Equilibrismo tra valori

Il tema della sostenibilità è spesso erroneamente riportato al solo ambito dell’ambiente e del suo sfruttamento.

‘Sostenibilità’ è invece termine che definisce la gestione delle risorse economiche, naturali e sociali in equilibrio tra loro, ed è ormai presente nei programmi di tutti i Governi europei in contesti profondamente differenti. Non solo, a tale classica tripartizione si collegano anche da una parte il legame al territorio (alla storia passata e al genius loci) e dall’altra l’innovazione, in una visione a lungo termine per il futuro.

I cinque valori sono in sinergia tra loro ma sono anche molto diversi gli uni dagli altri.
Occorre evitare di far confusione.

Se tra i cinque fattori non c’è equilibrio, l’effetto sono profonde disfunzioni per l’intero sistema Paese.
Se è assente il ‘legame con il territorio’, si verificano standardizzazioni e globalizzazioni irragionevoli; se è scarsa ‘l’innovazione’, si rischia la stagnazione e l’obsolescenza; se non ci sono correttezza e ‘sostenibilità economica’, si lascia spazio ai fenomeni speculativi; se manca la ‘sostenibilità ambientale’, vuol dire che cresce l’inquinamento; se è scarsa la ‘sostenibilità sociale’, non si tutela la qualità della vita.

I dati dimostrano che dove la democrazia è davvero tale perché partecipata dal basso e i cittadini si sentono ascoltati, è più forte anche l’equilibrio tra economia, ambiente e società.
È ormai all’evidenza l’infondatezza dell’illusione secondo la quale sia la crescita economica a essere alla base di un progressivo sviluppo della democrazia.
La relazione è opposta.
Nel legame costantemente osservato fra le due variabili, la democrazia rappresenta la causa e la ricchezza l’effetto (Acemoglu et alt., 2008). C’è un andamento mondiale contrapposto fra DI (Democracy Index) e Pil, determinato in larga misura da alcuni Paesi arabi governati da regimi autoritari (principalmente Qatar, Emirati Arabi e Kuwait), nei quali si osservano elevati livelli medi di ricchezza, comunque originati da una distribuzione fortemente disomogenea della stessa fra la popolazione.
D’altra parte neppure la contrapposizione tra economia e ambiente, pure in Paesi molto democratici, sembra che funzioni.

L’equilibrio tra tutti i 5 valori sopra indicati è indubbiamente la parte più difficile.
Tutti sono continuamente a rischio di realizzabilità anche per via delle scomposte relazioni internazionali e la ricerca di un equilibrio sostenibile da parte dei vari governi sembra essere sempre più una utopia.

In Italia dilaga il senso di impotenza. Forte è il disinteresse dei cittadini, fruitori passivi della politica e restii a una partecipazione operosa, sempre più predisposti a rilasciare ‘delega in bianco’ a qualcuno che si occupi di risolvere i problemi della contingenza.
E invece adesso più che mai è indispensabile gettare le basi per un ripensamento della politica, con il moltiplicarsi di iniziative che possano davvero riflettere l’impegno della società civile. Ad oggi sono frammentate e disorganizzate (Moltitudine Inarrestabile, Paul Hawken, 207), ma hanno, come denominatore comune, il desiderio e la ricerca di «forme di autogoverno responsabile delle comunità locali […] come strumento di ‘liberazione’ della vita quotidiana individuale e collettiva dalle sovra-determinazioni e coazioni del mercato […] contro scelte economiche, territoriali, ambientali, infrastrutturali non più riconosciute come portatrici di benessere» (Magnaghi, 2006). In queste esperienze la partecipazione, in tutte le sue forme, diviene un rimedio alle disfunzioni della democrazia rappresentativa e alla delegittimazione della classe politica, e restituisce ai cittadini la capacità di assumere decisioni sulle questioni che li riguardano direttamente, riguadagnando l’ultima parola rispetto al pronunciamento di quei “saperi esperti”, che vengono percepiti come estranei e mera espressione tecnica di indirizzi suggeriti dai politici (Allegretti, 2009).

Ed è per questo che sono è indispensabile incentivare la diffusione sia strumenti di progettazione partecipata, a impatto etico, territoriale, economico, sociale e ambientale, sia strumenti di monitoraggio che coinvolgano, oltre ai tecnici, comitati di cittadini, sorteggiati tra gli interessati.
Anche se si tratta di argomento complesso e oggetto di opinioni differenti, talora contrastanti, non si sfugga alla discussione e al confronto, per spronare con idee e proposte strutturate, coraggiose e innovative, in grado di trovare il necessario equilibrio fra democrazia partecipativa, effettivo sviluppo sostenibile e reale benessere dei cittadini.

ALTRE FONTI

https://www.gazzettadiparma.it/editoriale/2022/09/08/news/la-sostenibilita-in-tempo-di-guerra-quali-priorita-666073/
https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/19/democrazia-e-sostenibilita-ambientale


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Fonte: Sostenibilità, democrazia e partecipazione

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