“Zero trasparenza” sui conti della sanità in Veneto, denuncia contro il sindacalista Cgil Daniele Giordano: stravaganze del commissario Claudio Costa o Zaia è d’accordo?

- Pubblicità -

Quale che sia la ragione della scelta del nome, “Zero”, azienda per il governo della sanità della regione Veneto, significa intanto, poco più di un anno dopo il suo avvio, “zero” tolleranza, “zero” confronto, “zero” disponibilità alla trasparenza. Le “vie brevi” della minaccia di azione giudiziaria, per presunto danno d’immagine, annunciate dal nuovo commissario attraverso la nota di un legale incaricato, in luogo di quelle naturali della normale dialettica (sindacale in questo caso, ma dialettica tout court, che dovrebbe essere aperta a tutti i cittadini-contribuenti e all’intera comunità degli utenti) sono qualcosa di anomalo, abnorme e allarmante.
Peraltro mentre facciamo molta fatica a scorgere il supposto danno che all’azienda sarebbe derivato dalle critiche, dai dubbi, dalle osservazioni e dalle domande poste da un sindacato dei lavoratori, la Cgil in questo caso (ma nulla cambierebbe se la sigla fosse un’altra), è invece certo, oggettivo e sicuro il danno inflitto all’azienda dalla pretesa, ed anche dal solo annuncio, del suo commissario di percorrere queste vie brevi. 
Innanzitutto perché Zero è un’azienda pubblica, quindi a servizio dei cittadini, pertanto tenuta alla totale trasparenza dei suoi atti; e poi perché quelle poste dalla Cgil sono, semplicemente, domande di trasparenza.
In effetti la pretesa del nuovo commissario di “Zero” Claudio Costa, di non rispondere e di trasferire in Tribunale il “dialogo” con il segretario regionale Cgil Funzione pubblica Daniele Giordano (nella foto) – come scrive nella diffida redatta, per suo conto, dall’avvocato Francesco Rossi – una prima risposta, nel merito, la fornisce. 
Ed è una “smentita” – ossimorica e paradossale – di una delle affermazioni di Giordano secondo il quale le consulenze, tutte o alcune, affidate dall’azienda sarebbero uno spreco. 
Niente di più distante dalla realtà. 
Proprio una di queste consulenze ha prodotto un atto concreto, certo e incontestabile: la diffida al sindacato a non fare domande, a non nutrire dubbi sulla perfezione indiscutibile degli atti dell’azienda.
Una diffida resa possibile proprio da una di quelle consulenze: nessuno spreco quindi, anzi la prova della sua effettiva “utilità”!
Tutt’altra questione è tentare di capire a chi giovi l’esercizio concreto, almeno in questo caso, di quella consulenza pagata dai cittadini che dall’azienda si attendono servizi e prestazioni sanitarie di qualità e che, magari per poterle meglio valutare, avrebbero diritto a più – e non a meno – informazioni; a più – e non a meno – trasparenza di ogni atto di spesa dell’azienda; a più – e non a meno – risposte, e quindi anche a domande che dovrebbero suscitare appunto risposte chiare e convincenti, anziché indignate reazioni intimidatorie, aventi peraltro un costo, sempre a carico dei contribuenti.
I quali prima vengono ingiustamente privati del diritto di sapere come vengono impiegati i loro soldi, destinati all’erogazione delle migliori prestazioni sanitarie, e poi devono anche sostenere i costi della pretesa della “loro” azienda di non rendere loro conto, con informazioni, spiegazioni e disponibilità al confronto: con un’organizzazione sindacale in questo caso ma, per suo tramite e comunque in linea in generale, con l’intera comunità degli utenti.
Veramente sorprendenti le parole e i toni del commissario, sia pure vergate dall’avvocato consulente dell’azienda, rispetto alla normalità e all’ovvia pertinenza di quei dubbi e di quelle domande che ci paiono improntate a buon senso.
Per il commissario Costa «non è ulteriormente tollerabile la pratica denigratoria perseguita» la quale sarebbe frutto di «infastidita reazione per non essere la Cgil riuscita a condizionare il confronto sindacale nella procedura di trasferimento di attività» e inoltre avrebbe prodotto nei confronti di Azienda Zero «una morbosa attenzione anche sul piano mediatico che travalica in modo inaccettabile la libertà sindacale e di critica politica» attraverso dichiarazioni alla stampa «da sempre e troppo spesso intrise di pesanti giudizi privi di riscontro … riferimenti non veri o, comunque, manipolati».  
In queste parole potrebbe risiedere ogni cosa e il suo contrario, sicché, ciò che ne rimane è solo l’affermazione impositiva, unilaterale e arbitraria, di una pretesa d’autorità: l’azienda (pubblica) fa ciò che (il commissario) vuole e nessuno abbia l’ardire di discutere.
La cosa sorprende anche perché il commissario è stato nominato, poco più di un mese fa, dal presidente della Regione Luca Zaia il quale, quando fu varata l’azienda – con l’intendimento di cancellare o almeno ridurre gli sprechi, centralizzare, e quindi ottimizzare e rendere più trasparenti, le procedure, innalzare il livello di efficienza – annunciò:  «all’ingresso dei 68 ospedali veneti voglio un grande pannello con una gigantografia del direttore, con tanto di indirizzo email e numero di telefono. Devono essere foto quasi segnaletiche perché voglio che i direttori siano realmente in mezzo alla gente e abbiano una pagina Facebook. I pazienti devono poter segnalare al diretto interessato cosa non va nel servizio sanitario». 
