”.

Parole alle quali fanno da eco le dichiarazioni di Erika Baldin del gruppo Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale del Veneto.

“Ringrazio i giornalisti di Report – ha detto – che con la puntata di lunedì sera e il lungo servizio dedicato alla sanità veneta hanno contribuito a fare emergere una realtà fatta di tagli, privatizzazioni e liste d’attesa: è la stessa realtà che denunciamo ogni giorno dai banchi dell’opposizione in Consiglio regionale del Veneto e nella commissione Sanità.

Quello di Report per la Rai è giornalismo d’inchiesta, informazione di qualità che svolge un vero servizio pubblico. Il Veneto è una delle regioni che ha chiuso il maggior numero di pronto soccorso in Italia. Dal 1997 al 2020 sono passati da 69 a 15, un taglio spaventoso avvenuto negli anni in cui la Lega di Zaia ha governato la sanità veneta.

Negli stessi anni sono state chiuse tutte le lungodegenze all’interno delle strutture pubbliche e rimangono soltanto quelle nel privato. Complessivamente, i posti letto nella sanità pubblica sono diminuiti e quelli nel privato accreditato sono aumentati.

Portare all’attenzione i nodi della sanità è più difficile di quanto si creda. In Regione, spesso le nostre interrogazioni restano senza risposta e quasi sempre ho l’impressione che i nostri interventi vengano accolti addirittura con fastidio. Avviso il presidente Zaia e la sua Giunta che continueremo a testa alta, chiedendo risposte, denunciando problemi e disservizi, portando la voce di quei 700 mila veneti che, citando il Censis, hanno rinunciato a curarsi perché trovano tempi d’attesa troppo lunghi nel pubblico e costi insostenibili nel privato”.