Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare, Antonio Mazzeo e il ruolo della caserma Usa Miotto e del deposito Tormeno-Fontega

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Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare

L’Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare è tornato a parlare della militarizzazione del territorio nel terzo incontro dedicato alla tematica che si è tenuto martedì 26 maggio a Porto Burci. Questo incontro ha concluso il ciclo di tre appuntamenti, iniziato lo scorso dicembre con il ruolo delle basi usa in un mondo di guerra e proseguito a marzo con la funzione del CoESPU e della Gendarmeria Europea alla Chinotto, che mirano a sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla reale presenza degli statunitensi in città e sui pericoli che corre Vicenza città Unesco militarizzata.

L’appuntamento, dal titolo “Vicenza città militarizzata: Caserme Usa Miotto (ex Pluto) e Tormeno-Fontega. Il ruolo della 207th Military Intelligence Brigade”, ha visto il collegamento dalla Sicilia del giornalista e insegnante Antonio Mazzeo: promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, è uno dei 21 attivisti sequestrato dalla marina israeliana nel luglio 2025 davanti a Gaza.

Nonostante la prima ondata di caldo anomalo, Porto Burci martedì sera era folto di gente – necessaria l’aggiunta di sedie per poter far accomodare tutti e la creazione di un collegamento in un’altra sala per permettere una maggiore partecipazione. L’introduzione alla serata è stata fatta da Giovanni Marangoni, portavoce dell’Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare che ha spiegato come esso sia nato dopo la diffusione della notizia dell’allarme terrorismo a livello Charlie (minaccia imminente di attacco terroristico) nel luglio 2024 e dell’arrivo dei missili a corto raggio V-Shorad nelle basi Usa di Vicenza – anche se il Director of Public Affairs della Del Din Alex Tignor allora dichiaròNessun missile a corto raggio nella Caserma Ederle”.

Marangoni ha fatto un breve riepilogo delle “puntate precedenti”, ovvero da quando, il 7 giugno 2003, è comparsa sulla prima pagina del Giornale di Vicenza la notizia “La Setaf vuole il Dal Molin”, passando per gli accordi sulle compensazioni che fecero seguito e al fatto che il Congresso Usa del 6 dicembre 2010 ha ufficialmente adottato una risoluzione che riconosce in Palladio il «Padre» dell’architettura americana.

Base usa
Giornale di Vicenza del 7 giugno 2003

Secondo quanto dichiarato dalla stampa, sono 12.900 i militari Usa sul suolo italiano, di cui un terzo è di stanza a Vicenza, e 8 le basi in Italia. “A Vicenza sono 15mila gli americani tra civili e militari, che su 112mila abitanti ne fanno la più grande concentrazione di statunitensi in Italia” ha detto Marangoni.

Inoltre va ricordato che, nel corso del secondo incontro con Mazzeo, era emerso come il CoESPU sia anche sede della Task Force “Caschi blu della cultura” che ha fra i propri compiti istituzionali anche l’individuazione delle “procedure di intervento sui beni culturali nell’ambito del piano di emergenza eventualmente elaborato nella fase pre-crisi” (compresi quelli contenuti nel Memorandum of Under standing sottoscritto dall’Italia con l’Unesco). Ma allora, si chiede l’Osservatorio, non è una contraddizione che Vicenza sia contemporaneamente città “accerchiata” dalle basi militari, sede dei Caschi blu della cultura e sito UNESCO privo di un piano di gestione dei rischi? Rammento, infatti, che nonostante i diversi incontri dei portavoce dell’Osservatorio con sindaco e prefetti che si sono succeduti, è stato comunicato loro che il piano di gestione dei rischi per il patrimonio Unesco e i cittadini, in fase di aggiornamento, resterà un documento secretato. In caso di attacchi alle basi Ederle e Del Din, dunque, noi cittadini “comuni” non avremo un piano di sicurezza e non sapremo come comportarci.