Se anche quelle parole non hanno trovato compiuta attuazione, hanno comunque un senso ed un peso in quanto rivelano un’idea esattamente opposta a quella contenuta nella stravagante e inquietante uscita del commissario di Zero.
Zaia approva (e quindi ha cambiato radicalmente idea rispetto a quell’annuncio del 30 dicembre 2016) l’ordine del “silenzio” disposto dal commissario da lui nominato?
Se non è così, ha il dovere di pronunciare parole chiare.
Intanto una buona notizia è che si può sperare che l’intimidazione non sia andata a buon fine, se il sindacalista Giordano ha risposto: «Sorprende che il commissario dia mandato a degli avvocati per tutelare l’immagine dell’ente che gestisce anziché chiarire come mai Azienda Zero stia valutando consulenze, o ne abbia già assegnate, per svariate centinaia di migliaia di euro tra cui, ad esempio, una possibile consulenza da 40.000 euro sulla comunicazione. Prendiamo atto che si pensa di intimidire il sindacato e casualmente lo si fa utilizzando lo stesso studio legale a cui si sono concesse consulenze da svariate migliaia di euro». 
Ciò ci induce a ritenere che potremo, non solo da parte della Cgil, ma di chiunque in un ampio confronto (tra governo e consiglio della Regione, organi di controllo e di garanzia, forze politiche e sociali, associazioni, reti, movimenti, cittadini e utenti) continuare a vedere circolare idee, osservazioni, critiche, proposte, se del caso denunce, finalizzate all’ascolto reciproco e al dialogo, plurale e alla luce del sole, sull’organizzazione, la gestione e l’erogazione di un servizio di vitale importanza come quello dal quale dipende la salute dei cittadini.
Non è mai inutile, – né, tanto meno dannoso – ascoltare dubbi e critiche in pubblico sul numero dei dirigenti (54 a fronte di 305 dipendenti, più di uno su sei, una media in linea con l’atavica patologia “speciale” siciliana); sulla ratio e sul costo delle consulenze (che pare sia il casus belli all’origine dell’intimazione “legale” del silenzio), poche o molte che siano; su qualunque atto o scelta di gestione, come per la mobilità del personale. 
E in proposito torna in rilievo una delle perplessità della Cgil che aveva segnalato «Il predecessore di Costa, Mauro Bonin, resterà in Azienda Zero come dirigente amministrativo, profilo professionale che era stato posto a bando». 
E in proposito, il 10 gennaio scorso, Giordano era stato anche più preciso: «Risulta grave che i dirigenti regionali che hanno gestito tutto il processo di mobilità del personale, a nostro avviso illegittimo e contrario alla legge, siano anche gli stessi che stanno beneficiando dell’accordo stesso. Costa e Mauro Bonin (ex commissario Azienda Zero) sono tra quelli che hanno beneficiato della mobilità volontaria. Evidentemente il decreto di nomina del nuovo commissario serve a permettere a Costa di assumere Bonin che non potrebbe assumere se stesso presso l’Azienda di cui era commissario. Non basta, appare altrettanto inopportuno che lo stesso Costa sia anche tra i componenti delle commissioni che hanno valutato la mobilità presso l’Azienda Zero ed in particolare di quella inerente l’Unità Operativa delle Risorse Umane di cui lo stesso Costa diverrà dirigente con la mobilità a cui ha fatto domanda».
A maggior ragione, è salutare conoscere le osservazioni della Corte dei Conti nella cui recente relazione, tra l’altro, si legge: «dalla scheda di valutazione economico-finanziaria dell’Azienda Zero si evincono alcuni dati che generano perplessità, soprattutto in considerazione delle sostanziali modifiche apportate al testo definitivo della legge rispetto all’originario…. La prima perplessità nasce con riguardo alla valutazione dei cosiddetti costi sorgenti. Non risultano computati alcuni costi che pure emergono dal testo della legge», in riferimento al Servizio di Tesoreria e al Collegio di direzione.
Dubbi anche sul costo del personale: «la legge istitutiva prevede il reclutamento attraverso la mobilità, attingendo all’organico di Regione, aziende sanitarie e altri enti pubblici anche fuori territorio». Secondo i giudici contabili, l’eliminazione di alcune funzioni inizialmente previste (programmazione e attuazione socio-sanitaria e programmazione finanziaria) ha comportato «un forte ridimensionamento» della possibilità di mobilità dalle aree in questione, con una conseguente «lievitazione dei costi». La Corte dei Conti rileva inoltre «perplessità anche sulla formulazione della clausola di neutralità finanziaria», ovvero che i nuovi costi dell’Azienda Zero verranno compensati dai risparmi realizzati altrove. Secondo i magistrati contabili, i costi non sono stati adeguatamente individuati, rendendo difficile il confronto.
Zaia ha potuto, giustamente, rivendicare con orgoglio alcuni risultati positivi del primo anno di Azienda Zero, come il risparmio di 180 milioni di euro su appalti per 4 miliardi e 300 milioni nella sanità veneta, grazie alla centrale unica degli acquisti che sicuramente ha tolto spazio a sprechi e a possibili forme di corruzione.
Siamo certi, quindi, che egli non abbia alcuna voglia, né interesse a porsi sulla scia incomprensibile del suo commissario. A meno che il passo successivo non sia quello di estendere l’ordine del silenzio anche alla Corte dei Conti.

-Pubblicità-