Veneto Banca fatta fallire dopo una prova diabolica: depositata in Corte d’Appello memoria con cui avvocati di Vincenzo Consoli contestano sentenza del tribunale di Treviso

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«Il tribunale non ha esitato a sottoporre la solvibilità della banca ad una prova di resistenza tanto diabolica quanto irrealistica – quella della liquidazione “scellerata” più che atomistica – che neppure la più solida società avrebbe avuto possibilità alcuna di superare». È uno dei passaggi più significativi del reclamo presentato alla Corte d’Appello di Venezia dall’ex dg di Veneto Banca Vincenzo Consoli per chiedere l’annullamento della sentenza con cui i giudici trevigiani hanno dichiarato il fallimento dell’ex Popolare. Nei giorni scorsi i legali del manager, lo studio Giliberti Triscomia di Milano, hanno depositato la memo­ ria che contesta appunto le valutazioni del tribunale sostenendo che esse si fondano su criteri sbagliati e su un «vuoto probatorio».


«Il tribunale di Treviso ha dichiarato insolvente Vene­to Banca andando contro ogni evidenza probatoria e sulla base di un ragionamento deduttivo aprioristico che ha voluto a tutti costi azzerarne le componenti patrimoniali e, laddove ciò risultava insostenibile, puntare su una – ancora una volta indimostrata e congettuale – asserita inidoneità o incapacità finanziaria», scrivono gli avvocati di Consoli sostenendo che per arrivare a tale risultato si è ricorso a uno stress test definito «diabolico». Una prova che per i legali è viziata «da un enorme pregiudizio, tanto da giustificare l’insolvenza solo in forza di un’erronea valutazione che non trova alcun appiglio non solo nei numeri ma neppure in diritto».
Consoli contesta la mancanza dei documenti su cui il tribunale trevigiano ha fondato il suo giudizio e il riferimento a elementi che non dovevano essere presi in considerazione nella valutazione sull’insolvenza. La sentenza, sostengono i legali milanesi, avrebbe espresso un giudizio prognostico e aprioristico della banca».
Inoltre, viene rilevato, c’è stata una discrepanza nella procedura usata per valutare l’insolvenza di Veneto Banca e quella di Popolare di Vicenza: nel secondo caso il tribunale ha nominato un consulente tecnico, scrivono gli avvocati di Consoli: soluzione questa che doveva essere adottata anche per Treviso «per la gravità delle conseguenze che possono derivare, senza che venga compiuto un puntuale accertamento che solo un consulente munito di specifiche competenze è in grado di compiere; accertamento che è palesemente mancato da parte del tribunale di Treviso».
Di Sabrina Tomè, da Il Mattino di Padova