Sperlonga, un secolo dopo l’annessione al Lazio

932
Riviera di Ulisse: Sperlonga, un secolo dopo l’annessione al Lazio

Meno di venti chilometri quadrati di estensione, poco più di tremila abitanti, Sperlonga è un piccolo gioiellino della Riviera di Ulisse che appare anche nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia“.

È la sua morfologia ad essere peculiare: la cittadina sorge su uno sperone di roccia – il finale dei Monti Aurunci -, ritrovandosi ad alternare spiagge di sabbia fine e dorata a litorali più aspri in una successione di incantevoli calette che, molto spesso, sono raggiungibili soltanto in barca. Con questo “ritmo”, il territorio si estende verso il promontorio di Gaeta.

Non tutti ricordano, però, che Sperlonga è stata annessa al Lazio soltanto nel 1927. E che c’è una storia fatta di pirati e pescatori alle sue spalle.

Il Circeo dei Neanderthal
“Il Circeo dei Neanderthal”; credits Pro Loco San Felice Circeo

Il basso Lazio è diventato famoso, recentemente, per il contributo che sta dando nello studio degli uomini di Neanderthal e di tutta l’epoca di transizione in cui questi ominidi hanno convissuto con i sapiens. È facile intuire, quindi, che anche il circondario di Sperlonga risulti abitato sin dal Paleolitico e che possegga una storia molto antica e profondamente densa.

Una leggenda lega il territorio addirittura alla mitica città di Amyclae, la colonia greca fondata dagli Spartani che sarebbe stata abbandonata a causa di un’invasione di serpenti e che, ancora oggi, risulta difficilmente collocabile in maniera precisa.

Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga: la mappa degli insediamenti residenziali (ville) dei romani nel periodo tra la tarda età repubblicana e i primi anni dell'Impero tra Sperlonga e il Golfo di Gaeta e Minturno (Riviera di Ulisse)
Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga: la mappa degli insediamenti residenziali (ville) dei romani, nel periodo tra la tarda età repubblicana e i primi anni dell’Impero, tra Sperlonga e il Golfo di Gaeta e Minturno (Riviera di Ulisse).

Quello che è più certo, invece, è lo splendore che la Riviera di Ulisse visse in epoca romana: lo skyline appariva come un’incredibile agglomerato di maestose e sontuose ville, tra cui la celebre dimora dell’imperatore Tiberio che comprendeva persino una grotta naturale decorata con alcune sculture del ciclo di Ulisse. D’altronde, sappiamo quanto i litorali rappresentassero per i romani un richiamo irrestistibile: non solo per i panorami e la pace dei sensi che potevano regalare, ma anche e soprattutto perché vi si poteva investire in centri di produzione ittici; moltissime di queste strutture ospitavano al proprio interno delle vasche apposite per l’allevamento.

I resti della villa di Tiberio a Sperlonga – Fonte: iStock
I resti della villa di Tiberio a Sperlonga – Fonte: iStock

Ripercorrere la storia di Sperlonga, però, significa anche imbattersi in infiniti chiaroscuri: con l’invasione dei saraceni, questo sperone roccioso e, in particolare, i ruderi della villa tiberiana divennero un rifugio perfetto per i fuggitivi ed è proprio da questo momento buio che, molto probabilmente, proviene il suo nome attuale. Spelunca è la forma arcaica di spelonca, cioè “caverna profonda”, un riferimento che alcuni studiosi attribuiscono proprio alla grotta di Tiberio. Le prime testimonianze del castrum Speloncae risalgono al X secolo e parlano di un piccolissimo paesino sorto intorno ad una chiesetta dedicata a San Pietro, patrono dei pescatori.

La posizione geografica di Sperlonga è sempre stata croce e delizia per i residenti: la cittadina è a lungo rimasta un piccolo abitato di umile gente di mare, sviluppandosi nel tempo per cerchi concentrici e acquisendo, nell’XI secolo, persino una cinta muraria di cui, ad oggi, sono ancora visibili due porte (Porta Carrese e Porta Marina); dall’altro lato, però, è sempre stato molto facile per i pirati invaderne i territori e minacciarne gli abitanti, molti dei quali venivano addirittura resi schiavi, come raccontano alcuni murales. E non bastarono torri di avvistamento e messe in difesa per risolvere questa situazione: famoso il saccheggio del 1534 ad opera dell’ammiraglio ottomano Khair Ad-Dìn, detto il Barbarossa.

Dentro Sperlonga

La ricostruzione definitiva necessitò di ben due secoli (dal XVII al XIX), periodo nel quale sorsero altre chiese e una serie di palazzi signorili: fu proprio in questa fase che Sperlonga vide la sua sagoma disegnarsi quasi ad imitare una tartaruga e che la sua storia riprese più serenamente, insieme al Regno di Napoli e al successivo Regno delle due Sicilie. Infine, venne inserita nel distretto di Gaeta, nell’antica provincia di Terra di Lavoro, e vi rimase fin ben oltre l’Unità d’Italia. L’annessione al Lazio avvenne soltanto nel 1927 – quando il regime fascista soppresse la storica Campania felix –, inizialmente inserendola nella provincia di Frosinone, poi di Roma e, infine, di Littoria (Latina). Fu una decisione molto forte, perché in quel momento la città si separò – dopo secoli – da tutti i territori che facevano parte della Campania, dove nel frattempo venne fondata la vicina provincia di Caserta.

La spiaggia a nord di Sperlonga – Fonte: 123rf
La spiaggia a nord di Sperlonga – Fonte: 123rf

Sperlonga, oggi, è una località molto diversa da quella che abbiamo raccontato: ha completamente perso quella sua vocazione solitaria e difensiva, apparendo non più come un paesino isolato, popolato di poveri pescatori e arroccato sulle rocce ma, piuttosto, come un luogo di vacanze dal grande valore turistico. Un destino che ha cominciato a prendere forma soltanto in tempi recenti, quando – nel 1958 – venne inaugurata la litoranea che collega Terracina con Gaeta, lungo l’antica Via Flacca, e sono stati rinvenuti i primi reperti archeologici delle antiche ville romane… che hanno ancora tanto da raccontare.