Porto burci, osservatorio Vicenza città UNESCO da smilitarizzare

Antonio Mazzeo in collegamento dalla Sicilia per l’Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare

Antonio Mazzeo, dopo un breve focus sulle ultime esercitazioni in Africa dell’esercito di stanza a Vicenza, si è concentrato a raccontare la Caserma Miotto di Longare (ex Site Pluto), una delle prime strutture nate dopo il 1954 per ospitare testate nucleari del tipo V79, poi negli anni Novanta dismessa; dal 2012 convertita in centro addestrativo e infine divenuta centro per le operazioni di Intelligence, a seguito della messa a disposizione di un finanziamento da parte del Dipartimento della Difesa per rivedere l’organizzazione infrastrutturale della stessa caserma.

Oggi la caserma è dunque “centro operativo di comando e controllo amministrativo e di supporto logistico dei reparti della task Force per l’Europa Meridionale, per il continente africano e per tutte le unità assegnate a questo comando”, centro della 207th Military Intelligence Brigade. Un perimetro di 2,737 km e 259.439 metri quadri di estensione con all’interno infrastrutture finanziate dagli Stati Uniti e infrastrutture finanziate da Nato (nonostante la Caserma di Longare sia ufficialmente ad uso esclusivo degli Usa). Esiste inoltre un edificio per “materiali classificati”, ovvero segreti.

La brigata, presente a Longare dal gennaio 2025, può compiere azioni di Intelligence in 56 paesi di tre continenti, ed in particolare è la prima brigata di Intelligence nella storia dedicata a raccogliere dati di informazione strategica nel continente africano. È stato istituito, infatti, nel 2018 un Africa Data Science, ovvero un programma d’eccellenza che ha il compito di modernizzare l’intelligence militare usando IA e il machine learning, e sviluppare le analisi dei dati per processare un enorme numero di informazioni a favore del Comando U.S. Africa (sito negli Usa).

Mazzeo è passato poi a descrivere il Deposito munizioni Arcugnano Tormeno, definito tecnicamente ASP (Ammunition Supply Point), ovvero quei depositi designati per ospitare munizioni, piccole armi, granate, mine, sistemi d’arma e munizioni di tipo aereo. Una grandezza di 139.528 metri quadri, un perimetro di quasi due chilometri di estensione; a differenza di Longare, tutte le infrastrutture sono finanziate da Washington e sono ad uso esclusivo americano.

Alessandro Capuzzo referente di Tavola per la Pace FVG

Dopo l’intervento di Antonio Mazzeo, il collegamento è passato ad Alessandro Capuzzo, portavoce di Tavola per la Pace Friuli Venezia Giulia, che ha messo in luce il problema delle bombe nucleari presenti ad Aviano, invitando i vicentini alla manifestazione di sabato 6 giugno con partenza dalla Piazza Duomo della cittadina friulana fino ad arrivare in corteo all’ingresso della base militare.

La manifestazione ha una genesi: una denuncia a firma di 24 soggetti depositata presso la Procura della Repubblica di Pordenone per sostenere l’illegalità dell’introduzione delle armi nucleari in Italia (violazione della Legge 185/1990) – in realtà depositata anche a Brescia, data la presenza della base Ghedi, ma immediatamente archiviata dalla Procura -. Il Gip di Pordenone ascolterà le motivazioni della denuncia il prossimo 15 giugno presso il Tribunale: “Per la prima volta, forse, si inizierà a portare in un’aula di tribunale il problema della presenza delle bombe nucleari in Italia” ha dichiarato Capuzzo.

Thea Valentina Gardellin, Freedom Flotilla

Anche Freedom Flotilla Italia era presente all’incontro con ospite la portavoce per il Veneto, Thea Valentina Gardellin, che ha raccontato la genesi dell’associazione e la sua esperienza come attivista. Freedom Flotilla Italia, inoltre, sta portando avanti un progetto denominato “100 Porti 100 Città” in cui, attraverso una fitta rete in continuo aumento di cittadini, si muove via mare e via terra per denunciare ciò che avviene a Gaza.

Gardellin ha presentato l’evento di sabato 30 maggio presso la collina S.S. Trinità di Montecchio Maggiore per ascoltare il racconto del progetto 100 porti 100 città, fare un pic-nic conviviale e ascoltare l’esperienza degli attivisti.

Ricordo inoltre l’appuntamento di sabato 30 maggio con ritrovo alle ore 16.00 a Piazzale Monte Berico, dove partirà il corteo con il sudario con i nomi dei bambini palestinesi uccisi da Israele.