Non mi è piaciuto molto ieri Zelen’skyj, o Zelensky come scriviamo noi, al Parlamento Israeliano, paragonando quello che sta accadendo in Ucraina all’Olocausto. No, nemmeno se sono e resto una sua sostenitrice. Sono scomoda perché uso sempre lo stesso metro di legno e non un metro di gomma americana.

Israele «apprezza il Presidente dell’Ucraina e sostiene il popolo ucraino nel cuore e nei fatti, ma è impossibile riscrivere la terribile storia dell’Olocausto. Genocidio commesso anche sul suolo ucraino. La guerra è terribile, ma il confronto con gli orrori dell’Olocausto e la soluzione finale è scandaloso», così ha detto il Ministro della Comunicazione Israeliano Yoaz Hendel.

Mi spiace molto che il Governo Israeliano, abbia alzato il tono, non perché non sia legittimato a farlo, perché il Governo Israeliano doveva cominciare decine di anni fa. È una prassi comune, specialmente durante il Giorno della Memoria, minimizzare la Shoah e riversare l’attenzione su altre questioni. Sono decenni che l’Onu accoglie risoluzioni contro Israele, accompagnate da paragoni con la Shoà. Sono decenni che le Tv libere o di Stato e giornalisti si sciacquano la bocca su Israele, paragonando i suoi metodi allo sterminio razzista e sono decenni che gruppi studenteschi distribuiscono durante il Giorno della Memoria volantini richiamando al genocidio palestinese (presunto).

Gaza, oltre 300 sopravvissuti alla Shoah contro Israele‘, questo è solo un titolo di “Repubblica” del 24 agosto 2014 e lo stesso giorno il Fatto Quotidiano usciva con “Gaza, superstiti dell’Olocausto contro Israele”. Gesti codardi che tentano di diffondere un concetto diverso sia della Shoah, sia del termine genocidio in generale.

Non giustifico Zelensky nella circostanza, ma cerco di capirlo. È un uomo al quale probabilmente sono state fatte delle promesse che poi non sono state rispettate. È un uomo che ha dimostrato di aver un gran coraggio (coraggio non individuale, ma sostenuto da tutto il popolo ucraino, perché Zelen’skyj non agisce da solo, non c’è ucraino con cui io abbia parlato che non si sia trovato concorde con la linea del suo Governo). È un uomo che sta cercando di parlare alla pancia e al cuore della gente, è un uomo e quindi può sbagliare. Il suo obiettivo è salvare l’Ucraina e gli Ucraini, ma questo paragone non si doveva proprio fare!

Riprendo un post dalla mia pagina Facebook e aspetto: “Un popolo che resiste contro l’invasore va aiutato, anche con le armi”, dice al telefono dalla sua casa di Milano Carlo Smuraglia, 99 anni, partigiano, storico presidente dell’Anpi (quando l’Anpi era formata ancora dai partigiani veri che hanno combattuto con le armi sulle montagne). Corretto quello che dice Smuraglia, ma prepariamoci a una valanga di m..da la prossima volta che si rendesse necessario operare a Gaza o contro Hezbollah, verrà utilizzata qualsiasi cosa del conflitto in Ucraina per fare parallelismi con Israele … Partigiani ancora vivi compresi!

Zelensky, può anche sbagliare, ma non è scappato dall’Ucraina, anzi ha rispedito al mittente il posto aereo che gli era stato offerto, è rimasto accanto alle sofferenze del suo popolo, subendo la stessa sofferenza e tenendo con sé moglie e figli. Sta lottando per non cedere il suo paese ai russi, non so se ce la farà o meno, di sicuro noi non lo abbiamo aiutato abbastanza. C’è gente che muore per la libertà e gente che avendo la libertà, ne abusa e la prende in giro.

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Nata a Vicenza il 25 gennaio 1954, studentessa mediocre, le bastava un sette meno, anche meno in matematica, ragazza intelligente, ma poca voglia di studiare, dicevano i suoi professori. Smentisce categoricamente , studiava quello che voleva lei. Formazione turistica, poi una abilitazione all’esercizio della professione di hostess di nave, rimasta quasi inutilizzata, un primo imbarco tranquillo sulla Lauro, un secondo sulla Chandris Cruiser e il mal di mare. Agli stipendi alti ha sempre preferito l’autonomia, ha lavorato in aziende di abbigliamento, oreficeria, complemento d’arredo, editoria e pubbliche relazioni, ha girato il mondo. A trent’anni aveva già ricostruito la storia degli ebrei internati a Vicenza, ma dopo qualche articolo, decise di non pubblicare più. Non sempre molto amata, fa quello che vuole, molto diretta al punto di apparire antipatica. Dove c’è bisogno, dà una mano e raramente si tira indietro. E’ generosa, ma molto poco incline al perdono. Preferisce la regia alla partecipazione pubblica. Frequenta ambienti ebraici, dai riformisti agli ortodossi, dai conservative ai Lubavitch, riesce nonostante il suo carattere a mantenere rapporti equilibrati con tutti o quasi. Sembra impossibile, ma si adegua allo stile di vita altrui, in casa loro, ovviamente.