
L’associazione Coscioni chiede che al presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, di non affossare Liberi Subito, la proposta di legge regionale per il fine vita.
L’intervento giunge a breve distanza dalle dichiarazioni espresse dal governatore, ovvero di preferire una legge regionale a valenza nazionale. Ovvero di propendere per limitare la Regione a esercitare il diritto di fare proposte di legge alle Camere.
Il governatore non ha fatto mistero di non vedere di buon occhio la volontà di riportare nel Consiglio della Regione Veneto il progetto di legge regionale ispirato dall’associazione Coscioni. Bocciato nel 2024 proprio in Consiglio, e per un solo voto, tornerà a Palazzo Ferro Fini prima dell’estate, come anticipato anche dal presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia.
La reazione è affidata a Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni: “L’idea del Presidente Stefani di far discutere in Consiglio regionale del Veneto anche una legge nazionale di iniziativa regionale sul fine vita è di per sé legittima, ma non deve diventare un alibi per non discutere la legge regionale di iniziativa popolare Liberi subito, perché delle regole regionali sono comunque necessarie per dare concreta risposta ai pazienti nell’ambito delle competenze regionali di gestione della sanità”.
Come più volte sottolineato dall’associazione, la Liberi Subito interverrebbe esclusivamente nell’ambito delle competenze regionali previste dalla Costituzione: organizzazione e funzionamento dei servizi sanitari, procedure, tempi e modalità di accesso a una prestazione già riconosciuta dall’ordinamento e dalla Corte costituzionale.
“Nel merito – aggiunge Coscioni –, se l’obiettivo è di dare seguito alle sentenze della Corte costituzionale, allora il Presidente e tutto il Consiglio devono tenere presente che la proposta di legge presentata dal Governo va nella direzione opposta, perché cancellerebbe i diritti esistenti, eliminando il ruolo del Servizio sanitario nazionale e escludendo dall’accesso all’aiuto alla morte volontaria i pazienti che non sono attaccati a delle macchine. Se la legge del Governo fosse stata già in vigore in questi anni, nessuno di coloro che hanno ottenuto il via libera per l’aiuto a morire in Veneto avrebbe ricevuto risposta positiva”.
Infine, il tesoriere della Coscioni avanza una proposta al presidente Alberto Stefani e al Consiglio della Regione Veneto: “Onorate anche in questo caso le proposte che arrivano dai cittadini, mettendo in discussione come testo base la legge di iniziativa popolare Eutanasia legale, sottoscritta da oltre 70.000 cittadini, che al contrario di quella del Governo consolida e rafforza i diritti esistenti stabiliti dalla Corte”.





































