Skuola.net, poca concorrenza scarsi controlli usato ostacolato, ecco i 10 motivi del caro libri

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(Adnkronos) – Pochi editori sul mercato e quindi poca concorrenza, docenti che decidono quanto far spendere alle famiglie senza che nessuno controlli il loro operato, nuove edizioni troppo facili e licenze digitali che frenano il mercato dell’usato e quello del comodato, libri essenzialmente rimasti di (tanta) carta con il relativo aggravio per le schiene degli studenti e per i portafogli delle famiglie. Sono questi alcuni dei punti critici rilevati dall’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato al termine della sua indagine conoscitiva iniziata nel 2024 e conclusasi nel dicembre 2025, analizzati dal portale Skuola.net e riassunti in 10 punti essenziali, per rispondere ad una domanda che in questo periodo angustia le famiglie: perché i libri scolastici costano sempre più caro?  

Non c’è del marcio – vale la pena chiarirlo – e quindi nessuno è da dichiarare colpevole, ma ci sono tanti elementi che sommati uno sull’altro vanno a scapito delle famiglie: per questo l’Antitrust “ha indirizzato una segnalazione formale a una pluralità di soggetti istituzionali, tra cui il MIM, contenente puntuali indicazioni di intervento e supervisione”. Perché se è vero che alle elementari i libri sono gratis perché li passa lo Stato – o meglio gli enti locali – alle medie e alle superiori la spesa ricade sulle famiglie: il costo dei testi scolastici (fino 1.200 euro per un ciclo di scuola superiore) non è aumentato più dell’inflazione. Ma con stipendi fermi e mercato dell’usato fortemente ostacolato da alcune pratiche per i portafogli più deboli, settembre è il mese da segnare in rosso sul calendario, soprattutto quest’anno che in prima elementare e media debuttano le nuove indicazioni nazionali che giustificano la produzione in massa di nuove edizioni. Ma perché per le famiglie è così difficile spendere meno? Sempre il portale Skuola.net ha evidenziato i 10 principali motivi che emergono dall’indagine dell’Antitrust.  

1. Le famiglie sostengono il settore dell’editoria scolastica: il mercato dei libri scolastici vale sugli 800 milioni di euro per quel che riguarda il nuovo (a cui si aggiungono i 150 milioni generati dal mercato dell’usato): un settore industriale che dunque genera tanti posti di lavoro, ma che allo stato attuale viene tenuto in piedi anche e soprattutto dalle famiglie. Lo dice la stessa autorità, che tuona: “appare inadeguato che il sostegno al settore ricada sulle famiglie, quando esistono strumenti alternativi di supporto pubblico, come crediti d’imposta o incentivi diretti, già utilizzati in altri ambiti dell’editoria”. Infatti, gran parte del ricavo degli editori deriva proprio dai testi delle scuole secondarie, con un bilancio finale che parla di una spesa (sempre media) di 580,75 euro per completare le scuole medie e addirittura di 1.250,43 euro per concludere l’intero ciclo delle superiori. 2. Poca concorrenza e nessun incentivo al risparmio: la riforma del settore varata nel 2013 ha portato gli editori a investire sul digitale, così il mercato si è polarizzato e oggi l’80% è in mano a soli quattro colossi. Inoltre, chi decide cosa comprare – i docenti – non paga in prima persona: ecco perché la spesa aumenta di anno in anno, pur restando in linea con l’inflazione. 

 

3. Mercato dell’usato ostacolato: ogni anno, mediamente, il 10% del catalogo degli editori presenta nuove edizioni e nessun organo terzo controlla che le variazioni di contenuto sia sufficiente a giustificarle: c’è solo un codice di autoregolamentazione dell’Associazione degli editori. Questo è sicuramente uno degli elementi che frena di più il mercato dell’usato, ma non è l’unico: nuove adozioni da parte dei docenti, esercizi e teoria nello stesso testo (e non in volumi separati), supplementi digitali non trasferibili da un utente all’altro sono gli altri indiziati.  

  

4. Il digitale che non ha fatto risparmiare: Le frequenti nuove adozioni sono frutto di una riforma del 2013, che voleva spingere l’adozione di una nuova generazione di test digitali. Così è stata abolita una norma introdotta qualche anno prima per bloccare per un periodo di 5-6 anni le adozioni di testi da parte dei docenti a scuola. 5. Il digitale che costa (e non si usa): il risultato finale? Il 95% dei libri adottati è nella forma mista, ovvero cartacea e digitale. Questa tipologia di testi si porta dietro il costo dei libri cartacei e dello sviluppo di piattaforme e contenuti digitali. La beffa? Secondo i dati AIE, nel 2023/24 solo il 16% delle licenze è stato attivato, con 11 accessi medi all’anno nelle scuole secondarie e 4 nelle primarie.  

6. Le leggi salva librai: per calmierare la concorrenza dei giganti online e della grande distribuzione organizzata, lo sconto massimo sui testi scolastici nuovi è fissato al 15% sul prezzo di copertina. 7. Troppi libri: per ogni materia un libro da comprare, anche se verrà usato poco o niente: è il totale che fa il salasso. 

 

8. Troppa carta: i libri scolastici italiani hanno una foliazione media superiore rispetto a quelli del resto d’Europa. Il problema si potrebbe ovviare dividendo gli esercizi dalla teoria oppure riducendo la carta agli argomenti più frequenti e lasciando sul digitale quelli meno praticati, con la possibilità di stamparli a casa. Inutile dire che entrambe le soluzioni non sono praticate o rese possibili.  

9. Spese pazze: i tetti di spesa, previsti in appositi atti ministeriali per limitare l’impatto economico dei libri scolastici, si sono rivelati inefficaci secondo l’Antitrust. Se fossero rispettati, dovremmo spendere molto meno per i libri di testo, ovvero massimo 300 euro in prima media e 395 alle superiori.  

10. Libri autoprodotti? No grazie: le scuole potrebbero far risparmiare le famiglie adottando libri autoprodotti, ma di fatto non ci sono incentivi concreti per la loro realizzazione. L’unica eccezione è rappresentata dalla rete di scuole che hanno creato il progetto Book in progress: lì con 100 euro all’anno mediamente si comprano i libri cartacei con supplemento digitale. 

 

 

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